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sabato 8 agosto 2026

Italia/Spagna: un confronto non calcistico

 

Il confronto politico tra Italia e
Spagna si è trasformato, 
nell'agosto
2026, in una dura crisi diplomatica
ed istituzionale focalizzata sulla
gestione dei flussi migratori e
sulla sospensione del trattato di
Schengen
. Il culmine delle tensioni è
scaturito dalla decisione del governo
italiano di introdurre controlli alle
frontiere interne a seguito dell'arrivo di
circa 72.000 migranti nell'enclave
spagnola di Ceuta.
La divergenza ideologica riflette due
opposti modelli di governance e
di posizionamento europeo, guidati
rispettivamente dalla Premier italiana
Giorgia Meloni e dal Primo Ministro
spagnolo Pedro Sánchez.

La ritorsione della Spagna: 
A partire dalla mezzanotte di sabato
8 agosto, Madrid ha reintrodotto
per ritorsione i controlli
temporanei di frontiera su tutti
i collegamenti aerei e marittimi
provenienti dall'Italia, colpendo
porti e aeroporti.

Mentre Palazzo Chigi tenta di
minimizzare lo scontro definendo
la misura come "non ostile" verso
un Paese amico, gli analisti europei
rilevano che si tratta di una sfida
meramente politica e ideologica,
cavalcata da entrambi i leader
per logiche di consenso interno.


A Bruxelles ora si temono altre ripercussioni politiche. 

C’è la preoccupazione che la Ue possa dividersi lungo un fronte tutto politico: conservatori da una parte, progressisti dall’altra. Senza contare che, storicamente, le soluzioni dei problemi si allontanano se Germania e Francia si schierano su versanti opposti.

La discussione giuridica sulla «Carta di Schengen» sta accendendo un contrasto forse senza precedenti tra due soci europei. La «Carta di Schengen» (articolo 25) consente a uno Stato della Ue di ripristinare i controlli alla frontiera, anche «in una situazione eccezionale caratterizzata da spostamenti non autorizzati improvvisi e su vasta scala di cittadini di Paesi terzi tra Stati membri». Il punto è che il provvedimento va notificato alla Commissione e a tutti gli altri partner. La Spagna contesta all’Italia di aver adottato questa misura «in modo unilaterale».

L’Italia risponde che il Regolamento non prevede ultimatum come quello di Pedro Sánchez. Nello stesso tempo, le norme assegnano un ruolo di mediazione alla Commissione europea, che finora non si è visto. Anzi, l’esecutivo di Bruxelles rischia di spaccarsi. Tra i sei vice presidenti esecutivi figurano la socialista spagnola Teresa Ribera e l’italiano Raffaele Fitto, di Fratelli d’Italia. A cascata, gli effetti potrebbero estendersi ai rapporti tra i Popolari e i Socialisti, le due formazioni che insieme appoggiano Von der Leyen.

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