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venerdì 17 luglio 2026

Ambiente: Territorio da studiare (1)

Il territorio di Contessa
Entellina (a circa 80 km da
Palermo) 
sorge nella Valle
del Belice, alle falde del Monte
Genuardo
. È un'importante
 oasi etnica, linguistica
e religiosa fondata nel
XV secolo da esuli albanesi
 (
arbëreshë). L'area è celebre
 per le sue tradizioni, il
rito greco-bizantino e il
ricco patrimonio
naturalistico e archeologico.
Il territorio è rinomato
per le sue produzioni
vitivinicole di eccellenza,
con storiche cantine
radicate nel comprensorio.






 Mille punti di vista.

Mille approcci.

Con ogni probabilità, ciascuno di noi è perfettamente consapevole nel recarsi in macchina dal centro abitato di Contessa Entellina in uno dei borghi che insistono sul territorio, per dire a Roccella, che percorre una strada ed uno spazio che contestualmente è fisico, geografico, storico, amministrativo, rurale ed altro ancora. Con ogni probabilità l'Italia - cosí come oggi la percorriamo in treno o in auto - è rappresentabile in tante mappe nelle quali si possono circoscrivere vari ambiti. Altri innumerevoli se ne possono tracciare, siano essi storico-artistici, linguistici, istituzionali ecc., ma ciascun ambito  risponde a una periodizzazione. L'ambiente geografico di cinquemila anni fa era verosimilmente simile a quello del 2026, non cosí quello degli insediamenti e dei quadri ambientali.  Ogni ambito, ogni contesto  territoriale possiede, ovviamente, una sua cronologia.

La storia è disciplina eminentemente narrativa, cosí come la geografia - si suol dire dal tempo di Tolomeo - è invece disciplina eminentemente descrittiva: per quanto diverse possano esser queste due letture esse rispondono a un diverso modo di osservare la realtà, di pensare a essa e, dunque, di interpretarla. 


Quando si affronta il tema dell'organizzazione del territorio la prima questione su cui riflettere è la sua particolarità: ovvero che l'habitat è un sistema la cui costruzione - per quanto sia riferibile a uomini o a principi, a comunità monastiche, a famiglie titolate o a classi sociali - non è mai risolta una volta per tutte in una periodizzazione che si riferisca al nome di un sovrano, di un feudatario, di una data comunità storicamente connotata. Perché ogni insediamento ha un suo precedente e un suo successivo strato di interventi. La trasformazione di un territorio è un processo continuo e, in quanto tale, processo sempre in atto.

(Segue)

martedì 14 luglio 2026

Estate 2026

 

L’estate 2026 si sta preannunciando
come una 
stagione caratterizzata da 
temperature record ben sopra la
media globale
 e da un forte impatto
economico sulle famiglie, ma anche
da un ritorno in grande stile del turismo
 balneare e dei festival estivi.





Stando ai media la settimana corrente è caratterizzata da temperature altissime, di 7-8 gradi sopra la media, fino a raggiungere anche i 43 gradi. Il picco sarà tra mercoledì (domani) e giovedì (dopo-domani). Gli scienziati hanno dimostrato che l’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera è tra le cause principali del riscaldamento globale (non la sola). Alcuni studi suggeriscono che l’effetto diretto della CO2 sulla temperatura globale sia di circa un grado per un raddoppio della sua concentrazione atmosferica. L’aumento delle emissioni, a causa principalmente di combustione di carbone, petrolio e gas naturale ha portato a fenomeni estremi più frequenti, come ondate di calore, siccità, innalzamento del livello dei mari e fenomeni meteorologici estremi. La persistenza dell’anticiclone africano è un altro fattore. Quindi ci sono due fenomeni che si combinano: la maggiore frequenza di eventi di aria calda africana che si sposta in Europa e temperature che nel complesso si sono alzate di uno o due gradi.

 Con il caldo il corpo perde acqua e sali minerali e la pressione si abbassa. Per evitare la disidratazione bisogna bere almeno otto bicchieri d’acqua al giorno (se si è ben idratati, le urine sono chiare). No a bibite zuccherate (non dissetano), bevande ghiacciate (il freddo aumenta la produzione di calore), alcolici e caffè (sono diuretici). Sì a pasti ricchi di frutta e verdura. Tra gli alimenti più idratanti anguria, melone, cetrioli, zucchine, fragole, ciliegie, albicocche, fichi, frutti di bosco, pomodori, melanzane, sedano e peperoni. Meglio limitare fritti, salse, piatti salati, che aumentano la sete, favorendo la disidratazione. Attenzione agli sbalzi termici dopo aver mangiato. Esporsi all’aria condizionata fredda o tuffarsi in mare può favorire una congestione, con sintomi come dolore addominale, nausea, pallore, perdita di coscienza.


sabato 23 maggio 2026

Vivere nei piccoli centri

Strade deserte

 Il comune di Contessa Entellina, o di Campofiorito o di qualunque piccolo centro è molte cose insieme. E’ una comunità di persone che tendenzialmente non si sono scelte nel convivere in uno stesso luogo, ma che devono vivere all’interno dello stesso ambito umano, ambito sociale. Essi, come tutti i cittadini della Repubblica, e come quelli di tutti i paesi del mondo, sono chiamati a condividere le regole dello Stato (la Costituzione Repubblicana, le leggi ed i regolamenti)  e sopratutto i punti di vista molto diversi che sorgono, crescono e poi si affermano all’interno della “comunità “.  Non significa che ogni opinione va condivisa, però il punto di vista maggioritario seppure non condiviso va rispettato. Non vi è dubbio, che nell’ambito societario,  spesso può insorgere un tasso di litigiosità più o meno elevato, che comunque la Costituzione repubblicana ammette e consente purché il tutto si svolga nell’ambito delle precise regole democratiche

I piccoli comuni (sotto i 5.000
abitanti) affrontano criticità
strutturali molto più gravose
 rispetto alle grandi città
. Le
principali difficoltà includono
la 
carenza cronica di
personale
 qualificato, la 
scarsità di risorse finanziarie,
l'isolamento dai servizi
essenziali e la difficoltà nel
gestire la burocrazia.

La carenza di lavoro e il
progressivo ritiro di servizi pubblici
 o privati (sportelli bancari,
trasporti, uffici postali) accellerano
 l'abbandono, in particolare dei
giovani, lasciando comunità
con un'alta percentuale di anziani.



Ma si commetterebbe un errore a pensare che i contrasti, i punti di vista divergenti  riguardino solo opinioni o obiettivi socio-politici divergenti. In realtà la ragione profonda di molti punti di vista divergenti, all’interno di tutte le comunità  umane, ristrette o ampie, è legata a questioni di rispetto, di riconoscimento, di equità, persino di responsabilità verso gli altri, assieme -ovviamente- a obiettivi e visioni politiche, seppure tutte democratiche e però  divergenti.

A osservarli bene, i piccolo comuni (ma a maggior ragione i grandi) non sono altro che esempi del perché i governi nazionali  facciano fatica a gestire le spinte provenienti dai cittadini e dai diversi elettorati, oltre che dai partiti e dai sindacati. E però, proprio in quella fatica di puntare alla convergenza, sta la grande bontà della democrazia.

Non c’è dubbio che un sindaco di un piccolo comune come e’ Contessa Entellina, Campofiorito, o anche Bisacquino, non è paragonabile a un primo ministro, ma certamente tra i suoi compiti c'è, oltre al raggiungimento del consenso, anche quello di trovare soluzioni che mettano d'accordo le parti sociali (categorie sociali, organizzazioni culturali, organizzazioni varie). Per questo anche un piccolo comune potrebbe essere considerato come un vero e proprio asset, basti pensare alla questione dell'evoluzione energetica: le scelte, ogni scelta politica,  può essere strategica non solo per la realtà locale, ma anche per il Paese. E questo vale per altri aspetti come la sostenibilità, la tutela del lavoro, la capacità di visione per il domani.


E ora, ai nostri giorni, c'è anche la sfida tech, e l'Intelligenza artificiale può essere un alleato per ottimizzare la gestione, a patto che venga governata, guidata e condivisa. Altrimenti questa rischia di diventare anche un'ulteriore fronte di scontro sociale.


mercoledì 20 maggio 2026

Contessa Entellina si svuota

 Chi ha superato i cinquant’anni/sessant’anni ed oltre,  e vive a Contessa ha ricordi dei compagni di scuola elementare, anzi conserva foto di gruppo delle classi dalla prima alla quinta classe. 

  In prima elementare, e’ il ricordo di chi scrive,  la classe maschile era composta da sessanta ragazzi e il maestro era Pasquale Caruso. In quinta, nell’arco di appena quattro/cinque anni il numero dei componenti della classe si era ridotta, non in quanto era avvenuta una selezione. No! In quel finire degli anni cinquanta era accaduto che l’emigrazione di intere famiglie aveva iniziato a svuotare Contessa. In classe quinta maschile ci ritrovammo infatti in appena tredici (13) ragazzi col maestro Di Lorenzo, un insegnante di Piana degli Albanesi.

Le aree interne della
Sicilia subiscono da
decenni un forte
spopolamento

L'entroterra racchiude
diversi borghi fantasma
disabitati, spesso
abbandonati a causa di
calamità naturali, crisi
delle attività  o
migrazioni di massa
verso le coste e il Nord
Italia

  La scuola media, all’inizio degli anni sessanta fu istituita col primo governo di centro-sinistra, voluto dal partito socialista allora guidato da Pietro Nenni. Ma questa sarà un’altra Storia. E avremo tempo per riflettere quanto sul piano umano-sociale accadeva, in quell’inizio degli anni sessanta.

 Ricordiamo, per intanto, che l’emigrazione ha fatto sì che oggi degli antichi sessanta ragazzi maschili della prima elementare, tutti immortalati in una foto col maestro Pasqualino, a Contessa siamo rimasti appena quattro anzianotti/pensionati. Certo di alcuni sappiamo che sono deceduti, ma in tanti oggi vivono in Australia, in Venezuela, in Germania, in Svizzera, persino in Spagna e in Argentina.

 Perché sul blog questa evocazione? 

Perché ne’ i governi italiani, ne’ gli amministratori meridionali si sono mai posti fra gli obiettivi la ri-vitalizzazione del nostro Mezzogiorno. Certo, i tanti Belfiore, Di Martino, etc., sindaci del Belice nel periodo post-sisma ‘68, si posero innanzi il quadro di rinascita e trovarono ascolto al livello governativo mobilitando la popolazione. E frenarono per alcuni decenni il fenomeno migratorio. E poi ? Venuti meno i Di Martino, i Belfiore, i Montalbano etc. che possedevano “visione politica” è venuta meno la mobilitazione sociale della Valle, che aveva mostrato una realtà umana arretratissima della Sicilia anni sessanta, e senza quei “politici” tutto si è bloccato, o meglio normalizzato ai tempi della Sicilia di sempre. Oggi siamo ai politicanti che chiedono, ed ottengono finanziamenti dai livelli di potere superiore, per festeggiare il nulla piuttosto che agevolare i servizi di crescita  sociale ed economica. I politici dei nostri giorni (nella gran parte, ovviamente non tutti) puntano a promuovere la loro figura proponendo alle piazze cantanti, palchi, sfilate e irragionevolezze in una zona, l’interno dell’Isola,  che annualmente perde giovani con titoli di studio che vanno nel Nord del Paese e nel contesto UE.

(Segue)

—-

Su questa pagina vorremmo risvegliare il senso della civica dignità, contro le offese che arrivano dallo sperpero del denaro pubblico.

sabato 16 maggio 2026

La Sicilia nei tempi della Storia

Oggi la Sicilia è una regione
autonoma, centrale nelle
politiche mediterranee
dell'Italia, segnata da un
forte patrimonio culturale
ma anche da sfide
economiche strutturali.
 



 Pagina -1-

Ci proponiamo di riportare brevi, brevissimi, flash di Storia di Sicilia, dai tempi più lontani fino a dove avremo possibilità di arrivare. Abbiamo constatato che sono davvero pochi i siciliani che conoscono la lunga vicenda umana e socio-politica della terra su cui vivono. Tanti sono, anzi troppi i contessioti che sanno poco o niente della vicenda storica di Entella, del contesto feudale entro cui fu fondata la Contessa Entellina dei nostri giorni, come ben poco si sa dell’impegno (contrastato persino localmente, in termini politico-amministrativi, da più contesti) sull’iter della ricostruzione post-sisma ‘68, guidato da Francesco Di Martino.

  Sul blog riporteremo di volta in volta brevi, poche righe, flash, richiami, tratteggi, connessioni e riflessioni. Cominceremo da molto, ma molto lontano, al seguito del tema-guida: “Brevi tratti di Storia Siciliana”.

  Su questa iniziale pagina, che vorrebbe essere di presentazione, la prima traccia di un relativamente lungo percorso, riportiamo un breve riquadro che fungerà in qualche modo da cornice della vicenda storica dell’Isola, spesso definita “crocevia del Mediterraneo”.

  • La leggenda della Trinacria: Il simbolo della Sicilia, con le tre gambe (triscele), rappresenta i tre promontori estremi dell'isola: Capo Peloro (Messina), Capo Passero (Siracusa) e Capo Lilibeo (Marsala).
  • L'Impronta Greca: La Sicilia fu il cuore della "Magna Grecia". Siracusa divenne una delle città più potenti del mondo antico, rivaleggiando con Atene.
  • La Sicilia Araba: Tra il IX e l'XI secolo, la dominazione araba trasformò l'isola, introducendo nuove tecniche agricole (agrumi, sistemi di irrigazione) e influenzando la lingua e l'architettura.
  • Il Regno Normanno: Nel XII secolo, i Normanni crearono un regno potente e cosmopolita. Il Duomo di Monreale e la Cappella Palatina a Palermo sono testimonianze straordinarie di questa fusione tra arte bizantina, araba e normanna.
  • I Vespri Siciliani (1282): Una rivolta popolare scoppiata a Palermo contro il dominio angioino (francese), che segnò il passaggio della Sicilia sotto la corona aragonese (spagnola). 
  • L'arrivo degli Arbëreshë in Sicilia tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo (principalmente 1485-1500), quando comunità albanesi fuggirono dalla loro patria a causa dell'invasione turca. Si stabilirono prevalentemente nel Palermitano, fondando comunità come [Piana degli Albanesi] (un tempo Piana dei Greci), [Contessa Entellina] e [Mezzojuso],  [Palazzo Adrianomantenendo intatte (più o meno, purtroppo) lingua, rito cristiano-bizantino e tradizioni.
  •  La Sicilia moderna, in particolare tra il XVI e il XIX secoloè stata profondamente segnata dal sistema feudale prima e dal latifondo poi, elementi che hanno plasmato la struttura economica, sociale e paesaggistica dell'isola.
  • La Sicilia Borbonica e il 1848: L'ostilità verso i Borbone di Napoli, percepiti come dominatori stranieri, portò la Sicilia a essere protagonista di moti rivoluzionari, inclusa una delle prime rivoluzioni europee del 1848.
  • Unità d'Italia (1860): La spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi che liberò l'isola annettendola al Regno d'Italia.
  • giovedì 23 aprile 2026

    La società degli indifferenti (2)

    Vivere significa partecipare,
    non essere estranei alla polis


    Gramsci sostiene che le
    tragedie avvengono non
    solo per volontà dei pochi,
    ma perché la massa
    abdica alla propria volontà.

    Gramsci definisce
    l'indifferenza come il
    "peso morto della storia"
    e un atto di vigliaccheria
    che permette a pochi di
    determinare il destino
    collettivo, sostenendo che
     "vivere significa essere
    partigiani"








     La società degli-indifferenti (1)

    Per leggere la prima pagina di riflessioni su ciò che intendiamo perseguire col concetto di società degli indifferenti, pigiare sopra.

    ====================

    In tanti parlano di una società, la nostra, che avrebbe perso i “valori”, i valori di una volta e non riesce, o comunque non è ancora in grado di stabilire nuove regole, o come dicono taluni, nuove geometrie sul domani perché non in condizione di stabilire nuove metodiche all’interno del nuovo modello di vita e della nuova città dell’uomo, che comunque si profila anche in assenza degli antichi ed eterni valori. In questo contesto è la società, tutti noi che viviamo nella più profonda assenza di iniziative personali e di progetti in comune. Pare di capire che i contraccolpi della nuova società o forse il trapasso da un tipo di società ad un’altra abbiano reso inerti, inservibili i vecchi poteri sia individuali che quelli sociali.

    Certamente esistono le antiche istituzioni, come le chiese, forse alcune Università, che perseverano nel sollecitare le riprese e le spinte. Ma ai nostri giorni ciò  che manca è la riscossa prima di tutto di tipo personale e poi nei  ruoli collegiali.

    Certi libri di autorevoli personaggi arrivano a sostenere che l’uomo del terzo millennio si muove in un deserto dove tutte le voci si spengono prima di arrivare dove dovrebbero e/o comunque quando arrivano non hanno forza di convincere. L’uomo che vive il modello di società che stiamo attraversando è rinunciatario e sconta questo  “vuoto” del modello di società che stiamo vivendo. 

     Per tornare a vivere bene nel contesto vivo della società la politica dovrebbe tornare a svolgere il suo ruolo di indirizzo che da parecchi decenni non assolve più. Perché una società, una comunità torni a vivere (in ottica sociale) serve il sapere reagire al seguito di nitide linee socio/politiche. Ma ai nostri giorni siamo al punto che pure chi non ha alcuna bandiera,  o, come ci capita persino di venire a conoscenza, chi e’ capace nel lasso della vicenda pubblica di brandire più bandiere, divaricanti idealità l’una in contrasto con l’altra, lo ritroviamo classe dirigente e pretende sempre di trovarsi nel giusto.

     Ed in contesti simili (su più livelli della società ) la gente preferisce non volere … piuttosto che volere partecipare. Ed ovviamente sbaglia.

    lunedì 6 aprile 2026

    La società degli indifferenti

    “La società degli indifferenti"
     si riferisce a una 
    condizione
    sociale contemporanea
    caratterizzata da fragilità
    relazionale e mancanza
    di solidarietà.

    Esplora l'indifferenza
    come assenza di legami
    e "spettatori del naufragio
    altrui", spesso amplificata
    dai media.
    La società degli indifferenti
    è anche il titolo
    del romanzo di Moravia
    (1929) sulla crisi borghese.

    L'indifferenza va letta non 
    solo come giudizio negativo, 
    ma come fenomeno 
    psicologico e sociale da 
    comprendere, indagando 
    relazioni sociali fragili 
    e nuove forme di 
    cittadinanza.







    A Contessa Entellina siamo in poche centinaia di persone a risiedere effettivamente sul territorio, abbastanza meno di quelli registrati all’Ufficio Anagrafe del Comune, in quanto a cominciare da taluni amministratori e di tanti studenti vivono -con giustificato motivo- prevalentemente altrove. Questa circostanza produce situazioni piuttosto incisive sulla carenza di impegno politico e civico.

      Di cosa si tratta? Anche noi che viviamo prevalentemente sul territorio, e condividiamo difetti e pregi del vivere qui in carenza di tanti servizi presenti nei centri più popolati, in realtà siamo pure noi degli espatriati, in quanto:

      1) Intanto l’età media dei residenti in  continuità è abbastanza elevata e non frequenta i pochi siti aggregativi;

      2) Accanto all’età media elevata, c’è l’indifferenza altrettanta elevata nel dibattere sulla vicenda e sulla cosa pubblica; capita che se occasionalmente si apre una discussione di interesse generalizzata entro un piccolo capanello di persone, questo non tarda a sciogliersi.

      3) Esiste in verità uno sparuto numero di individui che osa parlare di coscienza civica o di rilevanza di un  colore e/o appartenenza politica rispetto ad un diverso colore e/o appartenenza  politica e però difficilmente il confronto si prolunga oltre i cinque minuti.

    *  *  *

      Pochi, davvero, pochi apprezzano il vivere e l’operare e il dibattere nell’area interna della nostra Sicilia.

    (Segue)

    mercoledì 25 marzo 2026

    Alla ricerca delle radici

    Nella Sicilia tra il XVI e il XIX 
    secolo, le "terre" erano centri 
    abitati feudali, spesso feudi 
    baronali o principati, che
    fungevano da fulcro
    amministrativo 
    ed economico
    nel contesto del latifondo.
    Caratterizzate dalla presenza
    di un 
    baglio o un castello,
    queste località divennero nuclei
    di nuovi insediamenti grazie
    alla 
    licentia populandi.

    Prima degli arbereshe

    Nella Sicilia feudale

    Il termine latino casale corrispondente all'arabo rahl o manzil compare nella topografia dell’Isola nell'XI sec., ma è intorno al 1120 che si impone nella terminologia ufficiale latina, ancora in alternanza con vicum, per poi diventare di uso esclusivo verso il 1150, e almeno fino alla fine del XIII sec. designa in Sicilia un villaggio rurale aperto, privo di difese, appartenente al territorio di un castrum (cioè di un abitato fortificato e munito di castello: quello che verrà definito terra nella terminologia ufficiale del regno normanno-svevo). 


    Il casale è caratterizzato, con rare eccezioni, da un rapporto di dipendenza giuridica, amministrativa e militare, e i suoi abitanti, che generalmente appartengono alle etnie sottomesse (greco-bizantina e musulmana), sono di norma donati insieme al casale stesso e alle relative terre. Riguardo alle dimensioni, il termine casale può indicare realtà molto diverse, estendendosi dal villaggio di una certa grandezza e articolazione, talora anche con edifici di culto (chiesa o moschea) e con strutture produttive (per esempio fornaci di ceramica e vetro) alla semplice azienda agricola a carattere familiare. 


    Con un processo che intorno al 1350 può dirsi ormai concluso, e i cui caratteri costituiscono uno dei grandi problemi aperti dell'archeologia medievale siciliana, il popolamento rurale per casali tende a rarefarsi, e nel corso del XIV sec. può dirsi completamente scomparso: la popolazione vive ormai tutta raggruppata nelle terrae fortificate, e anche se il termine casale compare ancora in documenti del XIV sec., non corrisponde più ad un abitato, ma ad un tenimentum terrarum o feudo, cioè ad un territorio spopolato. 

    (Segue)

    giovedì 19 febbraio 2026

    Contessa Entellina e la vicenda storica (1)

    Il passaggio dal Medioevo (476-1492) 
    all'Età Moderna (dal XV/XVI secolo)
     e ‘ un processo storico complesso, 
    caratterizzato da trasformazioni
     radicali tra il Trecento e il 
    Cinquecento, non da una 
    rottura netta.
    L’evoluzione ha visto la nascita 
    degli Stati moderni, le scoperte 
    geografiche, la Riforma protestante 
    e il passaggio da un’economia 
    feudale a una di mercato.












     Scaviamo sull’alba della Modernità 








    Sul blog, sopratutto in anni trascorsi, abbiamo provato a richiamare l’attenzione di quanti si interessano di studi storici ed economico-sociale, molti aspetti e periodi di storia dei secoli successivi alla fondazione di Contessa. Il tutto era inquadrato all’interno del sistema socio-economico feudale prima e poi latifondista.

     L’impegno ed il lavoro di ricerca svolto su più contesti bibliotecari e culturali di Palermo non è però mai confluito per quanto attiene la secolare vicenda del baronaggio locale (nel suo aspetto economico e giuridico) in un testo libresco unico. Probabilmente altri riusciranno a organizzare il consistente materiale, finora affrontato sul blog in modo episodico e sicuramente frammentario, in qualcosa di organico e connesso.

      Avendo pertanto finora affrontato tematiche ed eventi storici mai correlati, abbiamo comunque e sempre inteso rendere evidenti ragioni e contesti del progressivo indebolimento e poi della decadenza del tradizionale ceto baronale e feudale siciliano, a cominciare -appunto- dal periodo dell’insediamento degli arbereshe nell’Isola ai decenni più vicini a noi, e comunque dal varo della Costituzione repubblicana entrata in vigore il 1’ gennaio 1948.

     Il conduttore del blog non ha mai smesso di curare gli studi di approfondimento della tematica proposta all’esame di Storia economica di tanti anni fa alla Facoltà di Economia e Commercio di Palermo e ha finora raccolto una vasta documentazione sul quadro evolutivo istituzionale, sociale ed economico del vivere siciliano dal Cinquecento feudale ai nostri giorni di democrazia costituzionale. Ritiene però che sia forse giunto il tempo di esporre in maniera piu’ organica la vicenda storica che inizia dal baronaggio siciliano, non già attraverso gli episodi avulsi o circoscritti dall’inizio della modernità (periodo di arrivo degli arbereshe in Sicilia), ma in quanto processo storico di evoluzione della società siciliana. 

     Il periodo di insediamento degli arbereshe in quest’angolo di Sicilia Occidentale su cui si trova  Contessa, assiste in numerose  aree dell’Isola al sorgere di altre e numerose realtà comunitarie, e contemporaneamente assiste al crescere sotto più aspetti di un nuovo e diverso modo di vivere. Di fatto, in quel periodo storico,  e’ già crollato l’Impero Romano d’Oriente (con capitale Costantinopoli), e’ stata scoperta l’America e dal Medio Evo si passa alla Modernità, (approssimativamente tra il XV e il XVI secolo). Si entra sostanzialmente in un periodo che segna una trasformazione profonda in tutta Europa, segnata dalla fine dell'unità medievale e dall'inizio di una nuova era. Eventi chiave come la scoperta dell'America (1492), la Riforma Protestante, l’invenzione della stampa e il Rinascimento iniziano di fatto a rivoluzionare la concezione dell'uomo, la politica, l'economia e la scienza in seguito all’affermarsi di un nuovo regime di produzione terriero e al confermarsi di conseguenti redditi della terra. Inizia, pure contemporaneamente, seppure molto timidamente, la vita economica dell’Isola con la presenza di tante famiglie (estere, provenienti dal Nord Europa)  che avviano il commercio estero del grano.

     Tantissimi ritrovamenti archivistici degli ultimi decenni spiegano, o comunque danno luce, ai tanti perché delle comunità arbereshe sorte in Sicilia e nel Meridione Italiano in quell’alba della “modernità “.  Nell’analisi organica della tematica ora accennata proveremo periodicamente e sistematicamente a coinvolgere i lettori.

    venerdì 6 febbraio 2026

    Conoscere l’uomo (11)

     

    Cittadini del Pianeta

    Capire l’uomo

    Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, i ritrovamenti di uomini fossili si sono moltiplicati in Europa più che nel resto del mondo. Fu in Europa che si approfondirono gli studi dell’evoluzione dell’Uomo e l’Uomo di Neandertal  divenne, negli studi dei ricercatori, l’esempio più importante di tale evoluzione.

    A partire dal 1920 furono portati alla luce in Asia Occidentale, in Africa Orientale fossili più o meno vicini morfologicamente ai Neandertaliani d’Europa. Questa circostanza cominciò ad avvalorare  l’idea secondo cui i caratteri generali di quei fossili si ritrovavano in maniera più o meno marcati nell’intero Vecchio Mondo.

    I Neandertaliani sarebbero arrivati successivamente a quello che era stato l’Homo erectus. Da qui le teorie che l’umanità nel suo insieme avrebbe subito un’evoluzione, attraversando nel suo insieme una successione di stadi, contrassegnata ciascuna da un’architettura propria ossea e da caratteri propri. I Neandertaliani non sarebbero altro che una rappresentanza delle tante fasi. Non mancarono scoperte e teorie che in qualche modo mettevano in dubbio la convinzione generale secondo cui “l’uomo di Neandertal” sarebbe stato la specie europea per antonomasia, che si sarebbe sviluppata dalla popolazione insediata in Europa 300.000 anni fa e si estinse 30.000 anni fa.

     All’inizio degli anni 1950 gli studi avviarono una migliore comprensione del significato dei caratteri e con maggiore rigore di comparazione dei fossili riuscirono a circoscrivere i caratteri tipici dei Neandertal ereditati dalle generazioni precedenti, più antiche, e quelli in comune con gli Homo sapiens sapiens. Dall’esito di quegli studi sappiamo che i Neandertaliani europei erano relativamente bassi (1,65 cm circa) con un’architettura ossea piuttosto robusta. La capacità cranica varia da 1250 a 1680 cm/3, con una media di 1450 cm/3, perfettamente coincidente alla media attuale.

    (Segue)


    mercoledì 21 gennaio 2026

    Conoscere l’uomo (10)

     

    Il volto dell’Uomo di
    Neandertal aveva tratti
    molto particolari: un Tours
    sopraorbitalis incurvato
    sopra la regione oculare,
    cavità nasale pronunciata
    e mandibola priva di
    mento.




    Cittadini del Pianeta

    Capire l’uomo

    Su pagine precedenti abbiamo provato a far intendere come l’origine, o quanto meno la ricostruzione scientifica e storica,  dell’essere umano affonda nei milioni di anni fa’ e come gli studi seppure conseguono successi sopratutto sul piano scientifico sui rinvenimenti  che in più punti del pianeta si conseguono, attualmente restano più di interesse degli studiosi che dei contesti scolastici o degli stessi appassionati scientifici diffusi sui territori. Sul blog continueremo di tanto in tanto a raccogliere gli indizi scientifici che ci dicono come, dove e quanti milioni di anni fa avvenne un qualcosa che poi e poi ancora portò  all’Antropologia fisica.

    = = =

    Qualcosa di più chiaramente acclarato e evidenziato la Scienza ai nostri giorni lo asserisce sui rinvenimenti di quelli che vengono definiti gli “uomini di Neandertal”. Si tratta, ovviamente, di rinvenimenti di “popolazione di uomini fossili” meglio conosciuta tra tutte quelle che precedettero l’uomo attuale, sulla base di tre ragioni:

    1) si tratta dei primi fossili umani diversi da noi umani ad essere scoperti, da un paio di decenni ed anche più.

    2) attualmente si dispongono di reperti di varie centinaia di individui provenienti da numerosi giacimenti.

    3) sono stati loro dedicati svariate pubblicazioni scientifiche e ancora adesso (ai nostri giorni) stanno al centro di impegnative ricerche.

    Sulla scia di questa breve presentazione, procederemo con cura e impegno sul blog a riportare documentazioni scientifiche che puntano a sviluppare l’idea sull’evoluzione dell’uomo, a partire proprio da quello che fu l’uomo di Neandertal, che -viene sostenuto-  aveva tratti molto particolari: un Tours sopraorbitalis incurvato sopra la regione oculare, cavità nasale pronunciata e mandibola priva di mento.

    mercoledì 14 gennaio 2026

    La metamorfosi sociale

    Gaio Licinio Verre
    (Gaius Licinius Verres)
    ,
    propretore in Sicilia tra il
    73 e il 71 a.C., la cui
    amministrazione fu
    oggetto delle celebri 
    Verrine,
     le orazioni di Cicerone
    che denunciarono i suoi
    abusi e portarono
    alla sua condanna,
    lasciando un simbolo
    di magistrato spregiudicato.

    Divenne simbolo di
    magistrato senza scrupoli
     che sfruttava le province,
      associato ad "Entella"
    come sua residenza
    sebene governasse
    la provincia di Sicilia
     in generale.




     6) Dal feudo al latifondo,

    dal latifondo alla proprietà della terra,  

    dal lavoro della terra ai titoli accademici.

    La Sicilia Romana: L’ager publicus (1). In Sicilia nel corso dei tre anni in cui il governo fu retto da Verro (73-71 a.C.), il processo di concentrazione fondiario subì una forte accelerazione. Stando a quanto ebbe a scrivere Cicerone, che in qualche modo accusa il pro-pretore romano, il numero degli “aratores” (plurale di aratrum), ossia gli addetti e gli attrezzi agricoli (aratri, vomeri, erpici) e le tecniche di aratura, fondamentali per la produzione alimentare, con un'evoluzione dagli aratri semplici trainati da buoi a modelli più complessi e ruotati, cruciali per lavorare i terreni, diminuì considerevolmente e molti campi rimasero incolti e abbandonati. Cicerone attribuì’ il crollo della produzione granaria per intero al governatore Verro.

      Nella sostanza, Cicerone nel processo che si svolse a Roma contro il pro-pretore Verro, gli addebitò il contrarsi del numero degli aratores che aveva comportato l’abbandono delle campagne, la fuga dai lavori agricoli proprio a causa dell’azione governativa negativa di Verro. Ai nostri giorni, l’analisi degli storici e degli economisti, in realtà svolge una analisi differente: la politica di Verro fu volta a beneficio della grande proprietà e a danno della piccola e media. Certo, Verro ci mise del suo, ma il fenomeno di crisi agrario-cerealicola aveva radici in tempi precedenti e consisteva nell’accentuato dilatarsi del fenomeno latifondista. I piccoli proprietari erano entrati in crisi contemporaneamente al dilatarsi degli spazi imperiali romani nell’Africa Settentrionale. La distruzione di Cartagine (146 a.C.) voluta da Catone, voce dei grandi proprietari romani e produttori di olio e di vino, era stata voluta proprio nell’interesse di costoro timorosi della concorrenza -a prezzi più contratti- sui mercati imperiali.
     
      Concludendo: nei confronti di Cartagine, Roma si comportò proprio come i cartaginesi si erano comportati in precedenza  in Sicilia. Impedire che si avviassero nell’Isola e nel Nord Africa colture specializzate a sfavore della cerealicoltura.
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    (1) ager pubblicus: L'ager publicus era il terreno di proprietà dello Stato romano, acquisito principalmente tramite conquiste militari, e costituiva una risorsa fondamentale per l'espansione e il sostentamento dello stato e dei cittadini, venendo gestito tramite concessioni (a privati, a coloni) o destinato a usi pubblici, generando controversie politiche sull'equa distribuzione e il controllo, specialmente da parte dei grandi latifondisti che spesso ne accaparrarono porzioni maggiori di quanto consentito dalle leggi.