Cittadini del Pianeta
Capire l’uomo
Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, i ritrovamenti di uomini fossili si sono moltiplicati in Europa più che nel resto del mondo. Fu in Europa che si approfondirono gli studi dell’evoluzione dell’Uomo e l’Uomo di Neandertal divenne, negli studi dei ricercatori, l’esempio più importante di tale evoluzione.
A partire dal 1920 furono portati alla luce in Asia Occidentale, in Africa Orientale fossili più o meno vicini morfologicamente ai Neandertaliani d’Europa. Questa circostanza cominciò ad avvalorare l’idea secondo cui i caratteri generali di quei fossili si ritrovavano in maniera più o meno marcati nell’intero Vecchio Mondo.
I Neandertaliani sarebbero arrivati successivamente a quello che era stato l’Homo erectus. Da qui le teorie che l’umanità nel suo insieme avrebbe subito un’evoluzione, attraversando nel suo insieme una successione di stadi, contrassegnata ciascuna da un’architettura propria ossea e da caratteri propri. I Neandertaliani non sarebbero altro che una rappresentanza delle tante fasi. Non mancarono scoperte e teorie che in qualche modo mettevano in dubbio la convinzione generale secondo cui “l’uomo di Neandertal” sarebbe stato la specie europea per antonomasia, che si sarebbe sviluppata dalla popolazione insediata in Europa 300.000 anni fa e si estinse 30.000 anni fa.
All’inizio degli anni 1950 gli studi avviarono una migliore comprensione del significato dei caratteri e con maggiore rigore di comparazione dei fossili riuscirono a circoscrivere i caratteri tipici dei Neandertal ereditati dalle generazioni precedenti, più antiche, e quelli in comune con gli Homo sapiens sapiens. Dall’esito di quegli studi sappiamo che i Neandertaliani europei erano relativamente bassi (1,65 cm circa) con un’architettura ossea piuttosto robusta. La capacità cranica varia da 1250 a 1680 cm/3, con una media di 1450 cm/3, perfettamente coincidente alla media attuale.
(Segue)
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