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lunedì 2 febbraio 2026

La Letteratura (13)

Per San Tommaso d’Aquino
fede e ragione, pur distinte, 
non sono in conflitto ma si 
armonizzano nel cercare 
l'unica Verità, originata da Dio

La ragione può indagare la 
realtà naturale, mentre la 
fede accoglie le verità rivelate
 che superano la capacità 
umana, sostenendo che le 
contraddizioni sono solo 
apparenti e dovute a errori
logici.













San Tommaso d’Aquino

Il ruolo di San Tommaso d’Aquino nel contesto del forte controllo sulle istituzioni intellettuali dell’Occidente esercitato dalla Chiesa in quel MedioEvo fu fondamentale nell’evitare l’irreparabile distacco dalle forme di culture  e di dottrina che erano il frutto di una civiltà per molti sensi nuova e in rapida trasformazione.

 Con la collaborazione di confratelli esperti nella lingua greca  egli poté attingere, in modo quasi diretto alle fonti originarie non solo dei testi di Aristotele, ma di quelli di vari altri commendatori, acquisendo una conoscenza abbastanza approfondita dai dibattiti che avevano segnato la storia della tradizione peripatetica (=ossia la scuola filosofica aristotelica, nata nell'antica Atene dal metodo di insegnamento di Aristotele, che discuteva con i discepoli passeggiando nel Liceo). Su questo presupposto  riuscì, se non di evitare, di circoscrivere  i punti di contrasto più gravi tra la filosofia aristotelica e la “rivelazione” cristiana. Egli miro’ a trasformare lo statuto metodologico della teologia mirando a fornire una dottrina su solide argomentazioni per la via della ragione naturale. Ragione che per lui si identificava con la filosofia aristotelica, con la “potenza” dell’intelletto umano. Convinto che la ragione umana abbia il diritto di muoversi liberamente nelle sue indagini specifiche, da svolgere sul fondamento dell’esperienza  e per mezzo di rigorose conclusioni dimostrative punto’ sia nel salvaguardare la “verità“ filosofica che la “purezza” della fede.

QUESTA LA SUA TESI: La teologia, che ha il suo fondamento nella rivelazione scritturale e nel magistero della Chiesa, non può pretendere che la ragione umana rinunzi a quei diritti che le sono stati attribuiti da Dio. Ed è erronea la posizione di quei teologi che vorrebbero imporre alla filosofia  il criterio della “autorità “, invadendo un campo che non era proprio  per loro, per quei teologi. I due “domini” (filosofia e teologia)  devono restare distinti, come lo sono i fondamenti e i metodi delle rispettive scienze. Tommaso, detto in altre parole, nell’attribuire il valore alla realtà sovrannaturale e alla rivelazione non intese indebolire o addirittura annullare l’ordine autonomo della natura, il cui compito di indagine compete alla filosofia e alla scienza.

Fede e scienza sono, stando alla sua visione, due doni che, in quanto tali, non possono contraddirsi pur nelle loro diverse certezze.

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