Proporre cambiamenti e’ facile.
Cambiare i fondamenti e’ difficile.
Una data da tenere presente è quella che Trump definì il «Liberation Day», cioè l’imposizione di dazi nell’aprile 2025. Non si trattò solo di una mossa politica e commerciale, si trattò del simbolo della fine dell’identificazione fra Stati Uniti ed Europa; fu quella data una scissione che designa la solitudine del Vecchio Continente, una condizione che il vecchio continente ancora oggi stenta a cogliere, ammettere e ancor meno ad affrontare. La risposta burocratica e tecnocratica delle istituzioni europee e dell’elettorato, che sembra premiare sempre di più ciò che è alternativo al sistema attuale e’ segno che ancora non si colgono i nuovi segni. Negli Stati Uniti, Trump e l’enfant prodige J. D. Vance, oggi vicepresidente, sono ancora da capire e da approfondire. La loro narrazione dominante esplicitata chiarissimamente “il distacco per sopraggiunta insofferenza dal mondo esterno”; il loro comportamento, simbolo di un post conservatorismo e post progressismo, punta esclusivamente a «un pragmatismo funzionale al proprio potere che si nutre di svuotamento della normale logica».
Di fronte a questa anomalia manifesta, che porta con sé uno stravolgimento delle categorie interpretative della politica e della società, come puo’ l’Europa ridefinire l’idea complessiva di libertà e di società democratica? E anzi, la domanda chiave è: «La civiltà occidentale, perché questo è il suo nome, è davvero giunta al capolinea o ci sono ancora elementi di speranza?».
In Europa, in tanti si chiedono “E’ possibile il ritorno alla politica, cioè al superamento di modelli basati solo sugli interessi economici? “. Che poi significa Occidente, cultura, identità, persona e, soprattutto, libertà. In pratica «… tornare al popolo, alle persone, a declinare nel concreto un’idea di libertà che porti in sé come irrinunciabili un’idea di giustizia sociale e di equità».
Si vorrebbe salvare ciò che c’è di buono del cosiddetto Occidente e delle nostre identità con le nuove possibilità per immaginare un futuro credibile, a cui sempre più persone possano riferirsi. Quale sarà, potrà essere, questo futuro ancora non lo sappiamo.
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