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sabato 21 febbraio 2026

Contessa Entellina e la vicenda storica (3)

L’agricoltura siciliana del Quattro-
Cinquecento è caratterizzata da 
una profonda vocazione
cerealicola, con l’isola che 
funge da granaio per il sistema
imperiale spagnolo. Il regime
feudale si regge sulla
monocoltura del grano, in
gran parte destinato alla
esportazione.
La vita per i contadini è 
estremamente difficile,
caratterizzata da stenti e
subordinazione ai feudatari o
ai gabellotti. Nonostante ciò,
la Sicilia attrae manodopera,
stagionale con immigrati
 (calabresi) impiegati nei
servizi agricoli stagionali.

















Il contesto  sociale della Sicilia cinquecentesca 

 All’inizio del 1500 vengono riformate le finanze pubbliche del Regno di Sicilia in direzione della istituzione di un sistema di controllo regolare e sopratutto efficace sia sul versante delle entrate che delle spese pubbliche. Nello stesso tempo viene definita l’imposizione diretta a carico delle famiglie di ciascuna città e ciascun paese (=Universita’) sulla base del censimento dei “fuochi” e delle anime e dell’inventario dei “beni e dei debiti” (=riveli di beni e anime).

  Il contesto istituzionale pubblico dell’epoca vedeva come sedi di Governo del Regno sia Palermo che Messina e, con a parte la Camera Reginale (istituita quest’ultima nel 1302 da Federico III d'Aragona per la moglie Eleonora d'Angiò consistente in un complesso feudale e dotale assegnato alle regine di Sicilia che includeva Siracusa, Lentini, Carlentini, Vizzini, Mineo e altre terre), con sede principale a Siracusa. La Camera Reginale rappresentava un "stato nello stato" che garantiva autonomia e rendite alla sovrana, rimasta attiva fino al 1537).

  Un dato che e’ inevitabile segnalare in vista di dover tratteggiare, in prosieguo, il vivere umano degli arbereshe di Contessa sui territori dei Cardona, e’ che, nella politica riformatrice del primo XV secolo, oltre che la riforma monetaria, su cui avremo modo di soffermarci, fu varata una sorta di scala mobile del valore di esportazione del grano (il tutto compreso sotto la denominazione de “le tratte”). Fu in pratica sancito che dovendosi sodisfare, per fini di finanza pubblica, la richiesta di grano originata da altri Stati “le tratte”, ossia i costi dei percorsi di trasporto dal luogo di produzione al porto di esportazione, nel caso di Calatamauro era Sciacca, restassero a carico del venditore.  L’intento era l’unificazione dei prezzi di esportazione da tutta l’Isola e, nelle intenzioni, pure l’inserimento dell’Isola nel nascente “commercio internazionale”. Il fatto però che può apparire strano, contenuto nel provvedimento, fu che quel costo invece andava aggiunto al prezzo del grano se da Sciacca fosse diretto via mare verso le aree settentrionali della Sicilia (nord-est, aree madonite/messinesi), zone tradizionalmente deficitarie di cereali.

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 (segue). Contiamo di dover tratteggiare  le vicende e le circostanze storiche che dalla modernità alla contemporaneità vedranno gli arbereshe inserirsi nel contesto socio-economico dell’Isola.

  

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