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domenica 15 febbraio 2026

La domenica è fatta anche per riflettere

 

Le epistole (o lettere) di
San Paolo costituiscono
una parte fondamentale
del Nuovo Testamento,
rappresentando i più 
antichi scritti cristiani
pervenuti. Sono state
scritte tra il 50 e il 60 d.c.
per rispondere a esigenze
pastorali, teologiche o
pratiche delle prime
comunità cristiane,
queste lettere hanno
plasmato la teologia
cristiana.






Riflettendo sugli “Atti degli Apostoli”. Gli Atti sono una fonte rilevante per la storia della Chiesa primitiva e il loro storico, definito “il primo storico cristiano”. L’opera inizia ricostituendo la vita di San Paolo e le tappe principali delle fondazioni di chiese, e in generale per stabilire gli unici punti di riferimento cronologici affidabili.

Per fare questo si basa su alcune indicazioni: in particolare sulla menzione, in 18,12, del proconsole Gallione (Mentre Gallione era proconsole dell’Acaia..) riferita all’arresto di San Paolo durante il suo soggiorno a Corinto, dove rimase “un anno e sei mesi” (18,11). Attraverso altri indizi gli storici riescono a dedurre che Paolo stette a Corinto tra il 50 e il 52, anche se c’è chi fissa il periodo tra il 49 e il 51.

 Nei testi di San Paolo tanti altri sono i richiamo a vicende e figure storiche, riportate da tanti altri personaggi storici del tempo: Giuseppe Flavio, Tacito, Svetonio, etc.:

=la carestia avvenuta al tempo dell’imperatore Claudio, databile tra il 46-48.

=la morte di Erode Agrippa, avvenuta nel 44.

= l’editto di espulsione dei giudei da Roma, che coinvolse Aquila e Priscilla, datato nel 49/50.

=la figura del procuratore Felice: assunse la carica nel 52/53.

=la successione, nella carica di procuratore, di Festo a Felice (24,27: Trascorsi due anni, Felice ebbe come successore Porcio Festo): e’ datata nel 59/60, o secondo altri nel 55.

. . . 

 Essere persone responsabili

Riflessioni estrapolate da un lungo testo di

P. Nino Fasullo:  redentorista, ha insegnato filosofia e pedagogia nelle scuole statali; ha fondato nel 1975, insieme a dei laici, la rivista Segno, strumento di approfondimento culturale e di indagine critica oltre che di impegno civile,

== Come tutte le cose umane anche la religione è carica di ambiguità. Può essere fonte di pace come di guerra, causa di amore come di odio, sorgente di generosità come di egoismo ottuso e disperato. Non c’è alcun bisogno che citi il più piccolo esempio. Della religione si può fare pressoché qualsiasi uso. Serve, e come! alla conquista e alla conservazione del potere. Con la religione si possono fare le cose più sublimi come le più turpi, le più dolci come le più violente. Con linguaggio pascaliano  si può parlare all’infinito di grandezza  e di miseria della religione. Forse niente c’è di più umano della religione.  …   …

== Ma se la religione è un fatto umano, e contiene in sé i limiti di tutti i fatti umani, nessuno può prendere scandalo dal fatto, che uno stesso uomo divida la sua vita, senza problemi tra crimine e religione. La possibilità della violenza collegata alla  religione e’ data dall’essere quest’ultima fatto umano. Così la religione sembra avere un limite genetico praticamente insuperabile. Non è Dio che spinge e ordina la violenza ma è l’uomo che la produce attribuendola a Dio e giudicandola, di conseguenza, conforme alla volontà e alla legge divine. Le ragioni della violenza si trovano intere nell’uomo, non in Dio. …   …

== Ma restiamo nell’orizzonte antropologico. E’ grande la religione perché l’uomo è capace di fare cose grandi. Ma è anche misera perché l’uomo è capace anche di cose meschine. Non c’è una fine delle religione come hanno immaginato le teorie sulla citta’ secolare degli anni 80. Le religioni, evidentemente, durerannno fino alla fine del mondo, ossia fin quando durerà l’uomo.

== sempre nel tentativo di cogliere la differenza, non assoluta ma reale, tra religione e Vangelo, possiamo dire che i caratteri del Vangelo non sono quelli della religione. Si può affermare tranquillamente, come non pochi hanno fatto, che il Vangelo (quindi il Cristianesimo) non è una religione. E’ altra cosa dalla religione. Intanto, Gesù non è venuto ad avviare una nuova religione. Le religioni le fondano gli uomini (siano pure profeti, siano pure ispirati da Dio), non le fonda Dio. In secondo luogo, il Vangelo non è una religione accanto alle altre.  E’ invece il bisogno dell’uomo da parte di Dio. Ha scritto Simone Weil: “L’idea di una ricerca dell’uomo da parte di Dio  e’ di uno splendore e di una profondità insondabili. Vi è decadenza quando viene rimpiazzata dall’idea di una ricerca di Dio da parte dell’uomo”.

Se la religione nasce dall’uomo, il Vangelo invece proviene da Dio. Il Vangelo è l’apparizione  della Grazia e della libertà destinate agli uomini, a cominciare dai poveri. In questo senso, è solo in questo, c’è una notevole differenza tra Religione e Vangelo.

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 =  =  = =  = Una segnalazione ci giunge da un amico di Piana degli Albanesi: Nel  2020 una nota a firma dell’Arcivescovo Amministratore dell’Eparchia di Piana degli Albanesi, Demetrio Gallaro, inibiva a due giovani “Papas” di Piana degli Albanesi, incardinati nell’Eparchia di Lungro di, in assoluto, poter celebrare o concelebrare in qualsiasi Chiesa dell’Eparchia di Piana. Era il 17 Ottobre 2020. Quello strano provvedimento non riportava alcuna motivazione.

= = = = = Congiuntamente ci giunge sempre da Piana degli Albanesi, dal medesimo amico, una nota del 6 febbraio 2026, originata dalla Curia Vescovile, oggi retta dal Vescovo Rev.mo Mons. Raffaele De Angelis, in cui si legge che … “i rev.mi sacerdoti Pecoraro Manuel Peter e Barrale Giuseppe hanno facoltà di presiedere e concelebrare la Divina Liturgia e ogni officiatura liturgica nelle chiese greche e latine della nostra Eparchia. Rispettando le norme liturgiche”. 

  

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