| Eugenio Montale mantenne una posizione ferma di dissenso Intellettuale e morale verso il fascismo, definendola un’antifascismo passivo. Rifiuto’ di prendere la tessera del partito, firmo’ il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Croce nel 1925 e perse il posto di lavoro al Gabinetto Vieusseux nel 1938 per le sue posizioni. |
Montale e il fascismo. Scrive Montale, nel 1945, su Intellettuali e il fascismo: “Ne restarono immuni i pochi che ebbero davvero quella seconda vista dell’arte che è sempre discriminatrice e non può prescindere dal senso del bene e del male; e fra i non artisti in senso stretto, quegli altri, i quali per origine , educazione e provenienza -Croce e Salvemini furono i loro maestri principali- erano chiamati ad agire, a lottare, a soffrire per tutti, affinché il filo della verità non fosse spezzato (Il fascismo e la letteratura, in Auto da fe’ ). Più tardi, in una intervista alla RAI del 1951: “Fra questi avvenimenti che oso dire esterni c’è stato, e preminente per un italiano della mia generazione, il fascismo. Io non sono stato fascista e non ho cantato il fascismo ; ma neppure ho scritto poesie in cui quella pseudo rivoluzione apparisse osteggiata. Certo, sarebbe stato impossibile pubblicare poesie ostili al regime d’allora; ma il farro è che non mi sarei provato neppure se il rischio fosse stato minimo o nullo”.
E in Le reazioni di Montale (cit) : “Quello che i giovani non capiscono è che il fascismo suscitò all’inizio grandi entusiasmi poi calati, ma riaccesi alla proclamazione dell’ impero. Gli antifascisti professionali danno l’impressione erronea del fascismo come di una piccola cricca che si impadronisce con la violenza del potere
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