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martedì 24 febbraio 2026

La Letteratura (18)

 

Eugenio Montale mantenne una
posizione ferma di dissenso
Intellettuale e morale verso il
fascismo, definendola un’antifascismo
passivo. Rifiuto’ di prendere la
tessera del partito, firmo’ il
Manifesto degli intellettuali
antifascisti di Croce nel 1925 e
perse il posto di lavoro al 
Gabinetto Vieusseux nel 1938
per le sue posizioni.







Montale e il fascismo. Scrive Montale, nel 1945, su Intellettuali e il fascismo: “Ne restarono immuni i pochi che ebbero davvero quella seconda vista dell’arte che è sempre discriminatrice e non può prescindere  dal senso del bene e del male; e fra i non artisti in senso stretto, quegli altri, i quali per origine , educazione e provenienza -Croce e Salvemini furono i loro maestri principali- erano chiamati ad agire, a lottare, a soffrire per tutti, affinché il filo della verità non fosse spezzato (Il fascismo e la letteratura, in Auto da fe’ ). Più tardi, in una intervista  alla RAI del 1951: “Fra questi  avvenimenti che oso  dire esterni  c’è stato, e preminente per un italiano della mia generazione, il fascismo. Io non sono stato fascista  e non ho cantato il fascismo ; ma neppure ho scritto poesie  in cui quella pseudo rivoluzione  apparisse osteggiata.  Certo, sarebbe stato impossibile pubblicare  poesie ostili  al regime d’allora; ma il farro è che non mi sarei  provato neppure se il rischio fosse stato minimo o nullo”.

E in Le reazioni di Montale  (cit) : “Quello che i giovani non capiscono  è che il fascismo  suscitò all’inizio  grandi entusiasmi poi calati, ma riaccesi alla proclamazione dell’ impero. Gli antifascisti professionali danno l’impressione erronea del fascismo come di una piccola cricca che si impadronisce  con la violenza del potere



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