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martedì 10 febbraio 2026

Letteratura (15)

 Abbiamo avviato da alcune settimane le pagine sulla “Letteratura” italiana  a cominciare dal trecento, su richiesta e volontà di tre amici. Due altri amici e amanti di libri ci propongono -adesso- di alternare nell’arco di una settimana (o più settimane) pagine della “Letteratura” del Novecento con quella del trecento, che comunque ci proponiamo di continuare quanto meno fino ad incontrare Dante.

Giuseppe Ungaretti


Non avendo motivi da obiettare, proveremo ad allinearci ai desiderata. Ci occuperemo -per avviare il Novecento- provando a tratteggiare la figura di Giuseppe Ungaretti.

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E’ nato in una famiglia povera. I genitori erano originari delle campagne di Lucca e si erano trasferiti ad Alessandria d’Egitto dove egli nacque l’8 febbraio 1888. Il padre Antonio lavorò come sterratore nelle opere di apertura di quello che diventerà il “Canale di Suez”. Fu cresciuto da una balia sudanese ed aveva appena due anni quando il padre morì. Egli evoca la sua fanciullezza ai margini del deserto egiziano fra realtà che non gli appariranno mai familiari: “in mezzo ai cani urlanti”,  non familiari, “l’infinito e sordo plenilunio/ Delle aride sere che t’assediano”, e insieme i riti che si svolgevano in casa la sera nella recita del rosario da parte di sua madre. E poi evoca il “ lumino alla Madonna” da porre con continuità. In proposito evoca: “Se bimbo mi svegliavo/ Di soprassalto, mi calmavo udendo/ Urlanti nell’assente via,/ Cani randagi. Mi parevano/ Più del lumino alla Madonna / Che ardeva sempre in quella stanza, / Mistica compagnia” (Il Capitano).

Fra gli amici di allora c’era Enrico Pea (è stato un poeta, scrittore, drammaturgo e impresario teatrale) ed i fratelli Thuile che lo introducono alla storia di un porto antichissimo, sepolto, di epoca pre tolemaica.  Di loro scrive : Abitavano fuori d’Alessandria, in mezzo al deserto, al Mex. Mi parlavano di un porto sommerso, che doveva precedere l’era tolemaica: ecco l’idea del Porto sepolto, con la loro “biblioteca romantica” su cui Ungaretti comincerà i primi passi nello studio letterario.

Dagli otto-nove anni Ungaretti studia in collegio, forse in uno degli Istituti Don Bosco, e poi passa all’Ecole Suisse Jacopo, una delle migliori scuole di Alessandria, dove attraverso le letture fa conoscenza con Baudelaire e Mallarme’, Laforgue, Nietzschei, le polemiche di “Mercuri de France”. Quello e’ l’impegno letterario, ma contestualmente con l’amico Pea (un commerciante di armi e gestore di una segheria) inizia incontri sull’anarchismo (che egli chiama la Baracca Rossa).

(Segue)




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