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martedì 24 febbraio 2026

La casa (4)


Riflessioni “Le case del Belice e lo spopolamento ”.
 

I cambiamenti urbanistici ed edilizi nel nostro centro, Contessa Entellina, conseguenti al lungo processo della ricostruzione post-terremoto del gennaio 1968, valutati con ottica e pensiero sociale, fanno dire che il ritmo del cambiamento, non soltanto qui ma in tutta la Valle del Belice, è misurato sulla base dei riferimenti storici, nel senso che i fenomeni, tutti i processi sociali, procedono in modo non uniforme e i risultati, diventano percettibili soltanto a balzi. Detto diversamente: il nuovo contesto urbanistico ed edilizio locale di Contessa E. ha alterato i termini in base ai quali si conduceva la vita contadina. E poi, a ritmo più accentuato,  in conseguenza del processo della ricostruzione edilizia del post-terremoto ‘68.

Le nuove progettazioni sia urbanistiche che edilizie degli anni sessanta del Novecento hanno spazzato via dall’interno dell’abitato di Contessa E. ogni cenno tipico della società contadina (=stalle, pagliere, ovili negli slarghi pubblici etc.), anche perché il mondo rurale-contadino già negli anni sessanta del Novecento aveva subito un forte arretramento con l’avvio delle istituzioni europee (MEC), il cui effetto in tutto il meridione italiano fu l’avvio di un robusto processo migratorio. 

 Il successivo processo della ricostruzione, in tutta la Valle del Belice, è stato lungo, difficile, a volte contrastato e largamente non capito (e addirittura fortemente avversato)  da tanti, ma ha portato cambiamenti molto, molto, profondi;  si è verificata una vera rivoluzione abitativa, che ha inesorabilmente trasformato la società rurale di sussistenza pre-sisma in una società, se non più prospera sul piano economico, in una realtà più urbana e civile.  Avremo modo, nel lungo tempo che ci siamo assegnati per fotografare sul blog la realtà territoriale locale, e dell’intero Belice, per capire se si è trattato di una società più ricca e più gradevole, oppure (come pensiamo) quel processo di ammodernamento post-terremoto necessitava di essere ulteriormente completato con tutte le iniziative a sfondo di crescita e sviluppo economico territoriale. Da subito affermiamo che si tratta di una comunità, di più comunità, nella Valle del Belice, che sono sicuramente più urbane di come erano negli anni precedenti il terremoto.

Guardandoci all’indietro ci proponiamo di percorrere il quasi sessantennio che ci separa da quella notte del gennaio ‘68, e sopratutto di tratteggiare il lungo lavoro politico svolto dai sindaci e dagli amministratori del Belice, per uscire dalla realtà sociale ed economica prettamente contadina di allora, quando di case, di edifici, definibili tali ne esistevano ben pochi localmente e nella Valle.

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 Pigliando spunto dal tema della “casa”, contiamo nel lungo tempo di impegnarci sul blog  in percorsi (o riflessioni)  di natura politica, economica e sociologica per fotografare la realtà dell’entroterra Siciliano (non solamente della Valle) tenendo presente che le case e l’avvenuta ricostruzione post-terremoto, hanno senso e prospettiva se sul territorio contestualmente esiste il lavoro.  Questo sarà un filone socio-culturale che ci proponiamo di svolgere, ma non sarà l’unico filone del blog che  rinnoveremo sotto più profili nei contenuti.

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