Negli USA e’ arrivato Trump e la politica è diventata una questione fra miliardari. Ci chiediamo nel terzo millennio esiste ancora spazio per il “socialismo democratico”?, per la politica che guidi intenti ed obiettivi in direzione dell’uomo piuttosto che del privilegio? Cercheremo risposte e sopratutto riflessioni su tre / quattro pagine che riporteremo sul blog. Ad ispirarci sono alcune pagine de “La Lettura” di queste settimane.
Le disuguaglianze socio-economiche non sono né situazioni naturali né inevitabili. Sono il risultato di mutevoli costruzioni istituzionali e ideologiche gestite in termini politici dagli uomini. Al livello planetario l’attenzione particolare riguarda ovviamente il cambiamento climatico e pure la «distruzione della natura»: due enormi sfide per il futuro e al tempo stesso pure esse nuove e gravi fonti di disparità sociali e territoriali che pure esse stanno gravemente impoverendo vaste aree del pianeta.
| Le diseguaglianze nell’odierna società sono frutto di dinamiche strutturali, piuttosto che di semplici colpe individuali. E’ la Politica che deve intervenire. |
Vi sono ovunque nel pianeta le disuguaglianze economiche, legate a reddito e a patrimonio. Oggi nel mondo il 10% più ricco detiene dal 25% al 70% del reddito totale a seconda dei Paesi. Il 50% più povero detiene invece una quota tra il 5 e il 25%. I livelli più contenuti di disuguaglianza si osservano nel Nord Europa, quelli più alti in Sudafrica.
Per quanto riguarda il patrimonio, le disparità sono ancora più marcate. Il 10% più ricco detiene fra il 60% e il 90% della ricchezza, il 50% più povero in media il 5%. Sebbene il Ventesimo secolo, lo scorso secolo, abbia registrato una “lunga marcia” verso l’eguaglianza di reddito, i progressi in termini di patrimonio sono stati piuttosto modesti. Un’altra rilevante dimensione della disuguaglianza è quella di genere. Le donne percepiscono solo il 35% circa del reddito da lavoro in Europa; in molti Paesi il valore è molto più basso. Il patriarcato economico resta ancora oggi una caratteristica strutturale del sistema economico capitalistico.
La lunga marcia. Principale rimedio è sempre stato individuato nella mobilitazione politica dei lavoratori, i tradizionali partiti della sinistra ed i sindacati. Interessante e’ quanto accaduto in Svezia: Alla fine dell’Ottocento, questo Paese era fortemente disuguale. Solo il 20% dei maschi ricchi poteva votare. Ciascun elettore poteva avere fino a mille voti a seconda del livello di ricchezza. C’erano comunità locali in cui un solo elettore disponeva del 50% dei voti. Inoltre, potevano votare anche le imprese e le persone giuridiche. Un sistema fatto apposta per conservare potere e privilegi dell’aristocrazia. Un’alleanza fra operai e contadini (già fortemente alfabetizzati e organizzati dal locale partito socialista democratico) ottenne il suffragio universale nel 1920; nel 1932 il partito socialdemocratico conquistò il governo, che mantenne per sei decenni. Grazie alla tassazione progressiva e al welfare state, la Svezia si trasformò nel Paese più egualitario del mondo. Tutto dipende quindi da chi controlla lo Stato e dagli obiettivi che persegue. Il destino socio-economico di un Paese è connesso al livello culturale e alla politica che decide la direzione da intraprendere. Destra o Sinistra non possiedono ne’ la stessa cultura ne’ i medesimi obiettivi. Eppure sotto i nostri occhi ci capitano figure che con disinvoltura transitano da una formazione all’altra. Come giudicarli? Preferiamo non giudicarli perché sono essi stessi a qualificarsi.
(Segue)
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