Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare
Non giudicare ciascun
giorno in base al raccolto
che hai ottenuto,
ma dai semi che hai piantato.
= = =
Accade a tutti cogliere che il tempo scorra, che si approssimi la sera della vita e ci si senta per certi aspetti amareggiati. Forse ci si è attivati con impegno, con grande volontà e in buona fede, ma i risultati sono stati insignificanti e, persino nulli. E’, verosimilmente, quando si colgono queste sensazioni, arrivato il tempo in cui si gusta l’insoddisfazione.
La frase riportata è di Robert L. Stevenson e vorrebbe infondere coraggio, se non entusiasmo. Il senso e’: più che osservare i frutti che ondeggiano su un albero, curati dei semi che hai deposto. Nel corso della vita ci agitiamo probabilmente senza pensare ai semi che abbiamo deposto senza avere sufficientemente scavato nel terreno della vita e della comunità. Il seme è ovviamente l’inizio assoluto e necessario in ogni processo della vita, ma esso resta piccolo e nascosto e andrebbe difeso dai sassi, dai rovi, dagli animali che non ne colgono né la natura né lo scopo e inevitabilmente rendono sterile quanto ci eravamo proposti.
E’ anche quanto capita nella vita comunitaria dove il paziente lavoro di tanti genitori, l’impegno quotidiano di tante persone nella politica, nel sindacato che, pure esso, si estrinseca nel “piantare semi”. Costoro, non sempre vengono condivisi e frequentemente sono contrastati non soltanto dagli avversari, ma anche da chi manca di apertura mentale. Effettivamente anche i contadini nel loro costante lavoro non sempre vengono incoraggiati nel fluire della stagione. Se però hanno messo buona volontà arriveranno nel lungo tempo a gustare i frutti.
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