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lunedì 16 febbraio 2026

Uomini da ricordare

 Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Piero Gobetti

“L'idea di democrazia di Gobetti ruota
intorno a due concetti fondamentali. Uno
è la centralità della democrazia che
trova il suo luogo privilegiato nel parlamento
eletto attraverso il sistema proporzionale”,
 spiega Pietro Polito, direttore del Centro
studi Gobetti. "E l'altro è una lettura sociale
che mette al centro il
 tema del conflitto
e dell'iniziativa
". Il conflitto inteso come 
scontro tra idee e motore della
società
, ma anche come lotta di classe.
Sono i temi - attualissimi - al centro della
nuova raccolta di scritti gobettiani, “
La democrazia da fare”,








Oggi, viene ricordato in una precedente pagina del blog, ricorre l’anniversario dell’assassinio di  Piero Gobetti, assassinato a colpi di bastonate dai fascisti nel 1925. 

  In questi casi, quando c’è un anniversario, si va alla ricerca di qualche motivo di attualità. Il suo motto «rivoluzione liberale» è una espressione poco attuale. Ai nostri giorni l’intransigenza ed il rigore intellettuale non è,  non è molto attuale, o come ci capita leggere non è nel carattere degli italiani, più inclini al piccolo compromesso, se non -come capita nei piccoli paesini di Sicilia- più inclini all’amicalita’.

  A Gobetti piaceva Matteotti. Quanto in quegli anni Mussolini era retorico, greve, pressapochista, teatrale, tanto Matteotti era serio, rigoroso e andava in Polesine (nella sua regione emiliana-romagnola) a controllare i conti delle cooperative. Motivo d’attualità sarebbe sicuramente oggi per Gobetti trovarsi in prima fila contro l’ipotesi di una legge elettorale che con spirito di provocazione pretende dare un premio di minoranza, perché le fa diventare maggioranza. Oggi pochi si scandalizzano per l'ipotesi di un premio di maggioranza a chi supera il 40 per cento, ma nel 1953 successe l’inferno per una legge che voleva dare il premio a chi aveva più del 50 per cento».

 Piero Gobetti, che morì  a 25 anni per le conseguenze delle bastonate fasciste, a quell'età aveva già fondato tre riviste – «Energie nove», «La rivoluzione liberale», «Il Baretti» – e una casa editrice che pubblicò 114 volumi, tra i quali il libro di poesie di un autore promettente, «Ossi di seppia», di Eugenio Montale. E’ stato anche critico letterario, teatrale e d’arte nonché traduttore. Ma è stato soprattutto un simbolo di intransigenza nei confronti del nascente fascismo e il più grande esempio di intellettuale e politico dell’epoca. La sua vita fu stroncata dalla violenza delle squadracce mussoliniane e il 16 febbraio del 1926 moriva a Parigi, dove si era rifugiato per farsi curare. 

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