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sabato 17 ottobre 2026

Il Dovere di riflettere

 Appuntamento del sabato

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Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

François Hartog nato nel 
1946) è uno dei più autorevoli 
storici e intellettuali francesi
contemporanei
, direttore di studi
emerito presso l'
École des Hautes
Études en Sciences Sociales
 
(EHESS)
 di Parigi. Allievo del
celebre grecista Jean-Pierre
Vernant e legato alla tradizione
storiografica della rivista 
Annales,
Hartog ha profondamente
rinnovato l'epistemologia della
storia e la riflessione filosofica
sul 
concetto di tempo e sul
modo in cui le società umane
si rapportano al proprio passato
e futuro.

Hartog descrive l'epoca
contemporanea (a partire
dagli ultimi decenni del
Novecento) come dominata
dal 
presentismo. In questo
regime, il futuro ha perso la
sua forza propulsiva (legata
all'idea illuminista e moderna
di progresso) e il passato
viene continuamente fagocitato
e mercificato. Il risultato è
un 
presente perpetuo
,
ossessionato dall'istantaneità,
dall'urgenza, dai social media
e dalla logica della
memoria/patrimonio, che
fatica a progettare il domani o
ad affrontare sfide a lungo
termine come la crisi climatica.






===== La Storia dell’Occidente e 

della sua cultura


 Si tratta di una lunga storia dai registri molteplici, 

sfasati, connessi gli uni agli altri come in un gioco di incastri.  


Stando a Moliere: «Gli antichi, signore, sono

gli antichi, e noi siamo la gente di adesso».  

 

Jacob Perizonius nei primi anni del xv secolo, 

dipinge un triste quadro della decadenza degli 

studi classici in Europa. 

Quel verso un giorno famoso, «Chi ci libererà dai 

Greci e dai Romani?», non è piú che una curiosità. 


E, nel momento stesso in cui il posto degli 

antichi nella scuola si fa sempre piú ristretto, 

la domanda della «gente di adesso», se mai 

ne formulasse una, sarebbe:  

«Ma chi erano insomma questi 

Greci e questi Romani?» 


Un rapporto diretto con loro è ancora possibile? 

Le loro domande sono ancora le nostre? 

Possiamo ancora, o di nuovo, far nostre 

alcune loro domande? 

La politica greca, la democrazia hanno ancora 

qualcosa da dirci, o piuttosto, siamo in grado 

di porre loro delle domande pertinenti sul nostro presente?


———-O———-

François Hartog è Direttore di studi emerito all’École des Hautes études en sciences sociales (EHESS) di Parigi. Dei suoi numerosi lavori, in Italia sono stati pubblicati Lo specchio di Erodoto (il Saggiatore 1992), Memoria di Ulisse. Racconti sulla frontiera nell’antica Grecia (Einaudi 2002), Regimi di storicità (Sellerio 2007) e Chronos. L’Occidente alle prese con il tempo (2022). 

Sostenuto da una estesa e apprezzata esperienza di storico dell'antichità ma attento al presente, François Hartog discute il rapporto delle società con la propria storia, il loro modo di viverla e rappresentarla, in sostanza il senso del loro essere nel tempo. Centrale nella sua riflessione è il concetto di «regime di storicità», alla cui elaborazione è pervenuto utilizzando suggerimenti di Lévi-Strauss, Sahlins, Koselleck, Lenclud, lungo un percorso che va da Hegel a Heidegger, dunque di almeno due secoli della cultura europea. 

Per regime di storicità, dice Hartog, si possono intendere in un'accezione ristretta «il modo come una società tratta il proprio passato e ne parla», in senso esteso invece «le modalità di coscienza di sé di una comunità umana». Utile per capire e comparare «tipi di storia diversi», la nozione di regime di storicità, secondo Hartog, è decisiva per capire i modi storici delle società di relazionarsi e esperire la temporalità, dunque «le loro maniere di essere nel tempo». L'assunzione di questo nuovo punto di vista per studiare la storia, necessariamente all'incrocio di storiografia e antropologia, tra i suoi esiti più interessanti comporta lo sconvolgimento di un ordine del tempo, articolato in passato, presente e futuro, quindi la necessità di guardare le vicende storiche con lo sguardo non più rivolto al passato. 

Compito ineludibile quindi dello storico, pensa Hartog seguendo Lucien Febvre, è quello di «rispondere alle domande che si pone l'uomo d'oggi», non per cancellare il passato ma per «comprendere in cosa appunto differisce dal presente». Un presente ormai diventato «onnipresente»: testimonianza e denuncia del reale regime di storicità di un Occidente che, al di là degli esibiti proclami, rifiuta la memoria e si nega all'utopia di un diverso futuro.

sabato 10 ottobre 2026

Il Dovere di riflettere

Appuntamento del sabato

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Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione  è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

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Nuccio Ordine,(Diamante, 18 luglio 1958 – Cosenza, 10 giugno 2023) è stato uno dei più celebri filosofi, storici della letteratura e saggisti italiani contemporanei, ampiamente riconosciuto a livello internazionale come uno dei massimi esperti del Rinascimento e della figura di Giordano Bruno. Professore ordinario di Letteratura italiana presso l'Università della Calabria, ha dedicato la sua vita alla difesa della cultura umanistica e dei saperi considerati "non produttivi" dalla società dei consumi. 

Il suo nome è legato indissolubilmente al saggio bestseller globale L'utilità dell'inutile (2013), tradotto in oltre 32 paesi. In questa opera-manifesto, Ordine contesta duramente la logica neoliberista e mercantile applicata all'istruzione e alla cultura. Il suo pensiero cardine si articola in alcuni punti fondamentali:

-Discipline come la letteratura, l'arte, la musica e la ricerca scientifica pura sono ritenute oggi "inutili" solo perché non generano un profitto economico immediato. Tuttavia, Nuccio Ordine dimostra che sono proprio questi saperi a formare uno spirito critico e a "rendere l'umanità più umana". 

-Per Nuccio Ordine, ciò che viene considerato "inutile" dalle leggi del mercato è in realtà l'unica cosa che ci rende autenticamente umani.

-Se non si comprende l'utilità dell'inutile, non si comprende l'arte, la letteratura, la musica, la ricerca scientifica di base, la filosofia.

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5) Fa male vedere trionfare nelle televisioni e nei media nuove rappresentazioni del successo, incarnate nell'imprenditore che riesce a creare un impero truffando o nell'uomo politico impunito che umilia il Parlamento facendo votare leggi ad personam. 

6) Fa male vedere uomini e donne impegnati in una folle corsa verso la terra promessa del guadagno, dove tutto ciò che li circonda - la natura, gli oggetti, gli altri esseri umani - non suscita alcun interesse. 

7) Lo sguardo puntato sull'obiettivo da raggiungere non permette più di cogliere la gioia dei piccoli gesti quotidiani e di scoprire la bellezza che pulsa nelle nostre vite: in un tramonto, in un cielo stellato, nella tenerezza di un bacio, in un fiore che sboccia, in una farfalla che vola, nel sorriso di un bambino. Perché, spesso, la grandezza si percepisce meglio proprio nelle cose più semplici. "Se non si comprende l'utilità dell'inutile, non si comprende l'arte, la letteratura, la musica, la ricerca scientifica di base, la filosofia”.


Il Dovere di riflettere

 Appuntamento del sabato

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Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione  è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

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L’intelligenza artificiale? 

9) «Il mondo è in pericolo e adesso lo raccontano 

anche i creatori dell’intelligenza artificiale. 

10) Che fine farà il lavoro? Come si modellerà 

una società che è già in crisi profonda? 

11) Chi controlla l’AI controllerà la vita delle persone, 

ci spiegherà cosa fare e alla fine anche cosa pensare. 

12) L’uomo potrebbe diventare inutile e le 

cose inutili vengono spazzate via».

Di fronte all'avanzata degli
algoritmi, Cazzullo propone
come antidoto il recupero
della cultura e dei valori
dell'Umanesimo. La riscoperta
di figure storiche e dell'arte
rappresenta la via per
difendere la centralità
dell'essere umano e
preservare la nostra
identità e spiritualità
 profonda.

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 Le asserzioni sopra riportate sono di Aldo Cazzullo, giornalista fra i più apprezzati in Italia che richiama, fra altre, le riflessioni di Leone XIV. Il giornalista considera l'intelligenza artificiale una sfida epocale e complessa che rischia di appiattire l'interiorità umana e imporre un pensiero unico. 

Chi sviluppa e controlla questi sistemi stabilisce infatti le "linee guida di sicurezza", i filtri etici e i criteri di rilevanza delle informazioni.

 Di conseguenza, esiste il rischio concreto che una concentrazione eccessiva di questo potere in mano a pochi attori (siano essi governi autoritari o grandi corporazioni monopolistiche) possa influenzare l'opinione pubblica, polarizzare le società o censurare determinate visioni del mondo.

mercoledì 7 ottobre 2026

7 Ottobre

 

L'attacco di Hamas del 7
ottobre 2023
 viene definito
da scrittori come Etgar Keret
come un 
"giorno eterno",
un trauma indelebile che
continua a pesare sulla
memoria collettiva
ebraica e israeliana.
Lo Shabbat: L'attacco
è iniziato alle ore 06:29
del mattino durante il
sabato di riposo sacro
per gli ebrei.
L'operazione ha causato
circa 1.200 morti tra civili
e militari.
Oltre 250 persone sono
state rapite e portate
nella Striscia di Gaza.


« Il giorno eterno», così gli ebrei evocano quello dell’attacco lanciato da Hamas contro i kibbutz più prossimi a Gaza, alle 6,29 del 7 ottobre di tre anni fa.

  Furono 1.200 i morti di quel giorno, e 250 i rapiti il cui destino non ha smesso di lacerare la società israeliana neanche dopo la liberazione dei superstiti. La ferita del massacro e la paura che si ripeta si innestano sulla attuale campagna elettorale per il voto in programma tra 20 giorni, che -sostanzialmente- si delinea come un referendum su Benjamin Netanyahu.

  Netanyahu porta su di sé notevoli responsabilità. E questo lo denunciano tutti i media del mondo: Egli continua a puntare sul consolidare del dominio di Hamas a Gaza e di indebolire e delegittimare -su questa via e in ogni modo- l’Autorità nazionale palestinese in Cisgiordania, per accreditare nell’opinione pubblica mondiale la tesi che da parte palestinese non vi sia un partner affidabile. 

  Su questa via  continua a spogliare e a disorientare quel popolo degli ultimi lembi di terra, comunità locale dopo comunità locale. D’altro lato e’ sempre lui a disporre di tutti i servizi di sicurezza israeliani e ad avere personalmente ignorato gli allarmi degli ultimi giorni, precedenti la strage portata da Hamas, compreso quello trasmessogli dal presidente degli Emirati arabi.

sabato 3 ottobre 2026

Parole frequenti sui media




GUERRA IBRIDA

È una strategia di conflitto che unisce tattiche militari tradizionali, attacchi informatici, sabotaggi, disinformazione e pressioni economiche per destabilizzare un Paese bersaglio senza arrivare a una guerra armata ufficiale. Data l’escalation tra Mosca e l’Europa, ora a Bruxelles e in ambito Nato si discute su quali possano essere nuovi protocolli di emergenza e di risposta.

 E’ quindi una strategia geopolitica e militare che combina metodi convenzionali e non convenzionali per destabilizzare un avversario rimanendo al di sotto della soglia di un conflitto armato aperto. 

 L'obiettivo principale è colpire un paese sfruttando le sue vulnerabilità interne, rendendo spesso difficile l'attribuzione diretta degli attacchi e rallentando così una risposta politica o militare coordinata.

Il Dovere di riflettere

Appuntamento del sabato 

La domanda sul perché 
del mondo e della nostra
presenza in esso rappresenta
il fulcro stesso della
filosofia, della scienza e
della spiritualità. Non
esiste una risposta
unica, ma diverse
prospettive che 
tentano di
illuminare questo
mistero esistenziale.






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Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione  è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

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3) Come ha avuto origine l'universo? Che cos'è la verità? Cosa regola una società? Fin dalle origini, l'umanità si è posta, e continua a porsi, queste e altre grandi domande sulla natura della vita o sull'esistenza; i grandi pensatori hanno elaborato diverse teorie e trovato soluzioni e risposte che continuano a dare forma e senso al mondo, perché chiunque possa comprenderlo e viverci al meglio.

4) La filosofia  è ricca di spiegazioni (brevi e concise)  che vanno dritte al nocciolo delle principali questioni, senza tralasciare di contestualizzare azioni o avvenimenti. Ci proponiamo di ripercorrere sul blog di Mimmo Clesi le tappe fondamentali dello sviluppo del pensiero umano sui grandi temi dell’umanità; useremo flash semplici e immediati per ricostruire la storia, per aiutare a fissare con chiarezza le principali idee, e a comprendere senza sforzi il perché di tanti eventi che fanno parte del nostro quotidiano.

mercoledì 30 settembre 2026

Il Fascismo italiano, e non solo. (1)

 Per qualche tempo ci proponiamo di ricordare ai tanti italiani che mostrano di aver dimenticato la vicenda storica della politica di certa estrema destra (quella fascista), eventi e contesti del ventennio. Eventi e contesti vissuti dai nostri genitori e/o dai nostri nonni, che per volontà da essi non voluta si ritrovarono sotto un regime autoritario e persino arruolati (e in tanti finiti prigionieri nei campi nazisti nel corso della  seconda fase della guerra mondiale 1939-1945).

——*.  *.  *——

La marcia su Roma fu una
manifestazione armata ed
eversiva organizzata dal 
Partito
Nazionale Fascista (PNF)
 il 
28 ottobre 1922. L'evento, ideato
come un vero e proprio colpo di
Stato, costrinse il re Vittorio
Emanuele III ad affidare a 
Benito Mussolini l'incarico
di formare un nuovo governo,
segnando la fine dello Stato liberale
 e l'inizio del regime fascista in Italia.
Nel primo dopoguerra l'Italia
sprofondò in una profonda
instabilità politica ed economica.
 Il movimento fascista crebbe
rapidamente sfruttando il
malcontento popolare e
imponendosi attraverso le
violenze squadriste. Nel corso del
congresso fascista di Napoli
del 24 ottobre 1922, Mussolini
ruppe gli indugi dichiarando:
 
"O ci danno il governo o lo
prendiamo calando a Roma”.

Mentre circa 25.000 camicie
nere
 convergevano mal armate
e disorganizzate verso le porte
di Roma partendo da varie
località (come Santa Marinella,
Tivoli e Civitavecchia) e
coordinandosi dal quartier
generale di Perugia, Mussolini
scelse prudentemente di
rimanere a Milano in attesa
degli sviluppi politici.




All’inizio della dittatura

Pioggia. Poco cibo, tende insufficienti e sostanzialmente munite da armi inadeguate all’iniziativa a cui erano state chiamate. Quelle “truppe fasciste” concentrate a nord di Roma per l’attacco alla capitale erano stanche, bagnate e persino affamate quando, nel pomeriggio del 29 ottobre 1922, qualcuno comincia a diffondere  la notizia che Benito Mussolini è stato nominato capo del governo.


I primi arrivati attendevano dal pomeriggio del giorno precedente l'attacco alla capitale. Nei giorni successivi, gruppi di uomini si sono aggiunti nell’area circostante la capitale: Tivoli, Monterotondo, Santa Marinella, Foligno, Valmontone e Civitavecchia, le squadre sono state fermate dagli stessi ordini fascisti, senza che dell'attacco si arrivi neppure a programmare l'inizio. 

Continuano invece gli assalti per rubare armi, che non sono ancora in quantità sufficiente: gli squadristi riuniti a Foligno, per lo più toscani - come del resto la maggior parte di coloro che sono partiti per marciare su Roma -, sono inviati a Spoleto dal quadrumvirato per assaltare il deposito militare della città. Ci riusciranno senza che il comandante e le truppe di guardia abbiano almeno provato, o fatto finta,  a difenderlo.


Nei luoghi di concentramento: gli squadristi erano stati chiamati per un'azione definita eroica e invece stavano lì a sostare alle porte di Roma, costretti ad un'attesa inoperosa e, ai loro occhi, immotivata. Qualcuno contravviene agli ordini. Il 29 ottobre un gruppo tenta l'occupazione di un forte a Monte Mario: l'esercito lo blocca e lo obbliga a tornare indietro.

Quando poi, il pomeriggio dello stesso giorno, comincia a circolare la voce che Mussolini è stato incaricato di formare il nuovo governo, gli squadristi pensano che l'ordine di entrare nella capitale arriverà immediatamente. 

Non fu cosi. Le squadre rimangono ai confini della capitale, aspettando l'arrivo di Mussolini che, si diffonde la voce, parte in treno da Milano. 

Tra quel 29 e 30 Ottobre erano state attivate delle colonne fasciste organizzate dai generali Gustavo Fara, Sante Ceccherini ed Emilio De Bono: più o meno 16.000 uomini. Ma il permesso di entrare nella capitale e occuparla arriva a partire dalle 13.30 del 30 ottobre.  La disposizione di occupare la capitale è  trasformato in invito a entrarvi: arrivano nella capitale in treno e, addirittura, per ordine espresso del sovrano e del nuovo presidente del Consiglio. Vengono alloggiate e nutrite in caserme e scuole. Un quadro completamente diverso rispetto a quello prospettato dal comando fascista, ma anche rispetto a quello che gli squadristi avevano immaginato. 

I fascisti entrano a Roma, ma non l'hanno conquistata e l'alone eroico della loro impresa ha sostanzialmente perso smalto. Una volta entrati nella capitale, Roma, in quei giorni continua a respingerli più di qualsiasi altra città.


Gli antifascisti, in città e nella penisola, non si sono rassegnati a lasciare occupare le aree dove sono in maggioranza e che, in qualche modo, controllano.  Nella zona di San Lorenzo non si arrendono agli squadristi che invadono il loro quartiere, come non si arrendono gli abitanti della Prenestina, della Nomentana e quelli di Borgo Pio e della zona della via Trionfale: i fascisti cercano di occupare spazi che sono loro ostili, e i loro antagonisti continuano a rispondere.


L'attacco squadrista a Roma è pesantissimo: violenze nei quartieri popolari, olio di ricino agli avversari, case di deputati antifascisti distrutte, bastonature e poi incendi e distruzioni di sedi di partito, di giornali, di case del popolo. I fascisti decidono di attaccare tutti i potenziali oppositori: ma Roma è una delle poche città d'Italia dove l'opposizione antifascista non cede il campo senza combattere.


(Segue)


giovedì 24 settembre 2026

Schlein o Conte?

Non c'è ancora un candidato
unico ufficiale

per guidare la coalizione
del "campo largo" contro
Giorgia Meloni alle elezioni
politiche del 
2027.
 I principalileader del
centrosinistra e del
Movimento 5 Stelle
hanno formalmente
avviato la campagna
elettorale e annunciato
la stesura di un
programma comune,
ma la scelta del nome
definitivo per la
presidenza del
Consiglio resta aperta
ed è oggetto di
discussione interna.





Nel centrosinistra pare prendere corpo il tentativo di trovare un «federatore» o una federatrice che sfidino Meloni compattando davvero il campo largo: i nomi, quelli che più frequentemente tornano sui media, sono quelli di Silvia Salis (sindaca di Genova), Gaetano Manfredi (sindaco di Napoli), Roberto Gualtieri (sindaco di Roma) e Antonio Decaro (governatore della Puglia).

Intanto i media lasciano intendere presumibili aspettative di investitura da parte di Schlein e Conte.

La segretaria del Partito Democratico e il presidente del Movimento 5 Stelle sono in via di fatto e naturali i due principali contendenti per la leadership. I sondaggi tra gli elettori della coalizione mostrano un testa a testa serrato a seconda degli scenari presentati (ad esempio, le rilevazioni dell'Istituto Demopolis diffuse nel maggio 2026 davano Schlein al 44% e Conte al 40% in uno scontro diretto, con percentuali che si ribaltavano a favore di Conte in caso di allargamento della rosa dei candidati).