genocidio
La Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio (termine coniato dal giurista ebreo polacco Raphael Lemkin nel 1944) fu approvata dall’Onu nel 1948. I primi quattro punti dell’articolo 2 recitano: «Per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale: a. Uccisione di membri del gruppo; b. Lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; c. Sottoposizione deliberata del gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; d. Misure per impedire nascite all’interno del gruppo».
Navi Pillay, sudafricana, ha avuto il riconoscimento per una carriera iniziata nel suo Paese, il Sudafrica, come avvocata degli attivisti anti-apartheid a iniziare da Nelson Mandela; proseguita a Ginevra, come Alta commissaria Onu per i diritti umani e, più di recente, alla guida della commissione indipendente su Gaza che ha accusato Israele di genocidio e Hamas di crimini di guerra. In mezzo il suo periodo all’Aia, da giudice della Corte internazionale di giustizia, Pillay ha «dimostrato che le misure legali possono contribuire a prevenire atti di guerra», recita la motivazione.

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