Un amico, un esperto in materia di crescita e “formazione” nei comportamenti desiderabili dei cani, ci farà pervenire periodicamente dei brevi consigli su come noi umani dobbiamo, dovremmo, approcciarci all’amico cane, per educarlo ma anche per meglio conoscere la sua natura e le sue aspettative.
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I cani, ma ci stiamo su questa pagina riferendo in particolare ai “maremmani”, tutti sono cani impegnativi. Possiedono capacità straordinarie. Il loro legame con chi si occupa di loro sa di naturalezza e può sembrare innato. Quella comprensione quasi istintiva permette loro di comunicare in modo tale da essere una coppia imbattibile
In effetti, proprio quel legame spinge a cambiare il tradizionale approccio all'addestramento. Non sempre il cane reagisce «secondo manuale». Non sempre preferisce un biscottino a uno scoiattolo o altro animaletto che scappa.
Vari sono i metodi e nuove tecniche si vanno affermando per addestrare l’amico cane. In partenza bisogna accettare che ciascun cane è un individuo a sé, con peculiarità ed espressioni proprie. Ogni esemplare è un essere unico, al pari di ogni persona. Non vale l'idea che tutti i cani apprendano allo stesso modo. Al contrario, ciascun cane ha personalità, temperamento, motivazioni e caratteristiche genetiche differenti, tutti fattori che ne influenzano il comportamento.
I cani convivono con gli esseri umani da decine di migliaia di anni. La scienza ha spiegato come siano arrivati a sviluppare degli straordinari meccanismi cerebrali che li avvicinano all'uomo, un fattore che non è stato osservato in nessun'altra specie. Una caratteristica unica del cervello canino è la presenza di alcune zone dedicate a leggere le emozioni nella voce umana, e di altre molto sensibili alle espressioni del volto delle persone.
I cani sono geneticamente predisposti a legarsi all'uomo e i loro sistemi neurobiologici si sono evoluti per sperimentare l'«amore» in modo simile. Quando ricevono le coccole da parte dei proprietari, i cani rilasciano ossitocina - l'ormone dell'amore - proprio come accade alle persone. Cè una ragione se li consideriamo i nostri migliori amici: i loro cervelli sono programmati per entrare in relazione con noi.
A volte li giudichiamo ingiustamente, pensando che ci ignorino di proposito, quando in realtà hanno solo un modo di comprendere diverso da quello che ci aspettiamo. Attribuendo loro qualità umane - cioè antropomorfizzandoli - rischiamo non solo di non capire ciò di cui hanno davvero bisogno, ma anche di perderci la loro innata bellezza.
L'intenzione, sul blog, è di trasmettere quanto scienza e pratica dell'addestramento cinofilo aiutano a capire cosa pensa il cane e perché, talvolta, quei pensieri si traducano in comportamenti indesiderati: come l'ignorare i nostri (per poi guardarci con aria molto colpevole).
Nelle pagine che seguiranno, approfondiremo quanto il “parco scientifico” ritiene di possedere e che verosimilmente ci lascia intendere che accade nel cervello del cane che ci appartiene.