StatCounter

venerdì 16 ottobre 2026

La società degli uomini

 La “Parola”  nel contesto

della società degli uomini

La distinzione tra lavoro
manuale
 e lavoro
intellettuale
 rappresenta
una delle dicotomie
fondamentali della storia
sociale, economica e
filosofica dell'umanità.
Storicamente radicata
nella divisione del
lavoro, questa
separazione definisce
le attività basate
principalmente sullo
sforzo fisico e sull'uso
del corpo rispetto a
quelle incentrate sulla
progettazione,
l'elaborazione
concettuale e l'uso
della mente.

Mentre il codice civile
italiano disciplina la 
prestazione d'opera
intellettuale
 basandosi
sull'insostituibilità e sulla
diligenza qualificata del
professionista, l'evoluzione
culturale e tecnologica ha
costantemente ridefinito
i confini e il valore di
questi due concetti.





Nella società degli esseri umani, generalmente, si enfatizza più il valore del loro dire, del loro esprimersi, che il loro fare. Il riferire sul lavoro e sulla strumentazione con cui si opera nella vita viene quasi sempre trascurato.

 Un antropologo ebbe a spiegare che la natura e non la cultura, avevano e hanno ancora un chiaro valore ideologico. Servivano, come servono, a chi possiede i mezzi della produzione, a imporre la propria rappresentazione del mondo, teorizzandone la unicità: per giustificare il proprio dominio e legittimare la propria superiorità su chi è impegnato nella produzione come forza lavoro.

 In conseguenza tutti coloro la cui cultura è diversa da quella egemone, non rientrando i loro comportamenti nel discretizzato secondo i modelli dominanti, sono associati alla natura. Non sono cioè il logos ma il caos. Sono barbari primitivi, diversi, devianti. La loro condizione subalterna o marginale viene cosí affermata come un dato naturale. E’ lo stesso Aristotele a esprimere questi concetti: «Poiché l'essere dotato di intelligenza e preveggenza è dominatore e signore per natura, chi può eseguire con le facoltà corporali le prescrizioni di questo, è soggetto e schiavo... Per natura dunque è determinata la condizione dell'essere femminino e dell'essere servile, poiché la natura nelle sue creazioni non rassomiglia agli artigiani dozzinali, come quelli che fanno le spade delfiche, opera meschina; ma adatta ciascun essere alla sua funzione: cosí infatti ciascuno degli strumenti raggiungerebbe la perfezione, qualora non fosse destinato a una molteplicità di funzioni, ma fosse conformato e adoperato per una sola. Tra i barbari, è vero, la femmina e lo schiavo sono allo stesso livello, ma la causa è che i barbari per natura non sono destinati a comandare». Si noti l'insistenza nel riferire alla natura la diversità, e nell'assumere questa a segno di inferiorità. Si consideri altresí l'opinione apparentemente strana che uno strumento per essere perfetto deve servire a una sola funzione. È una stranezza il cui valore ideologico viene chiarito subito dopo, quando leggiamo che per il filosofo greco «le arti... hanno una sfera ben determinata, han bisogno di strumenti appositi per effettuare la produzione degli oggetti propri di ciascuna di esse (gli strumenti alcuni sono inanimati, altri animati; per es., per il capitano di nave, il timone è strumento inanimato, l'osservatore sulla prua, animato: poiché l'operaio nelle arti tien luogo d'utensile): cosí nell'economia la proprietà è strumento per la vita, il possederla è il complesso degli strumenti, lo schiavo è una proprietà animata, e l'operaio è uno strumento superiore a tutti gli altri strumenti» (Politica I 12526 1-7; 1 12530 25-34). 

Il discorso ora è chiaro: se lo strumento più perfetto è quello adatto a svolgere una sola funzione, operaio ideale, in quanto strumento, sarà quello che limiterà se stesso al solo ruolo di operaio. In questo modo, restando stabile l’assetto sociale, la natura non minaccerà la cultura, il logos, cioè, manterrà il predominio sul caos.

La concezione gerarchica tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, anche se non sempre esplicitata nei termini schematici e crudi usati dal filosofo greco, è un carattere distintivo di molte civiltà. La ritroviamo anche nel pensiero cristiano, la cui storia in larga misura si confonde per molti secoli con quella della civiltà occidentale. Il Cristianesimo, ovviamente, muovendo dal presupposto della parità umana, per recuperare la distinzione negata, riformulava in modo diverso l'opposizione che poneva al livello piú basso il lavoro materiale e a quello più alto il lavoro spirituale. E’ significativo a questo proposito la posizione di Agostino, uno dei massimi sostenitori della dignità del lavoro manuale fino a postularne la funzione ascetica. Quando tuttavia il santo si trova ad affrontare il problema del diverso valore da assegnare alla vita attiva e alla vita contemplativa, non può ignorare il noto passo di San Luca (X, 38-42) in cui è narrato l’episodio di Marta, e anche egli, come Cristo, sostiene le ragioni  di chi come Maria ha scelto la “Parola”.

 

(Segue)

Nessun commento:

Posta un commento