| Il Cristianesimo delle origini ha un forte radicamento nella comunità dei giudei ellenisti di Gerusalemme, ovvero gli ebrei di lingua e cultura greca provenienti dalla diaspora. Erano giudei cristiani di madrelingua greca, distinti dagli ebrei tradizionali di lingua aramaica. Tra di essi emersero i primi diaconi, come Stefano, il cui martirio segnò la prima grande rottura con l'ebraismo ortodosso e la conseguente diaspora dei credenti verso la Siria (in particolare ad Antiochia, dove nacque il nome stesso di "cristiani"). Gli ellenisti portarono il Vangelo al di fuori dell'ambiente strettamente palestinese, traducendo l'esperienza e la figura di Gesù in categorie culturali accessibili al mondo greco-romano. Questo humus culturale ha permesso il successivo incontro fecondo tra la fede cristiana nascente e la filosofia greca, visibile nello sviluppo dei testi del Nuovo Testamento (scritti in greco) e nel pensiero dei Padri della Chiesa. |
Provare a cogliere
Dagli ellenisti sorge il Cristianesimo. Il fatto che l’annuncio degli apostoli si rivolgeva non ai Giudei soltanto ma a tutti gli uomini rendeva la rottura col mondo giudaico inevitabile. In particolare i discepoli di origine palestinese e di lingua aramaica(*) potevano forse ritenere che la loro fede in Cristo non li obbligasse a lasciare le tradizioni di Israele e ad aprirsi al mondo dei pagani, ma i Giudei provenienti dalla diaspora (i cosiddetti Ellenisti) ed i pagani simpatizzanti del giudaismo (i proseliti) portarono nel gruppo una religiosità diversa, più libera nei confronti di quelle tradizioni e più aperta alla cultura ellenistica.
Dall’iniziativa di questi nuovi discepoli, bersaglio, per la loro critica alla Legge mosaica e al Tempio di Gerusalemme, della prima «persecuzione» da parte delle autorità giudaiche e costretti perciò a fuggire da Gerusalemme, scaturi’ già negli anni Trenta quell'evento decisivo della storia del primitivo cristianesimo che è la missione ai pagani e nacque nella città di Antiochia la prima comunità composta da Giudei e da pagani che, per distinguersi e contrapporsi ai loro compatrioti, assunsero -appunto- il nome di cristiani.
Il cristianesimo si staccava in questo modo dal giudaismo e cominciava il suo cammino da Oriente verso Occidente, dal mondo giudaico all’impero romano.
La missione di San Paolo. Avvenne che nella comunità cristiana irruppe Paolo, e le tensioni si acuirono. Paolo era infatti un giudeo, anzi un fariseo, molto orgoglioso della sua identità giudaica e tenacemente attaccato all'osservanza della Legge; ma era vissuto a Tarso in Asia Minore e aveva quindi una formazione ellenistica che lo rendeva più sensibile ai valori della cultura dei pagani; e inoltre, per qualche servizio reso a Roma dalla sua famiglia, possedeva cittadinanza romana, il che lo predisponeva diversamente nei confronti del governo imperiale. Egli non aveva conosciuto e seguito il Gesù terreno, colui che annunciava la venuta imminente del regno di Dio e forniva una diversa interpretazione della Legge di Mosè.
Nell’esperienza di Damasco, raccontata tre volte da San Luca negli Atti degli Apostoli (9,1-20; 22,6-16; 26,12-18), su cui egli fonda il suo carattere di apostolo, aveva conosciuto il Cristo celeste, il Gesù crocifisso e risuscitato che aveva liberato l'uomo dalla schiavitù del peccato e della morte (quella schiavitù che è entrata nel mondo per la disubbidienza di Adamo e costituisce propriamente per Paolo l'esistenza «nella carne») e che rivendicava nei confronti dei suoi discepoli il ruolo del salvatore e del signore (quel ruolo che, dirà san Paolo, costituisce i credenti in «corpo di Cristo»).
«Vi ho dunque trasmesso, anzitutto, quello che ho ricevuto, che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, e che fu sepolto, e fu risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture, e che apparve a Cefa, e poi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, la maggior parte dei quali vive ancora, mentre alcuni sono morti … Infine apparve anche a me» (1 Cor. 15,3-8).
E non si tratta del «Gesù storico» che i Giudei avevano conosciuto, ma questo Cristo morto e risorto, che aveva posto fine alla Legge e alla storia, che egli predicava a Giudei e pagani come unico mezzo di salvezza. «Anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più cosi», egli dice nella Il’ lettera ai Corinzi (5,16) con un'affermazione che sarebbe stata ripresa e piegata ai propri intenti dalla moderna teologia.
Punti di vista:
Ai nostri giorni, in quest’alba del terzo millennio, i popoli e le culture tendono ad incontrarsi sempre di più (e stranamente, in qualche caso a scontrarsi con presupposti di ignoranza), attraverso i mass-media e sopratutto personalmente. In più contesti si provano i confronti culturali tra le religioni. Si tratta di un insperato momento di grazia agli occhi di coloro che credono in Dio, che addirittura (per i cristiani) opera nel mondo e nella storia, avendo sparso nell'animo di ogni uomo, le inermi parole del suo amore.
Ogni religione, tutte le religioni tendono però a chiudersi in sé, in un campo privilegiato ed esclusivo del proprio rapporto con Dio. Eppure, lo cogliamo nei nostri giorni, le religioni tendono pure e sopratutto ai nostri giorni ad esercitare comprensione ed amicizia anche nei confronti di chi, con pieno convincimento e gioia interiore, pratica e vive una religione diversa dalla nostra. Circostanza, questa ora evocata, tanto diversa quando, anche in tempi non lontani, certi fedeli cristiani, capeggiati da disinformati sacerdoti, osavano chiudere i portoni a cristiani, cattolici, appartenenti peraltro alla stessa diocesi cattolica, e però, portatori di bagagli rituali cattolici ma diversi da quelli soliti in ambito siciliano.
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Antico e Nuovo Testamento
SI TRATTA DI SCRITTI DIVERSIFICATI
Gli scritti del Nuovo Testamento sono vicini al tempo di Cristo. E però compresi quelli che più parlano di lui, i Vangeli o gli Atti degli Apostoli, non sono un «reportage»; sono testimonianze. Garantiscono l'essenziale di un fatto per dirne il significato. Gli scritti sono un'espressione di continuità dell’evento Cristo.
TESTI REDATTI IN EPOCHE DIVERSE
Gli scritti del Nuovo Testamento non sono tutti della stessa epoca. I primi testi vengono datati attorno ai venti anni dopo la morte di Gesù e non si tratta ancora dei Vangeli, ma delle lettere di Paolo ai cristiani di Tessalonica. Scorrendole nel loro ordine cronologico, si può scorgere la traccia dell'evoluzione del suo pensiero e la successione dei problemi incontrati dalle comunità.
La redazione definitiva dei Vangeli sinottici segna un altro periodo letterario che va dall'anno 65 all'80 circa, quando si è avvertita la necessità di disporre di opere sull'insieme del messaggio e della vita di Cristo.
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