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mercoledì 23 settembre 2026

Il gusto della riflessione (28)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

-  -  - 

Ruolo dei governi

 «Il governo è la causa primaria del carattere dei popoli. 

Le virtù e i vizi delle nazioni, la loro energia o 

la loro rilassatezza, i loro talenti, le loro conoscenze o 

la loro ignoranza non sono quasi mai effetti del clima 

o attributi di una razza particolare, ma opera delle leggi»

Leopoldo Franchetti compì
un famoso viaggio in Sicilia
tra il febbraio e il maggio
del 
1876 insieme a Sidney
Sonnino (e con la partecipazione
di Enea Cavalieri) per condurre
un'inchiesta indipendente sulle
reali condizioni sociali, economiche
e politiche dell'isola.

Quella riportata è  una riflessione che sarebbe verosimilmente da approfondire, ma è la convinzione di Leopoldi Franchetti (1847–1917): Nobile, politico ed economista, noto per i suoi studi pionieristici sulla Sicilia e la mafia). 

Come ogni buon toscano dell'epoca, Franchetti col suo brillante bagaglio intellettuale si reco’ in Sicilia con Sonnino. 

Malgrado la celebre ospitalità del Siciliani, e la «cortesia la più squisita» di gran parte delle loro élites, quel viaggio venne effettuato in condizioni difficili e pericolose perché l'isola era attraversata in quel tempo da una grande insicurezza. «Una forza misteriosa e diabolica incombe su questa terra arida» ebbe a scrivere.


giovedì 10 settembre 2026

Il gusto della riflessione (27)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare. 

Ciascuno e’  

artefice della propria vita.

=. =. = Nel momento stesso in cui compie 

una serie di atti nella sua vita, ciascuno 

di noi "scrive" un capitolo della propria "storia.

E capisce quasi istintivamente di essere, 

nel presente in cui vive, il risultato di 

un complesso intreccio di azioni compiute, 

di condizionamenti familiari, di influenze 

derivanti dall’essere nato e cresciuto in un 

determinato paese, in un gruppo sociale, 

in un ambiente piuttosto che in altri. 

 

Quando poi costruiamo progetti per il futuro, siamo 

naturalmente portati a tirare bilanci. E perciò siamo 

spinti a guardare indietro a riflettere sui nostri passi,

 a valutarli criticamente. 

Chi non sappia farlo, finisce per non sapere chi sia. 


Massimo L. Salvadori 
(Ivrea, 23 settembre 1936),
è un eminente 
storico e
politico italiano
,
considerato uno dei
massimi studiosi del
Novecento e della storia
delle istituzioni democratiche
e dei movimenti politici.






########

La riflessione è dello storico  Massimo L. Salvadori, secondo cui  mentre guardiamo all'indietro, lo facciamo inevitabilmente sotto lo stimolo degli interrogativi che la vita ci pone in concreto nel presente: in maniera selettiva, con l'interesse più per taluni aspetti che per altri.

 Poi nuovi bisogni inducono a ripensare ancora, con l'attenzione verso momenti prima trascurati. Così la nostra coscienza e il nostro spirito elaborano, ricostruiscono continuamente la nostra "storia" personale. Il che ci rende tutti "storici" di noi stessi. Ma nessuno vive isolato in una chiusa cerchia personale o familiare. 

Quel che è accaduto e accade nel mondo esterno determina in maniera essenziale la nostra condizione e il nostro destino. Anche qui il passato è presupposto del presente e del futuro. E perciò occorre orientarsi, per darsi orientamenti politici, compiere scelte in base ai propri valori, costruire un mondo che risponda alle nostre aspettative.

Destra e Sinistra

 

Il libretto di  Norberto Bobbio

E’ capitato di sfogliare dopo parecchi anni dall’uscita il libretto che nelle intenzioni del grande filosofo, giurista, politologo e storico Norberto Bobbio, doveva chiarire le parole chiave del linguaggio politico. Quell’ “aureo libretto” come fu estesamente definito e’ un classico del pensiero politico,  ancora attuale grazie alla circostanza che con la sua vasta cultura e formazione e’ attivato alla radice della distinzione che Destra e Sinistra all’idea di eguaglianza.

Destra e sinistra" è il celebre saggio del filosofo e politologo italiano Norberto Bobbio pubblicato nel 1994, nel quale l'autore dimostra che la distinzione tra destra e sinistra politica è ancora valida e non è affatto obsoleta. Esecutore di una sintesi rigorosa tra il liberalismo e il socialismo (liberalsocialismo), ha dedicato la sua vita allo studio della democrazia, dei diritti umani e della pace. Nel 1984 è stato nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Pensieri Principali

Ha definito la democrazia attraverso le sue "regole del gioco", considerandola come l'unico sistema politico capace di garantire le libertà fondamentali senza ricorrere alla violenza.

Ha identificato l'eguaglianza come il criterio discriminante fondamentale: la sinistra tende a attenuare le disuguaglianze, la destra a considerarle naturali o inevitabili.

Ha promosso il positivismo giuridico analitico, separando lo studio del diritto com'è (fatto) da come dovrebbe essere (valore).

Si è costantemente opposto a ogni forma di fanatismo, sostenendo il valore del dubbio e del confronto razionale.

Nel saggio Destra e sinistra del 1994, sostiene che il criterio fondamentale per distinguere i due schieramenti politici sia il diverso atteggiamento nei confronti dell'ideale di eguaglianza. Gli esseri umani sono al tempo stesso simili e differenti, ma le due parti interpretano questa realtà in modo opposto.

== la Sinistra: Attribuisce molta importanza a ciò che rende gli individui uguali e si impegna politicamente per eliminare o ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche che ritiene artificiali,

== la Destra: Tende a considerare le disuguaglianze come ineliminabili, in quanto legate alla natura stessa degli individui o a gerarchie sociali inevitabili, accettandole come dati di fatto.

      Altri elementi della teoria di Bobbio. 

L'asse secondario (Libertà/Autorità): Oltre all'eguaglianza, Bobbio incrocia la distinzione con il giudizio sulla libertà e sul metodo di governo, distinguendo tra moderati ed estremisti.

Uguaglianza e disuguaglianza relative: Nessuno pensa che gli uomini siano del tutto uguali o del tutto diseguali; la differenza sta nell'enfasi e nella direzione dell'azione politica.

Egalitarismo vs Disuguaglianza: Per la sinistra il motore del cambiamento è l'uguaglianza da conquistare; per la destra l'ordine sociale poggia sul riconoscimento delle gerarchie e delle differenze naturali o storiche.

Secondo Bobbio, la sinistra tende a privilegiare l'eguaglianza (anche a costo di limitare alcune libertà economiche sfrenate), mentre la destra tende a privilegiare la libertà individuale (specialmente in campo economico, come il libero mercato) accettando le disuguaglianze che ne derivano.

Il successo del libretto di Bobbio si dovette anche al fatto che uscì proprio mentre il sistema politico italiano si riassestava in senso bipolare, per via della nuova legge elettorale prevalentemente maggioritaria (il cosiddetto «Mattarellum»). Uno scenario che fino al 1992 aveva fatto perno sul centro democristiano si ristrutturava in termini di alternativa tra destra e sinistra. Lo spartiacque tra i due schieramenti diventava a quel punto cruciale.

La tesi di Bobbio era che la distinzione tra destra e sinistra riguardasse fondamentalmente l’atteggiamento verso il concetto di eguaglianza. Mentre la sinistra si pone come obiettivo la riduzione, se non la cancellazione, delle diseguaglianze tra gli uomini, la destra tende a considerarle naturali, quindi ineliminabili, e in alcuni casi proficue, in quanto generatrici del dinamismo economico. Quindi, per fare un esempio immediato, la sinistra è a favore di una tassazione progressiva sui redditi alti per poter redistribuire la ricchezza, mentre la destra ritiene necessario alleggerire il peso del fisco per stimolare gli individui intraprendenti ad alimentare la crescita.

Già più complicato risulta applicare lo schema suggerito da Bobbio al tema dell’immigrazione. In apparenza è tutto semplice: la sinistra è per dare l’opportunità di spostarsi a tutti gli abitanti del pianeta, quindi per una politica di accoglienza e di concessione di diritti ai migranti; mentre la destra ritiene che non si possano far entrare masse crescenti di stranieri, per giunta trattandoli in modo uguale agli autoctoni, senza provocare gravi tensioni sociali.

Ci sono però conseguenze dell’immigrazione che risultano destabilizzanti rispetto a questa visione. La crescente disponibilità di manodopera a buon mercato, determinata dall’afflusso di lavoratori stranieri, contribuisce a tenere bassi i salari, aumentando il tasso di diseguaglianza. Senza contare che spesso i migranti, specie quelli musulmani, sono portatori di una cultura ostile alla parità tra i sessi. Inoltre gli effetti problematici del loro afflusso pesano in larga prevalenza sui ceti più umili, nei cui quartieri vanno ad addensarsi. Il risultato è che il voto degli operai si sposta a destra, un fenomeno evidente in Italia come in Francia e in Germania.

Un’altra questione centrale che sfugge alle coordinate usuali di destra e sinistra concerne l’ambiente. La transizione verso le energie rinnovabili, che la sinistra chiede di accelerare, ha dei costi che sono particolarmente gravosi per i cittadini meno abbienti: si pensi al prezzo delle auto elettriche, o agli oneri di ristrutturazione delle case. In Francia la rivolta dei gilet gialli, nel 2018, venne innescata dall’aumento del costo dei carburanti e non è facile classificarla di destra o di sinistra secondo il criterio indicato da Bobbio.

Più in generale il fenomeno del populismo può sembrare di sinistra: «uno vale uno» è uno slogan indiscutibilmente egualitario, la sfiducia verso i «competenti» e la finanza va in direzione analoga. Ma l’insofferenza per le regole, l’antiparlamentarismo, la tendenza a riconoscersi in leader carismatici ricordano invece una certa destra. E a bollare come «taxi del mare» le Ong che soccorrono i migranti è stato per primo il grillino Luigi Di Maio.

Insomma, destra e sinistra non sono scomparse, il libro di Bobbio rimane un punto di riferimento utile. Però in questi trent’anni le carte della politica si sono assai rimescolate e il richiamo alla discriminante tra eguaglianza e diseguaglianza non appare esaustivo.

lunedì 7 settembre 2026

Il gusto della riflessione (26)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare. 

  • Le insegne del

potere?

= = = Terra, oro, armi, altari erano assunti come i simboli importanti, evidenti dell’Italia medievale.  Cosa li storicizzava ? Quei simboli rimasero tali per un lungo, lunghissimo spazio di tempo. Portavano in sé una tradizione antica quasi quanto l’uomo. 

La terra era veramente lo spazio naturale ed elementare che alimentava il gruppo ristretto degli uomini che vi risiedeva; non era uno strumento di produzione e di scambi per un'economia ampia e sviluppata. 

=  =. = L'oro era una merce preziosa, anzi la merce piú preziosa: qualcosa che valeva, nei tesori e fra i beni ambiti e depredati dei vinti. Non era il risultato di una faticosa produzione e, tanto meno, il veicolo e il sollecitatore di una nuova ricchezza. Le armi erano gli strumenti della difesa e dell'offesa. 

Gli uomini e le donne di potere
politico non si affidano più a
imponenti statue di marmo o
dipinti a olio, ma 
raffigurano
se stessi attraverso i social
media, curando un'immagine
pubblica sospesa tra
 "iper-personalizzazione" e
accessibilità programmata
.
L'obiettivo primario della
comunicazione politica
contemporanea è abbattere la
distanza percepita tra il leader
e il cittadino, trasformando il
potere in qualcosa di
apparentemente familiare,
emotivo e quotidiano.







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 Nel terzo millennio, ai nostri giorni la politica italiana ha vissuto una profonda trasformazione nei simboli e nei comportamenti, spesso percepiti dai cittadini come inadeguati o distanti dalle reali esigenze del Paese e/o della comunità locale. Questo fenomeno si articola attraverso precise costanti comportamentali e retoriche.

Ecco i principali simboli e comportamenti controversi della politica italiana recente, raggruppati per categorie:
L'uso dei beni pubblici ha spesso rappresentato il punto di massima frizione tra classe politica e opinione pubblica.
  • Le "auto blu": Lo status symbol per eccellenza del potere. Nonostante i ripetuti annunci di tagli, aste digitali e spending review da parte di diversi esponenti, l'uso (e l'abuso) delle vetture di rappresentanza con autista è rimasto un simbolo di privilegio e distanza dai cittadini comuni che utilizzano i trasporti pubblici.
  • Viaggi e voli di Stato: Spostamenti a spese pubbliche per motivi personali o per partecipare a eventi di partito e passerelle elettorali, spesso giustificati da generiche "ragioni …. inspiegabili" ma privi di un reale beneficio sociale o istituzionale per la collettività.

Uno dei tratti più evidenti del terzo millennio è la rapidità con cui personaggi nati su spinte anti-sistema o di rottura (magari risalenti a Rifondazione Comunista, …) si sono assimilati agli schemi istituzionali del centro-destra. 

In buona sostanza passaggio dai palchi di protesta alle poltrone filogovernative che  inevitabilmente svuotano di significato le promesse di "aprire i palazzi come scatole di tonno", sostituite dal rapido adattamento ai privilegi del protocollo.

Il comportamento dei  politici si è spostato dalla mediazione istituzionale alla perenne ricerca del consenso immediato.

   

sabato 5 settembre 2026

Il gusto della riflessione (25)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

                                                                                                                              “La storia personale ci rende 
storici di noi stessi”.

===Nel momento stesso in cui compie una 

serie di atti nella sua vita, ciascuno di noi

 "scrive" un capitolo della propria "storia". 

E capisce quasi istintivamente di essere, nel 

presente in cui vive, il risultato di un complesso 

intreccio di azioni compiute, di condizionamenti 

familiari, di influenze derivanti dall'esser nato e 

cresciuto in un determinato paese, in un gruppo

sociale, in un ambiente piuttosto che in altri.

 = = = Quando poi costruiamo progetti per il futuro, 

siamo naturalmente portati a tirare bilanci. 

E perciò siamo spinti a guardare indietro, a 

riflettere sui nostri passi, a valutarli criticamente. 

Chi non sappia farlo, finisce per non sapere chi sia. 


Il professore emerito
dell'Università di Torino e
illustre storico delle
dottrine politiche – interpreta
il 
senso della Storia non
come un disegno
provvidenziale o
un'evoluzione fatalmente
orientata verso il
progresso, bensì come
un 
immenso fiume in
cui scorrono insieme
 acque limpide e acque
terribilmente torbide.



Sono parole dello storico Massimo L. Salvatori (oggi 89enne). Suo pensiero è che tutto ciò che ormai ci sta indietro, lo facciamo inevitabilmente sotto lo stimolo degli interrogativi che la vita ci pone in concreto nel presente: in maniera selettiva, con l'interesse più per taluni aspetti che per altri. Poi nuovi bisogni inducono a ripensare ancora, con l'attenzione verso momenti prima trascurati. Così la nostra coscienza e il nostro spirito elaborano, ricostruiscono continuamente la nostra "storia" personale. Il che ci rende tutti "storici" di noi stessi.

Per Salvadori la storia è il terreno del conflitto, della scelta morale e della responsabilità umana. Il suo pensiero sul valore del cammino storico e sulla sua interpretazione si articola attorno ad alcuni nodi fondamentali: -Nel suo saggio In difesa della storia. Contro manipolatori e iconoclasti, Salvadori affronta il declino dello studio storico a favore di un appiattimento sul presente e sulle discipline puramente tecniche. Il senso profondo della storia risiede invece nella sua funzione di bussola civile. Senza la memoria del passato e delle sue contraddizioni, le società contemporanee perdono la capacità di fare scelte pubbliche consapevoli ed etiche. Lo storico prende posizione contro la cancel culture e i tentativi ideologici di riscrittura retrospettiva, ricordando che il passato va compreso nella sua complessità cronologica e contestuale, non cancellato o giudicato con la moralità del presente. 

Un tema cardine della sua riflessione (sviluppato in L’idea di progresso. Possiamo farne a meno?) riguarda lo scacco dell'ottimismo illuminista. Salvadori evidenzia una drammatica scissione avvenuta nel Novecento:  da un lato, il progresso scientifico e tecnologico ha corso a velocità esponenziale. Dall'altro, il progresso etico-politico ha subito clamorose regressioni, sfociando nei totalitarismi, nei genocidi, nei gulag e nei campi di sterminio. Il "senso" della storia non è quindi una marcia trionfale e garantita verso il meglio; la storia può regredire fino all'annullamento se gli esseri umani non si assumono la piena responsabilità delle proprie scelte.

Per Salvadori studiare la storia serve a ricordarci che gli straordinari strumenti creati dall'uomo (tecnologici ed economici) non hanno una direzione intrinseca: spetta esclusivamente alla cultura, all'orientamento morale e alle decisioni della classe dirigente e dei cittadini stabilire se tali mezzi verranno usati per il progresso o per la catastrofe

martedì 1 settembre 2026

Il gusto della riflessione (24)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

“Coltura e Cultura 

hanno stessa origine”

 ==Ci vuole pazienza, applicazione, curiosità

 e cura per veder crescere delle piante 

rigogliose dai semi che abbiamo piantato. 

==Sono le semplici leggi che

regolano la coltivazione o coltura. 

Per la cultura, che ha proprio la 

stessa origine, non è molto diverso.


Noto giornalista, scrittore,
autore televisivo e teatrale
si occupa principalmente
di tematiche legate alla cultura.



E’ di Paolo Fallai (
giornalista, scrittore e autore televisivo) la frase secondo cui il termine cultura deriva dal verbo latino colere (da cultus, che è il participio passato) e che significa "coltivare". 
Originariamente legato all'ambito agricolo (la coltivazione della terra o di una pianta), il vocabolo è stato poi esteso metaforicamente per indicare la "coltivazione" della mente e dell'anima umana attraverso l'educazione, la conoscenza e l’arte. L’evoluzione che porta dalla coltivazione della terra alla nascita della civiltà e del sapere ci costringe a fare alcuni passi indietro, fino a ricordare il concetto di rivoluzione Neolitica. Questo processo, iniziato circa 10.000 anni fa, ha trasformato l'umanità da nomade a sedentaria. L'agricoltura ha garantito stabilità e controllo sulle risorse. Quindi una produzione regolare e meno dipendenza dalla caccia casuale. Cibo in eccesso conservato per il futuro. Nascita dei primi villaggi stabili vicino ai fiumi. Più risorse disponibili per far crescere la popolazione.

 La divisione del lavoro. Con la nascita dei villaggi e delle prime comunità non tutta la popolazione doveva più dedicarsi alla ricerca di cibo. Con la specializzazione delle attività nascono artigiani, costruttori e mercanti. La differenziazione delle classi sociali si articola in base al ruolo e al possesso della terra (ma naturalmente forza e prepotenza continuano a farla da padrone). Si sviluppano leggi e governi per gestire le comunità (di solito impostate all’inizio dai più forti e dai più prepotenti).


lunedì 31 agosto 2026

Il gusto della riflessione (23)

 Contiamo per qualche tempo di pubblicare frasi, espressioni, opinioni che vanno oltre la superficialità. Vorrebbero essere inviti a riflettere e sopratutto ad operare.

“Seminare dubbi, non

già’ raccogliere certezze”

 
La riflessione accanto descrive 
con grande sensibilità 

un fenomeno
 psicologico e neurologico
molto reale, spesso
riassunto nella 
legge di Ribot o nel
concetto di 
memoria retrograda. 
Nelle
persone anziane, o in
presenza di un declino
cognitivo, i ricordi
recenti (la memoria
a breve termine) sono i
primi a sbiadire perché il
cervello fatica a
fissare nuove informazioni.
Al contrario,
i ricordi della giovinezza
o dell'infanzia (la memoria
a lungo termine) rimangono
nitidi, quasi tangibili, perché
consolidati nel tempo.
  Il vecchio vive di ricordi e per i

ricordi, ma la sua memoria si

affievolisce di giorno in giorno. 

Il tempo della memoria procede all'inverso 

di quello reale: tanto più vivi i ricordi che 

affiorano nella reminiscenza quanto più 

lontani nel tempo degli eventi. 

Ma sai anche che ciò che è rimasto, o 

sei riuscito a scavare in quel pozzo senza 

fondo, non è che un'infinitesima parte 

della storia della tua vita.



=. =. =  = 

 Queste celebri parole appartengono al saggio De senectute e altri scritti autobiografici del filosofo e giurista Norberto Bobbio. Esse descrivono la vecchiaia come un viaggio a ritroso, in cui il passato remoto riaffiora con forza mentre il presente e il passato recente svaniscono. 

Il tempo invertito: Gli eventi lontani (l'infanzia, la giovinezza) diventano più nitidi e vivi rispetto a ciò che è accaduto il giorno prima.

 Il pozzo della storia: I ricordi che emergono rappresentano solo una piccola parte del vissuto totale di una persona. La fragilità del presente: Più la vita si consuma, più la mente si aggrappa a ciò che è radicato nei primi anni dell’esistenza.