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| L'incidente di Ual Ual fu uno scontro armato avvenuto il 5 dicembre 1934 presso la località di Ual Ual (o Walwal), un'area desertica dell'Ogaden ricca di pozzi d'acqua posizionata lungo il confine conteso tra l'Etiopia e la Somalia Italiana. L'evento vide contrapposte le truppe dell'Impero etiopico e un presidio militare italiano composto in larga parte da dubat (truppe coloniali somale). Questo scontro, che provocò la morte di circa 107 etiopi e 30 soldati del presidio italiano, fu amplificato a fini propagandistici dal regime fascista e divenne il principale casus belli formale per l'aggressione e l'inizio della Guerra d'Etiopia nell'ottobre del 1935. |
Conoscere il passato per
non ricadere negli stessi pericoli
Il 30 ottobre 1922 Benito Mussolina raggiunge la capitale e chiama accanto a sé anche due liberali, due democratici, due popolari, i cattolici e due capi di stato maggiore. E rimanda a casa le camicie nere, che sono entrate a Roma marciando, o a cavallo, qualcuno anche in carrozzella.
Quando il duce ha in mano il potere, lo esercita con durezza, finiscono le libertà di stampa e di riunione, c'è un tribunale speciale che non concede appelli, ma Mussolini esalta la gente con la conquista dell’Impero, crea l’Opera maternità e infanzia, promuove la «battaglia del grano», si accorda con la Chiesa, fonda le Corporazioni. Poiché soffre il tormento delle culle vuote, tassa i celibi, premia le famiglie numerose ed esprime al federale di Ravenna il suo programma: «O bambini o legnate». Mussolini piace. «Grande attore prima che tribuno, più tribuno che politico, più politico che statista», dice di lui lo storico Gianfranco Bianchi.
In Germania si inneggia: «Heil Hitler». Il cancelliere arriva a guidare il Paese con l'appoggio della gente, odia gli ebrei ma anche gli sport violenti, è gentile con le signore e bacia la mano alla segretaria, è pieno di premure per il suo cane alsaziano, e disprezza e teme gli intellettuali, gli piacciono i film sentimentali e le operette «con gran mostra di gambe», come annota uno stretto collaboratore, l'architetto Albert Speer. Il 1° settembre 1939 ordina l'assalto: e l'Europa trema. Dodici anni, tre mesi e otto giorni durerà la dittatura del «caporale boemo», come lo chiamava Hindenburg.
Gli anni Trenta sono anni difficili per l'Europa. In Italia si è già instaurata la dittatura di Mussolini e in Germania Hitler sale al potere debellando ogni opposizione con metodi spesso brutali. La Russia è dominata dal pugno di ferro di Stalin. L'evento del secolo, a Mosca, è stata una rivoluzione: quella di ottobre. Nel 1917 è caduto l'impero degli zar. Non c'è pietà per nobili, borghesi, ma neanche per migliaia di socialisti rivoluzionari. La dittatura del proletariato di Lenin, e poi di Stalin, passa come un rullo compressore.
Anche gli intelletuali sono in crisi. Alla disordinata, ma fertile Germania di Weimar, si sovrappone quella della croce uncinata.
La Francia è scossa da continue lotte sindacali e politiche. Cosi pure la Spagna, ma due grandi scrittori, Federico García Lorca e Rafael Alberti, danno al loro Paese «la più bella poesia d'Europa». Nell'aprile del 1939 le truppe franchiste entrano in Madrid. Sui muri delle case diroccate si legge ancora, sbiadita, la scritta: «No pasarán», non passeranno. Le guerre cominciano sempre con un riferimento a nomi trascurabili, che sono anche dei pretesti: Sarajevo, ed è l'inizio di quella che ci ostiniamo a chiamare «Grande Guerra»; Ual-Ual, ed è l'avvio della nostra «impresa etiopica»; Danzica, una cittadina sul Baltico, e si incendia tutto il mondo.
Il 1° settembre, lo stesso giorno in cui Hitler attacca la Polonia, la Francia mobilita e, una settimana dopo, il generalissimo Maurice-Gustave Gamelin ordina che scatti la «Manovre Pierrot». È il nome in codice che sta a indicare l'intervento militare francese a sostegno di Varsavia per alleggerire la pressione tedesca sul fronte orientale. Parigi e Londra hanno dichiarato guerra alla Germania. Intanto le truppe polacche, in poche settimane, vengono sbaragliate. Gamelin ordina ai suoi di rintanarsi nei bunker, considerati imprendibili, della linea Maginot.
Il 10 giugno anche Mussolini, che dice di aver bisogno di alcune migliaia di morti per sedersi al tavolo della pace, prende la grave decisione di entrare in guerra. I francesi si sentono pugnalati alle spalle: solo quattro giorni dopo i nazisti issano la bandiera con la croce uncinata sull'Arco di Trionfo a Parigi.
(Segue)

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