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lunedì 19 ottobre 2026

Scienze sociali: l’Economia

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Stiamo proseguendo dalla precedente pagina: 

di cosa si occupa la Scienza economica?

Lo sviluppo economico
è il processo a medio-lungo 
termine che determina il 
cambiamento qualitativo e 
quantitativo 
dell'economia di 
un paese o di una regione, con 
l'obiettivo di migliorare il 
benessere sociale e la qualità 
della vita
 della popolazione.


C'è una quota crescente di cittadini, tra i lavoratori dipendenti come tra quelli autonomi, che (nei tempi in cui può) risparmia parte del proprio reddito: una massa di risparmiatori che via via aumenta col passare degli anni e col diffondersi della cultura in generale e di quella socio-economica in particolare. I livelli retributivi crescono perché le condizioni del mercato del lavoro sono profondamente mutate rispetto al passato: la disoccupazione è diminuita anche in connessione del fenomeno migratorio dal Sud verso il Nord e per qualche anno si è in Italia sfiorata persino la piena occupazione. Il lavoro è divenuto via via una risorsa «scarsa». Attualmente l'Italia è, fra i paesi industrializzati dell'Occidente, quello in cui la percentuale del risparmio sul reddito è fra la più alta,  un primato talvolta insidiato dal Giappone. Una quota di risparmio molto elevata che con l'andare del tempo si sposa con un reddito rapidamente cresciuto: il reddito nazionale italiano è oggi ai primi posti tra quelli dei paesi industrializzati, dopo gli Stati Uniti, il Giappone, la Germania Federale e la Francia ( il PIL pro capite in Italia è stimato a 38.309 euro). In pratica, una gran quantità di risparmio che cerca una collocazione il più possibile redditizia.

Se negli anni '50/60, il materasso, o un conto corrente postale, o tutt'al più un libretto di deposito bancario sembrava alla maggior parte della gente il sistema migliore per conservare magri risparmi, nei decenni seguenti queste soluzioni appaiono via via più inadeguate. Ma debbono passare ancora moltı annı prıma che il problema delle scelte di investimento finanziario (il deposito bancario, i titoli di Stato, le obbligazioni, i fondi di investimento, le azioni, fino a strumenti sempre più sofisticati) divenga una questione di interesse generale, quale possiamo dire sia oggi. 

 Per molto tempo, infatti, la destinazione «naturale» del risparmio, quando questo superava una certa soglia, era l'acquisto di un'abitazione. Oggi oltre il 60 per cento delle famiglie italiane ha una casa in proprietà e nella nostra realtà di Contessa Entellina più famiglie possiedono più abitazione ( conseguente alla mancata iniziativa di arresto del flusso migratorio) e l'acquisto di altri immobili, da destinare all'affitto, se è la forma di investimento più sperimentata non appare assolutamente conveniente. Ecco quindi che in anni recenti si pongono per i risparmiatori, per gli operatori economici problemi di scelta degli investimenti impensabili in passato e che richiedono un bagaglio di conoscenze economiche molto più cospicuo, rispetto alla tradizionale agricoltura di sussistenza dei decenni e secoli trascorsi.

Il risparmio e il suo conseguente investimento diventano indispensabili per procurarsi fonti di reddito integrative alla pensione per gli anni successivi al ritiro dal lavoro (senza scordare che la vita media si e’ allungata).

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Abbiamo voluto tracciare un ragionamento di taglio familiare. Ma la disciplina economica è rivolta anche (anzi e sopratutto) a chi ha voglia di contribuire alla crescita socio-economica delle comunità, dei territori e degli Stati. Su queste prime iniziali pagine introduttive ci auguriamo di proseguire e di contribuire a diffondere principi e volontà di sviluppo a beneficio delle nostre aree territoriali. Facendo ovviamente pressione sui politici perché, pure loro, anzi sopratutto loro,  si attivino e perseguano la logica dello sviluppo economico e territoriale.


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