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sabato 17 ottobre 2026

Kuntisa e il regime feudale (6)

Primi approcci
Fra le ricerche sulla economia politica e sui dati statistica relativi al secolo iniziato nel 1700 ci e’ capitata una  tabella che nella sua estrema sintesi coglie il numero delle terre (=comunità) e delle anime (=abitanti) ricadenti  nel demanio dello Stato e di quelle invece ricadenti nel dominio feudale. 

Resta esclusa dalla tabella la città di Palermo, la cui  popolazione si era soliti calcolarla in 1/10 di quella del Regno; effettivamente  nel 1770 essa si aggirava intorno ai 180.000 abitanti: sicché Palermo, dopo Napoli era la città con maggiore popolazione della penisola, più di Roma e di Milano. Sostanzialmente i 2/3 del territorio del Regno ed i 2/3 della popolazione erano sotto il dominio baronale. Il rimanente 1/3 era direttamente governato dalla monarchia, in pratica tutte le città demaniali.

Per i baroni, sia le estensioni dei feudi che le persone che su di essi insistevano venivano considerati globalmente sue dirette proprietà. Stando all’ultimo censimento in tempo feudale del 1791, i baroni, e quindi le baronie, sull’Isola erano 340. In questo quadro che via via andremo tratteggiando, va precisato che i baroni erano non solo signori laici, ma anche ecclesiastici. E ciò ci fa subito evocare che sull’attuale territorio di Contessa Entellina, entro confini ben controllati e vigilati, insistettero le signorie baronali non solo dei Cardona e loro successori, ma anche le signorie ecclesiastiche, pure esse baronali, degli Abati di Santa Maria del Bosco.

(Segue)


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