Il rancore — inteso come un sentimento di avversione profonda e duratura covato per un torto o un'offesa subita — è diventato ai nostri giorni uno degli elementi chiave per analizzare i fenomeni politici contemporanei, in particolare la crescita dei movimenti populisti e la disaffezione dei cittadini.
Cosa sta alla base del rancore permanente della cittadinanza rispetto al mondo dei politici ?
- Presunta perdita di prestigio e riconoscimento: Non si tratta solo di disuguaglianze economiche o di reddito, ma della sensazione di non avere riconosciuto valore sociale, onore o considerazione pubblica.
- Disuguaglianze e ascensore sociale bloccato: La ricchezza alle dimensioni nazionali cresce in modo diseguale mentre le opportunità di miglioramento sociale si riducono, generando inevitabili frustrazione verso le classi dirigenti, di qualsiasi livello.
- La "politica di sorvolo": La distanza fra il politicante, che si atteggia a novello principino, viene percepita nei territori (come il tessuto produttivo o le categorie specifiche, le classi meno fortunate) e le istituzioni vengono vissute spesso come snodi burocratici, vessatori e comunque non amichevoli.
Come la politica gestisce o subisce il rancore ?
- La narrazione del torto: Una parte della comunicazione politica dei nostri giorni tende ad accarezzare la frustrazione degli elettori, identificando dei colpevoli altri e promettendo rivalsa.
- Il successo del populismo: Molti analisti — tra cui giuristi e sociologi - evidenziano come il risentimento alimenti il consenso di forze politiche di vario orientamento, moltiplicando l'ostilità sociale anziché cercare sintesi comunitarie.
- Dalla rabbia all'indignazione: Diversi dibattiti politici suggeriscono che per superare questa fase il rancore non debba essere cavalcato, ma trasformato in indignazione propositiva e spinta al cambiamento istituzionale.

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