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martedì 13 ottobre 2026

Scienze sociali: l’Economia

  Su sollecitazione di un conoscente, uno studente, sul blog con relativa ricorrenza tratteremo di “Economia”, quella scienza sociale che analizza come gli esseri umani gestiscono (o dovrebbero gestire) le risorse scarse per soddisfare bisogni illimitati e che pertanto si occupa di produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi. Usa modelli matematici, statistica e dati quantitativi per formulare teorie e fare previsioni. Studia il comportamento delle persone e delle società; per questo motivo è influenzata da psicologia, storia, politica e imprevisti che rendono le previsioni meno rigide.

L’Economia fornisce agli Stati
gli strumenti per regolare i mercati,
combattere la povertà e la
disuguaglianza, e gestire sanità,
istruzione e imposizione fiscale.
Spiega fenomeni complessi
come l'inflazione, l'andamento dei
 salari, la disoccupazione e le crisi
finanziarie. 
Studia l'uso ottimale
delle risorse naturali e lo sviluppo
di modelli come l'
Economia
circolare.








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Perché il cittadino comune, quello che magari vive di un solo reddito da lavoro dipendente, un salario o dal reddito di un esercizio artigiano o commerciale o della gestione di una azienda agricola, o coi proventi di uno stipendio o pensione, ai nostri giorni dovrebbe occuparsi di questioni economiche? di conoscere le situazioni che direttamente o indirettamente influiscono sul suo portafoglio e/o in quello familiare?


Fino ad un paio di decenni fa l'unica economia che poteva interessarlo era quella «domestica», cioè come spendere il proprio reddito distribuendolo razionalmente tra i diversi bisogni primari da soddisfare: alimentazione, abbigliamento, abitazione, tempo libero e così via. Oggi invece il cittadino del terzo millennio percepisce, e giustamente, di essere sempre più coinvolto anche dalle grandi questioni economiche (dal cosiddetto andamento macroeconomico del paese) e dagli affari della finanza pubblica e privata. Senza purtroppo essere stato direttamente coinvolto in tante scelte di natura politica.


Cosa sta capitando sotto i nostri occhi di cittadini del terzo millennio?


In verità  nel corso di un periodo molto lungo, con più intensità nei decenni più recenti, si sono verificati numerosi mutamenti qualitativi nel rapporto tra la generalità dei cittadini e i sistemi economici entro cui vivono. Ciò che in passato interessava solo una ristretta cerchia di persone è ora materia di scelte quotidiane e di valutazione per una massa sempre più larga di persone.


Alcune evoluzioni:

1) la riduzione dell’occupazione agricola e la contrazione di peso delle attività agricole più povere: quelle del piccolo contadino e del mezzadro con un modesto appezzamento che fino agli anni sessanta del Novecento in Sicilia, a Contessa Entellina, erano diffuse. Dietro a quella economia rurale c'era molto autoconsumo. In altre parole, la famiglia contadina produceva in primo luogo per soddisfare direttamente i propri bisogni, quelli alimentari innanzitutto, e solo il residuo veniva scambiato sul mercato con denaro.


Era un'economia familiare nella quale la moneta, i movimenti dei prezzi e tutto ciò che vi è connesso avevano in definitiva un ruolo marginale. La riduzione di quell’agricoltura per l'autoconsumo, la sua progressiva sostituzione con un'agricoltura più moderna e decisamente orientata al mercato costituiscono un processo che ha coinvolto milioni di italiani. Nel 1951 ancora il 42,2% per cento della popolazione attiva era assorbito dall'agricoltura, contro il 3,4 per cento circa attuale.


L'ingresso in una fabbrica o in un ufficio di una quota sempre crescente della popolazione non è stato comunque di per sé motivo sufficiente ad alimentare un grande flusso di domanda di conoscenze economiche. Negli anni di più intenso sviluppo e industrializzazione, gli anni '50 e i primi anni ‘60, il mercato del lavoro — il rapporto tra domanda e offerta di manodopera — presentava una larga sovrabbondanza di braccia. La presenza di molti disoccupati fa del lavoro una merce in eccesso. Come conseguenza i salari e gli stipendi si mantenevano relativamente bassi, nella maggior parte dei casi appena sufficienti a soddisfare i bisogni essenziali o poco più.

Il discorso vale, grosso modo, anche per buona parte dei lavoratori autonomi negli anni '50-'60. Il piccolo commerciante e l'artigiano, il coltivatore diretto si trovavano a prestare servizi in una società nella quale i consumi erano ancora contenuti, le scelte dei consumatori erano oculate perché tenute a freno dai bassi redditi: i redditi degli artigiani e dei commercianti come quelli dei piccoli coltivatori della terra conseguentemente erano risicati.


(Segue)


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Per qualche tempo svilupperemo il discorso introduttivo e retrospettivo per coinvolgere l’interesse, speriamo, sopratutto, dei giovani. In seguito proveremo a capire cosa e come e cosa fanno nel loro impegno professionale gli economisti.




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