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| I riveli di beni ed anime erano i censimenti periodici della popolazione e del patrimonio introdotti nel Regno di Sicilia a partire dal XVI secolo. Il loro scopo principale era di natura fiscale e militare: servivano infatti a calcolare e ripartire i "donativi" (le tasse) che ogni municipalità (Università) doveva versare alle casse del Regno e a stimare il numero di uomini atti alle armi. |
Prima ancora di inoltrarci nella vicenda storica sul regime feudale siciliano, e poi specificatamente di quello dei Cardona, riteniamo utile presentare alcune utili fonti chiarificatrici su quei lontani tempi:
I riveli di beni e di anime.
I riveli erano registri fiscali che si accompagnavano a censimenti periodici introdotti nel Regno di Sicilia a partire dal XVI secolo (dal 1569 che venivano curati dal Tribunale del Real Patrimonio). Servivano a ripartire i donativi, ossia i tributi che ogni comunità, definita Università (p. esempio Kuntisa) doveva versare alle casse statali (il Regno di Sicilia) in base alla ricchezza effettiva ovvero presunta (vedremo in seguito come veniva applicata). Sul piano operativo si applicava ad ogni capofamiglia (o "rivelante") che era obbligato a dichiarare i componenti del proprio nucleo familiare (le anime con nomi ed età) e i propri averi (case, terreni, animali, debiti, crediti e affitti). Oltre che a finanziare le spese del Vice-reame di Sicilia i Riveli servivano anche a stimare il numero di uomini atti alle armi presenti sul territorio. Altre utili fonti potrebbero essere i registri parrocchiali, ove non siano andati perduti.
- 1505, 1548, 1569-1570, 1583, 1593
- 1606, 1616, 1623-1624, 1636, 1651, 1681
- 1714, 1747-1756
- 1806 e 1831 (prima quindi dell'unificazione e poi col primo censimento nazionale che si svolgerà nel 1861). (Segue)

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