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| Il nuovo "Decreto Sicurezza" (formalmente recante "Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile"), è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 246 ed è ufficialmente in vigore dal 23 ottobre 2026. |
Dopo le devastazioni dello scorso fine settimana a Milano, martedì il governo ha varato l’ottavo decreto Sicurezza: sono state introdotte misure per inasprire le pene e le sanzioni contro i disordini pubblici, la criminalità giovanile e le violenze durante le manifestazioni. Tra le nuove norme, l’arresto in flagranza differito per i reati di devastazione, saccheggio e partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche e l’estensione del fermo preventivo prevista anche per i piccoli raduni.
Questo provvedimento d'urgenza fa seguito a una precedente tornata di norme sulla sicurezza varata a inizio anno (il D.L. 23/2026 convertito nella Legge 54/2026) e introduce un'ulteriore e decisa stretta penale e amministrativa, concentrandosi in particolare sulle violenze durante le manifestazioni pubbliche e sulla responsabilità legata ai reati dei minori. Il decreto introduce nel codice penale il nuovissimo articolo 420-bis c.p., specificamente mirato a punire la violenza nelle manifestazioni pubbliche:
-Chiunque partecipi attivamente a condotte violente nel corso di manifestazioni rischia la reclusione da 2 a 5 anni.
-Per chi organizza, promuove o dirige tali condotte violente, la pena è decisamente più severa e va da 4 a 12 anni di reclusione.
-Vengono potenziati gli strumenti di prevenzione a disposizione della polizia per il mantenimento dell'ordine pubblico in contesti di piazza.
Un altro asse portante del testo è il contrasto ai reati commessi dai minori, che introduce una forte responsabilizzazione della sfera familiare:
—-Viene inasprito il principio della "responsabilità genitoriale" per i danni causati dai figli minorenni, prevedendo specifiche sanzioni economiche o risarcitorie a carico dei genitori dei minori che commettono atti illeciti o vandalismi.
—-Questa misura ha sollevato forti dibattiti politici e sociali in merito alla sostenibilità economica per le famiglie meno abbienti.
Il D.L. 190/2026 si affianca e integra le misure già introdotte dal primo decreto sicurezza dell'anno (il D.L. n. 23/2026 di febbraio), che aveva già stabilito:
= Pene più severe per il porto di armi bianche (lame superiori a 8 cm e modelli pieghevoli);
= La procedibilità d'ufficio per i furti con destrezza e l'introduzione del reato di rapina organizzata (fino a 25 anni di carcere);
= L'estensione del Daspo urbano e l'istituzione delle "zone rosse" prefettizie (fino a 18 mesi) per allontanare soggetti pericolosi da determinate aree delle città;
= L'inasprimento delle pene per la fuga pericolosa in auto davanti al posto di blocco (fino a 5 anni di reclusione).
L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha espresso forti perplessità, definendo "miope" la scelta di rispondere a problematiche sociali e giovanili unicamente attraverso la creazione di nuovi reati e l'inasprimento delle risposte repressive, senza un parallelo investimento sulle cause profonde del disagio.

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