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sabato 26 settembre 2026

Gli immigrati e l’Italia

Gli italiani all'estero sono oltre 6,6 
milioni, un numero che sale a circa 
80 milioni se si considerano i 
discendenti e gli oriundi nel mondo.
Oggi si contano oltre 6,6 milioni 
di residenti all'estero iscritti all'AIRE, 
soprattutto in Europa (Germania, 
Regno Unito, Svizzera e Francia).
Paesi come il Brasile e l'Argentina 
accolgono le comunità di origine 
italiana più grandi del pianeta.





Il tetto agli «stranieri».

A partire dal prossimo anno scolastico (2027-28), in prima elementare potrà esserci al massimo il 30% di bambini «stranieri». Ma nel conto non entreranno i nati in Italia o che abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Alle scuole medie e superiori, il limite del 30% non riguarderà gli studenti stranieri che abbiano frequentato con successo (cioè senza bocciature) la scuola italiana per almeno tre anni. Le classi intermedie già formate non saranno toccate. Il tetto si applica da subito solo a chi arriva in Italia ad anno scolastico iniziato.

Cosa devono fare i dirigenti scolastici se si trovano con più del 30% di alunni migranti di prima generazione che non abbiano frequentato due anni di scuola dell’infanzia o tre anni delle elementari e medie? Devono rivolgersi agli uffici scolastici territoriali, cui toccherà spostare il numero di studenti necessario a rispettare il tetto.

Quanto lontano dal loro luogo di residenza? Il decreto sancisce il «principio di prossimità» da rispettare, ma non specifica il raggio massimo di distanza tra casa e scuola. Sono previste deroghe (per esigenze familiari particolari, a partire dai casi di disabilità). Quando il superamento del tetto è inevitabile, scatta la misura alternativa dei corsi di lingua.

 Divieto di volto coperto 

Il decreto non menziona burqa e niqab (mentre nella relazione tecnica sono citati i caschi). E’ dunque vietato «partecipare alle attività curriculari ed extracurriculari delle istituzioni scolastiche con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto».


venerdì 18 settembre 2026

Chi siamo, dove andiamo?

 Sulla meraviglia dell’Universo.

Noi esseri umani siamo Homo sapiens,
l'unica specie superstite del genere 
Homo, e veniamo biologicamente
dall'Africa subsahariana
, dove la
nostra specie si è evoluta circa 
200.000–300.000 anni fa
 prima di
migrare e colonizzare l'intero pianeta.

La storia della nostra provenienza
non è una linea retta, ma un cespuglio
pieno di ramificazioni:
-Gli antenati che hanno dato inizio alla
 transizione verso la postura eretta
(come gli 
Australopitechi, di cui la
celebre Lucy è l'esempio più noto) vissero
in Africa tra i 4 e i 2 milioni di anni fa.
-Circa 2,5 milioni di anni fa
comparvero le prime forme umane
in grado di fabbricare utensili
 (
Homo habilis).





Paul Davies, astrofisico e saggista britannico di fama internazionale ha scritto: «Nell'universo sono emersi molti fenomeni affascinanti: mostruosi buchi neri del peso di un miliardo di Soli che mangiano le stelle e vomitano getti di gas; stelle di neutroni che ruotano su se stesse mille volte al secondo, la cui materia è compressa a un miliardo di tonnellate per centimetro cubo; particelle subatomiche così inafferrabili che potrebbero penetrare anni luce di piombo solido; onde gravitazionali il cui flebile passaggio non lascia alcuna impronta percettibile. Eppure, per quanto stupefacente possa sembrare tutto ciò, il fenomeno della vita è più straordinario di tutti gli altri messi insieme».

Quella vastità e inospitalità del cosmo entro cui ci ritroviamo noi uomini del pianeta Terra e’ nello stesso tempo fonte di meraviglia assoluta giusto la percezione che esista un fenomeno così complesso, così ricco e così fragile come fragile e’ la nostra vita. 


Continua Davies: «C'è un'infinità di stelle, almeno 10 miliardi di miliardi. Ma questo numero è di una piccolezza insignificante rispetto alle immani probabilità contrarie anche solo di una semplice molecola proteica». Davies continua sulla teoria del caso fortuito quale spiegazione dell'origine della vita, la teoria del colpo di fortuna chimico: «Le probabilità contrarie alla sintesi puramente casuale delle sole proteine sono circa 1.040.000, ciò significa 1 seguito da 40.000 zeri ».


——

Continueremo a riportare motivi di riflessioni sul tema.

martedì 15 settembre 2026

Chi siamo, dove andiamo?

 La vicenda umana (2) 

 Al seguito della cultura scientifica, caratteristica specifica ai nostri giorni, seppure non esclusiva della parte occidentale della Terra, sappiamo che le origini dell’uomo vanno colte nelle tappe essenziali della vicenda evolutiva della famiglia zoologica di appartenenza (=Hominidae).  Si tratta di una sequenza evolutiva continua, anche se taluni studiosi del campo paleoantropologico risentono, secondo certa letteratura, di una carenza di reperti fossili.

La mappatura dei genomi
 ha dimostrato che l'essere
umano e lo scimpanzé
condividono circa il 
98% - 98,7% del
patrimonio genetico.
La differenza molecolare
minima (pari a circa l'1,2%
 - 1,5%) si concentra
principalmente nei geni
che regolano lo 
sviluppo
del cervello
 (in particolare
della corteccia cerebrale),
l'assetto anatomico
 (apparato fonatorio e
scheletro adatto al
bipedismo) e il sistema
 immunitario.

L'evoluzione non è una
linea dritta, ma un cespuglio
ricco di ramificazioni.
 L'ultimo antenato comune
tra noi e gli scimpanzé
 (chiamato in gergo
scientifico 
CHLCA, 
–human last common
ancestor
) visse nel tardo
Miocene.


Gli scimpanzé usano
 baci, abbracci, strette
di mano e solletico per
comunicare, manifestando
empatia, lutto e senso
della famiglia.
Proprio come i primi
ominidi, gli scimpanzé
modificano rametti per
 "pescare" le termiti o
usano pietre come martelli
per spaccare la frutta a
guscio.









Ciò nel campo scientifico, sulle origini dell’uomo, sappiamo e’ frutto degli studi avviati a metà del XIX secolo con la pubblicazione dell’Origine della Specie di Charles Darwin, che nel 1859, creò le basi concettuali per interpretare la complicata sequenza di esseri viventi svelata lungo vari decenni di studi dalla ricerca paleontologica.

 Le idee sulla complessa problematica iniziò a svilupparsi e poi ad affermarsi sulla scorta della scoperta di oggetti (interpretati come preistorici), rinvenuti in siti della Valle della Somme (in Francia) dove stavano pure resti di elefante e di rinoceronte. Nel 1856, in una  Valle, detta Neandertal, furono scoperte ossa umane, molto diverse  da quelle dell’uomo attuale. La segnalazione su “uomo di Neanderthal” fu seguita da tanti altri ritrovamenti, nel corso dell’Ottocento, inducendo alla convinzione e allo sviluppo della paleontologia umana che pervenne al riconoscimento di fasi sempre più antiche della storia evolutiva umana. Fu identificata in un primo tempo l’Asia  ( e poi l’Africa) come area della differenziazione delle forme iniziali degli ominidi.

Ai nostri giorni la Scienza, come risultato della storia evolutiva  iniziata cinque milioni di anni fa in Africa Orientale, garantisce che l’attuale forma umana e’ il risultato di una storia evolutiva durata, appunto più di 5 milioni di anni, come risposta a pressioni selettive  connesse allo sviluppo di un ambiente aperto di savana.

La comparsa di un mondo culturale e le interazioni tra questo e quello biologico hanno determinato pressioni selettive  reciproche e creato situazioni uniche tra i viventi.

 L’uomo attuale conserva, comunque, nella sua organizzazione corporea molte caratteristiche ereditate da antenati arboricoli e differisce dal parente più prossimo del regno animale, lo scimpanzé, per molto meno dell’1% del suo patrimonio genetico.

(Segue)

domenica 13 settembre 2026

Chi siamo, dove andiamo?

 Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?" (titolo originale: D'où venons-nous ? Que sommes-nous ? Où allons-nous ?) è il capolavoro del pittore francese Paul Gauguin, realizzato nel 1897 a Tahiti.

Come suggeriscono molte visioni
antropologiche, noi umani,
non siamo isole. L'essenza umana
si realizza nel rapporto con l'altro
 ("Io e Tu") e nella capacità di
provare empatia e cooperare.


L'opera, oggi conservata al Museum of Fine Arts di Boston, rappresenta il testamento spirituale e artistico del pittore, dipinto in un momento di profonda crisi personale dovuta alla malattia, alla povertà e alla tragica morte della figlia Aline.

Il dipinto ha una struttura a fregio che va letta da destra verso sinistra, invertendo il senso di lettura occidentale. Questo percorso simboleggia l'intera evoluzione della vita umana attraverso tre grandi quesiti esistenziali.

 1) Da dove veniamo? (A destra): La scena si apre con un neonato adagiato sulla terra e circondato da tre donne. Rappresenta l'origine della vita, l'infanzia e l'innocenza primordiale dell'essere umano.

2) Chi siamo? (Al centro): Una figura giovanile eretta coglie un frutto da un albero. Simboleggia l'età adulta, la maturità, il pieno godimento dell'esistenza e la perenne ricerca di conoscenza.

3) Dove andiamo? (A sinistra): Il ciclo si chiude con una donna anziana, accovacciata e logorata dai pensieri, che sembra attendere la fine dei suoi giorni. Accanto a lei, un uccello bianco che stringe una lucertola rappresenta l'inutilità delle parole vane di fronte al mistero della morte.

====  

 Sul blog abbiamo iniziato a riportare riflessioni tanti anni fa, soffermandoci nel tratteggiare, più che altro, la quotidianità del nostro piccolo mondo locale, di Hora, del nostro piccolo paesino. Narravamo di presunti credenti nel Vangelo che non amavano avere nei loro pressi, nella loro Chiesa, periodiche visite di altri credenti, cresciuti pure essi cattolici seguendo impostazioni di altre parrocchie, pure esse cattoliche.

 Da allora spaziamo sul blog ben oltre la nostra comunità locale. Perché? L’intento d’origine e quello successivo era, e continua ad essere, acquisire strumenti culturali per comprendere il mondo entro cui viviamo. Dalla narrazione del quotidiano siamo passati alla riflessione sul vivere umano e siamo pure andati  oltre il limite locale. Recentemente con l’allargamento dell’orizzonte visivo, con l’aggiunta di argomentazioni culturali, socio-economiche e politiche e panoramiche sempre più ampie, vogliamo insistere nel mettere a fuoco ancora più l’uomo, ciascuno tipo di essere come noi che opera all’interno della società contemporanea. 

 Ci proponiamo di raccontare possibilmente singole e pure vaste vicende umane e sociali, ma l’intento vero continuerà sempre ad essere quello di tratteggiare le minute azioni di ciascuno che diventano comportamenti o comunque hanno ricadute sociali, in quanto espressione di eventi che agitano l’essenza dell’uomo.

giovedì 3 settembre 2026

La strage di via Carini

Il generale Carlo Alberto dalla
Chiesa
 (Saluzzo, 27 settembre
1920 – Palermo, 3 settembre 1982)
 
è stato uno dei più importanti 
generali, prefetti e servitori dello
Stato italiano
, simbolo indiscusso
della lotta contro il terrorismo e la 
mafia
. La sua determinazione e le
sue innovazioni investigative hanno
segnato la storia contemporanea
d'Italia, pagate tragicamente con
la vita nella 
strage di via Carini.





Era il 3 settembre del 1982 quando con il massacro del prefetto-generale Carlo Alberto dalla Chiesa, della giovane moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente Domenico Russo scrisse qualche giornale  rischiò di morire «la speranza dei palermitani onesti» e si capì che occorreva richiamare il Paese alla «resistenza» e a una «difesa della democrazia mortalmente minacciata». 

Pertini parlo’ di «una sfida non più tollerabile». Gli editoriali di più giornali proposero di mettere mano alla legislazione antimafia, di trovare armi efficaci contro un mostro spesso annidato nei gangli (infedeli) dello Stato, perfino di «fare uso dell’articolo 102 della Costituzione che consente la creazione di sezioni specializzate della magistratura». E sarà proprio questa visione che anticiperà di dieci anni ciò che Giovanni Falcone avrebbe realizzato con l’istituzione della Superprocura e delle direzioni distrettuali antimafia. Dalla Chiesa parlando a Palermo auspicava proprio quegli interventi. Era  arrivato a Palermo cento giorni prima per intercettare il nodo mafia-politica «senza riguardi per nessuno», come il generale aveva ripetuto anche a Giulio Andreotti con riferimento agli uomini della sua corrente, definita «la famiglia politica più inquinata». 

Furono cento giorni segnati da ostilità e promesse mancate. A cominciare da quelle sui poteri di coordinamento della lotta alla mafia, mai concessi. Quel 3 settembre resta una data spartiacque nella storia della mafia e dell’antimafia. Quella sera la questione mafiosa diventò una questione nazionale e i Palazzi romani dovettero fare passi fino ad allora bloccati, come l’inserimento nel Codice penale del reato di «associazione mafiosa» (il 416 bis), la rapida approvazione della legge Rognoni-La Torre per i patrimoni dei boss e l’istituzione di un Alto commissariato contro la mafia. 


mercoledì 12 agosto 2026

Parole frequenti sui media


Report è lo storico programma
televisivo italiano di giornalismo
investigativo, in onda in prima
serata su Rai 3 la domenica
alle ore 20:30
. Ideato storicamente
da Milena Gabanelli, dal 2017 è
condotto e guidato da 
Sigfrido
 Ranucci.


Il programma è al centro della
cronaca giudiziaria a causa
dell'inchiesta della Procura di
Roma su Valter Lavitola, indagato
 per aver commissionato una
finta bomba davanti alla casa di
Ranucci. Secondo l'accusa,
il gesto non era un attentato
violento, ma un piano per
spingere l'opinione pubblica a
sostenere una (mai avvenuta)
 carriera politica del giornalista,
allontanandolo di fatto dalla
conduzione del programma
.

Report

E’ la denominazione della trasmissione Rai di giornalismo investigativo condotta dal 2017 da Sigfrido Ranucci, e prima di lui da Milena Gabanelli (1994-2016). Vi lavorano in tutto dieci persone, che fanno da supporto agli autori freelance che realizzano le puntate. Sono andate in onda 553 puntate, di 120 minuti l’una, in 29 edizioni.

Valter Lavitola, 60 anni, è stato arrestato e portato in carcere a Rebibbia per l’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, il conduttore della trasmissione.

L’attentato era finto: mirato ad «accrescere la popolarità» di Sigfrido Ranucci e «favorirne l’ascesa politica» per garantire un «ruolo di primo piano nel nuovo scenario» a chi lo aveva commissionato. Ma lui, il mandante, «l’amico fraterno» Valter Lavitola, in carcere ieri ci è finito davvero. 

sabato 8 agosto 2026

Agosto

 

Per  il caldo estremo si muore. 
Quando la temperatura interna
supera i 40-41 °C, il corpo non
riesce più a raffreddarsi
. Questo
provoca il collasso degli organi
vitali, gravi danni al cervello e
problemi al cuore. Le categorie
più a rischio sono gli anziani, i
malati e chi lavora all'aperto.


Per il caldo si parla di ondate e sembra che non piova più, ci sono solo nubifragi e grandinate. L’afa opprimente dicono alcuni che ci sia sempre stata, ma a dirlo sono tutti coloro che negano i danni del cambiamento climatico. In verità, la sensazione è che viviamo l’esasperazione dei fenomeni estremi e l’allarme lo lanciano più scienziati.

 Stiamo assistendo all’ennesima occasione per dividere il mondo tra chi può vivere temperature accettabili (luoghi di vacanza, aria condizionata, giardini e case confortevoli) e chi invece è costretto a lavorare sotto il sole cocente o soffre in aree tormentate dalla siccità o è talmente povero che non può permettersi di combattere l’afa e tutto quello che ne consegue. 

  Le statistiche sui morti sul lavoro dicono che sono ormai stabilmente un centinaio al mese, nel clamore degli annunci e nella povertà dei fatti: le ispezioni all’Inail diminuiscono perché gli ispettori sono sempre meno. 

  Le vittime del caldo non si sa, peraltro, bene neanche in quale statistica contarle. 

Come difendersi dal caldo estremo
  • Bere molta acqua e mangiare frutta fresca.
  • Evitare di uscire nelle ore più calde della giornata.
  • Restare in luoghi freschi o con aria condizionata.
  • Non fare sforzi fisici intensi sotto il sole.
  • Controllare spesso le persone anziane o fragili.

8 Agosto

Marcinelle, 1956
  L'8 agosto 1956, nella
miniera di carbone 
Bois du Cazier a
Marcinelle (Belgio),
un incendio a 975
metri di profondità
causò la morte di
262 minatori.
Tra i caduti si
contarono ben
136 giovani immigrati
italiani, partiti per
sfuggire alla miseria.




L’8 agosto di 70 anni fa nell’incendio sottoterra in Belgio persero la vita anche 136 lavoratori italiani. Uomini, mariti, fratelli che lasciarono il Paese spinti dalla fame e dagli accordi del dopoguerra: il Belgio per ogni minatore regalava a Roma da 2,5 a 5 tonnellate di carbone. 

Di questo parla il libro di Di Stefano sulla tragedia di Marcinelle, avvenuta l’8 agosto 1956. Il libro è un coro, un’orazione pubblica di un disastro non solo italiano ma europeo, un evento che getta una luce sinistra sul nostro dopoguerra, nel quale si coagulano alcuni temi fondamentali della nostra modernità, nata dalle macerie della Seconda guerra mondiale, e che si trovano sepolti nelle vene di una miniera di carbone, diventata letteralmente una tomba di fuoco, fumo per molti uomini.

Il libro:
L'accordo "uomo-carbone": La tragica realtà del protocollo del 1946 con cui l'Italia inviava manodopera in Belgio in cambio di forniture di carbone a prezzo agevolato.

Le colpe della giustizia: La denuncia delle misere condizioni lavorative e della disorganizzazione, che portarono all'assoluzione quasi totale dei responsabili nei processi dell'epoca.
Il dovere della memoria: La lotta attiva contro la rimozione storica di un capitolo fondamentale ma doloroso dell'Italia del secondo dopoguerra.

venerdì 24 luglio 2026

Parole frequenti sui media

 

Il procedimento è regolato dall'art.
681 del codice di procedura penale.
Può essere avviata su domanda del
condannato, del coniuge/convivente,
di un parente, del tutore, o tramite il
proprio avvocato. In alternativa, può
essere proposta dal Presidente del
Consiglio di disciplina o avviata
d'ufficio dal Ministro della Giustizia
o dallo stesso Capo dello Stato.




Grazia

L’articolo 87 della Costituzione prevede che il capo dello Stato, può concedere la grazia e commutare la pena. L’atto estingue, in tutto o in parte, la pena inflitta. La domanda va diretta al Ministero di Grazia e Giustizia. Concessa la grazia, il pm ne cura l’esecuzione, ordinando nel caso la liberazione del condannato.

A differenza di amnistia e indulto, non cancella il reato ma incide solo sulla pena (principale o accessoria), estinguendola in tutto o in parte. Il procedimento è regolato dall'art. 681 del codice di procedura penale. Può essere avviata su domanda del condannato, del coniuge/convivente, di un parente, del tutore, o tramite il proprio avvocato. In alternativa, può essere proposta dal Presidente del Consiglio di disciplina o avviata d'ufficio dal Ministro della Giustizia o dallo stesso Capo dello Stato.

martedì 14 luglio 2026

Estate 2026

 

L’estate 2026 si sta preannunciando
come una 
stagione caratterizzata da 
temperature record ben sopra la
media globale
 e da un forte impatto
economico sulle famiglie, ma anche
da un ritorno in grande stile del turismo
 balneare e dei festival estivi.





Stando ai media la settimana corrente è caratterizzata da temperature altissime, di 7-8 gradi sopra la media, fino a raggiungere anche i 43 gradi. Il picco sarà tra mercoledì (domani) e giovedì (dopo-domani). Gli scienziati hanno dimostrato che l’aumento della concentrazione di CO2 nell’atmosfera è tra le cause principali del riscaldamento globale (non la sola). Alcuni studi suggeriscono che l’effetto diretto della CO2 sulla temperatura globale sia di circa un grado per un raddoppio della sua concentrazione atmosferica. L’aumento delle emissioni, a causa principalmente di combustione di carbone, petrolio e gas naturale ha portato a fenomeni estremi più frequenti, come ondate di calore, siccità, innalzamento del livello dei mari e fenomeni meteorologici estremi. La persistenza dell’anticiclone africano è un altro fattore. Quindi ci sono due fenomeni che si combinano: la maggiore frequenza di eventi di aria calda africana che si sposta in Europa e temperature che nel complesso si sono alzate di uno o due gradi.

 Con il caldo il corpo perde acqua e sali minerali e la pressione si abbassa. Per evitare la disidratazione bisogna bere almeno otto bicchieri d’acqua al giorno (se si è ben idratati, le urine sono chiare). No a bibite zuccherate (non dissetano), bevande ghiacciate (il freddo aumenta la produzione di calore), alcolici e caffè (sono diuretici). Sì a pasti ricchi di frutta e verdura. Tra gli alimenti più idratanti anguria, melone, cetrioli, zucchine, fragole, ciliegie, albicocche, fichi, frutti di bosco, pomodori, melanzane, sedano e peperoni. Meglio limitare fritti, salse, piatti salati, che aumentano la sete, favorendo la disidratazione. Attenzione agli sbalzi termici dopo aver mangiato. Esporsi all’aria condizionata fredda o tuffarsi in mare può favorire una congestione, con sintomi come dolore addominale, nausea, pallore, perdita di coscienza.


venerdì 10 luglio 2026

Dalla prepotenza alla mafia (2)


La Legge 3 luglio 1875,
 n. 2580
 (pubblicata sulla
Gazzetta Ufficiale n. 157 dell'8
luglio 1875) fu varata dal
governo come misura
temporanea ed eccezionale
per reprimere il grave
fenomeno del brigantaggio
e della criminalità
organizzata nelle province
del Mezzogiorno.
Il suo articolo unico stabiliva
l'applicazione di 
provvedimenti
speciali e straordinari di
pubblica sicurezza
 (tra cui il
domicilio coatto, i rigidi
controlli sui passaporti e le
restrizioni per i vagabondi)
 fino al 1° luglio 1876 nelle
zone in cui l'ordine pubblico
era maggiormente turbato
da omicidi, grassazioni ed
estorsioni.
La funzione originaria di
queste norme confluì poi nel
tempo all'interno del sistema
di Pubblica Sicurezza.





 Ricordando il prof. Anton Blok

Era il 3 giugno 1875 quando, probabilmente per la prima volta nella Storia italiana, alla Camera dei deputati, nell’intento di combattere  la mafia e la camorra, inizia un lungo e in qualche modo appassionato dibattito sui provvedimenti straordinari di pubblica sicurezza proposti il 5 dicembre  1874 dal ministro degli interni Girolamo Canteli. 

La Sinistra Storica, guidata da Agostino De Pretis, si oppose al progetto di dare poteri eccezionali di polizia (fra i quali l’arresto preventivo) alle autorità militari e di attribuire ai prefetti il potere di inviare al domicilio coatto le persone sospette, e chiede misure di risanamento economico e sociale.

L’arbereshe Francesco Crispi afferma che il governo, e non “la natura dei luoghi e gli istinti degli abitanti” e’  responsabile dell’aumento dei reati in Sicilia.

Luigi La Porta, deputato del collegio di Agrigento, denuncia il progetto come antiliberale e offensivo della Sicilia. 

Diego Tajani, già procuratore generale della Corte d’appello di Palermo, accusa il governo di connivenza con le organizzazioni mafiose.

Il dibattito viene temporaneamente sospeso in attesa dell’esito di un’inchiesta parlamentare sulle condizioni della Sicilia.

Il governo rinuncia al progetto di legge  e incarica una Commissione parlamentare di prepararne uno stralcio da ripresentare alla Camera.

Era il 16 giugno 1875 quando la Camera approva l’articolo unico, stralcio del progetto di legge sui provvedimenti di pubblica sicurezza, presentato da Giuseppe Pisanelli. Il progetto non si riferisce esplicitamente alla Sicilia, ma da’ al governo la facoltà di istituire nelle province dove l’ordine pubblico sia gravemente turbato delle giunte, presiedute dai prefetti, con potere di inviare  al domicilio coatto da uno a cinque anni  le persone ammonite e sottoposte alla sorveglianza della polizia. In segno di protesta la sinistra non e’ presente alla seduta parlamentare.

A Palermo dimostrazioni  contro la legge si concludono con violenti scontri con le forze dell’ordine. Il Senato approverà l’articolo unico  il 29 giugno, respingendo una proposta di sospensiva  firmata da venti senatori.

giovedì 9 luglio 2026

Dalla prepotenza alla mafia (1)

 Ricordando il prof. Anton Blok

La società civile e le associazioni
locali continuano ai nostri giorni  a
promuovere iniziative di contrasto
culturale. Movimenti come 
Addiopizzo operano attivamente
per sostenere le vittime del racket
e favorire una cultura della legalità.

La mafia siciliana (Cosa Nostra) nasce nell'Ottocento come sistema di privatizzazione della violenza. Si sviluppa nei latifondi della Sicilia occidentale – tra Palermo, Agrigento e Trapani – dove i proprietari (generalmente assenti o comunque incapaci di proteggere i propri interessi) delegavano la gestione dei terreni e l'ordine pubblico a mediatori violenti, i gabellotti

 Questi mediatori imposero il loro controllo sul territorio attraverso l'estorsione (il pizzo) e l'intimidazione. Divennero noti come "uomini d'onore" e crearono una rete di potere basata su regole non scritte come l'omertà (il silenzio) e la protezione reciproca.

 Dopo l'Unità d'Italia nel 1860, lo Stato ebbe enormi difficoltà ad affermare la propria autorità in Sicilia. La mafia, da semplice rete di criminalità locale, si trasformò in un sistema di intermediazione parassitaria tra la società contadina e lo Stato. Sfruttando la capacità di controllare vaste fasce di popolazione, i mafiosi offrirono pacchetti di voti ai politici in cambio di immunità e favori. Divennero frequentemente e diffusamente gli unici a garantire "ordine" nelle campagne, punendo i furti e risolvendo dispute, in cambio di obbedienza e sottomissione. 

 La transizione della mafia dalle aree rurali alle grandi città è avvenuta principalmente a partire dagli anni '50 e '60 del Novecento. In questo periodo, Cosa Nostra ha abbandonato la sua storica vocazione di "polizia privata" dei latifondi per riciclarsi come potente impresa criminale ed economica radicata nei grandi centri urbani.

  Il passaggio alla città coincise con il "sacco di Palermo" e il boom economico degli anni '50 e '60. La mafia si spostò nei centri urbani per infiltrarsi in nuovi settori altamente redditizi:

  Edilizia e appalti: Attraverso la speculazione e il controllo delle licenze, la mafia ha riciclato denaro sporco.

 Traffico di stupefacenti: I proventi del contrabbando e del narcotraffico internazionale hanno trasformato le cosche in vere e proprie holding finanziarie.

    Controllo politico: Istituendo solidi legami con la pubblica amministrazione e il ceto politico, la mafia è diventata un'entità in grado di orientare appalti e flussi di cassa.

   Nelle città, la suddivisione del potere si è riorganizzata su base territoriale attraverso le "famiglie" coordinate da una Commissione. Successivamente, questa espansione ha varcato i confini regionali, portando le mafie (come 'Ndrangheta, Cosa Nostra e camorra) a radicarsi nel Nord Italia e sui mercati finanziari internazionali.

=====

Ricorrendo alle pubblicazioni di Anton Blok, Francesco Renda, Fiandaca/Costantino, Giuseppe Carlo Marino ed altri, contiamo -per qualche tempo- di tracciare in particolare la vicenda latifondistica (e non solo essa) nell’area più prossima a Contessa Entellina.

martedì 7 luglio 2026

Parole frequenti sui media

 

L'Interpol (Organizzazione
Internazionale della Polizia
Criminale) è a tutti gli effetti
un'
organizzazione
intergovernativa
. Riconosciuta
ufficialmente dalle Nazioni Unite,
 
permette alle forze di polizia
di 196 Paesi membri di
collaborare per prevenire e
combattere la criminalità
internazionale.

Si tratta di un organo di
coordinamento, 
non
possiede una propria forza di
polizia di intervento diretto
sul campo
 . Il suo scopo è
unicamente quello di facilitare
lo scambio di informazioni e
assistere le polizie locali
nelle indagini transfrontaliere.





Interpol

L’Organizzazione internazionale della polizia criminale ha sede a Lione e unisce le polizie di 196 Paesi. Il suo obiettivo è consentire agli investigatori di condividere informazioni su criminali che agiscono oltre i confini nazionali.

La costituzione dell'Interpol vieta tassativamente all'organizzazione di intervenire o essere utilizzata per questioni di carattere politico, militare, religioso o razziale. Il suo focus resta unicamente il crimine comune transnazionale (es. terrorismo, traffico di esseri umani, pedopornografia online e cybercrimine).

Fu istituita nel 1923, quando si chiamava International Criminal Police Commission. Rifondata nel 1946, dopo essere stata trasferita a Berlino sotto il controllo della Germania nazista dal 1938 al 1945, ha invece assunto l’attuale nome e l’attuale struttura dieci anni più tardi.

Nel rispetto del principio di neutralità politica che la sua Carta costitutiva esplicita, l’Interpol non ha competenza in materia di crimini politici, militari e religiosi: le principali aree dove invece l’organizzazione interviene ed è attiva sono la pubblica sicurezza, il contrasto al terrorismo e la criminalità organizzata, la lotta contro la pirateria, i traffici illeciti di droga, di esseri umani e armi, e ancora il riciclaggio di denaro, la pornografia minorile, la corruzione, i crimini informatici e quelli ambientali