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mercoledì 14 ottobre 2026

Il Papa

 Stando al bollettino emesso dalla Santa sede alle 22 di ieri, comunicazione ufficiale, vengono rassicurate le attuali condizioni de Papa Leone XIV, ma viene dato conto, stando a quanto riportano i media,  di una situazione peggiore di quanto era emerso prima dell’intervento che si è svolto al Policlinico Gemelli di Roma.

 «Il Santo Padre è stato sottoposto, come programmato, all’intervento di chirurgia toracica», scrivono il medico personale Luigi Carbone e il professor Stefano Margaritora, che ha eseguito l’intervento. E aggiungono: «Per rendere l’intervento radicale, è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita. L’esame istologico estemporaneo ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori. Il Santo Padre è stato in sala operatoria per circa 3 ore, la durata dell’intervento è stata di circa 90 minuti. L’intervento è riuscito e non ci sono state complicanze. Dopo l’intervento il Papa si è svegliato regolarmente ed è rientrato dopo un breve periodo di osservazione nella sua stanza al decimo piano».


domenica 11 ottobre 2026

Trump, il disinvolto.

Non informando nemmeno 

gli alleati europei

 Donald Trump ha deciso di scaricare l’Ucraina e di raggiungere buoni accordi commerciali con la Russia di Putin.  «l’Ucraina abbia un nuovo presidente». L’ha mandato a dire a Volodymyr Zelensky che apprende l’annuncio dall’accordo tra Mosca e Washington sul diesel russo.

 E -ovviamente-  il Cremlino applaude con un post dell’inviato presidenziale russo Kirill Dmitriev, che pubblica una copertina del Time con una foto del presidente ucraino e la scritta «The Endgame» (=Finale partita).

Zelensky è stato netto: «Ci hanno usati come copertura». Poi, Trump e Putin hanno celebrato l’intesa. 

La paura di perdere le elezioni di midterm ha fatto scatenare Trump. In buona sostanza ha stretto il «patto del diesel» con Putin, e in un colpo solo, rompendo con Zelensky, sconfessando il Congresso e sopratutto spiazzando gli alleati europei.

 Il presidente americano è arrivato a chiedere esplicitamente la rimozione del leader ucraino.

sabato 3 ottobre 2026

Parole frequenti sui media




GUERRA IBRIDA

È una strategia di conflitto che unisce tattiche militari tradizionali, attacchi informatici, sabotaggi, disinformazione e pressioni economiche per destabilizzare un Paese bersaglio senza arrivare a una guerra armata ufficiale. Data l’escalation tra Mosca e l’Europa, ora a Bruxelles e in ambito Nato si discute su quali possano essere nuovi protocolli di emergenza e di risposta.

 E’ quindi una strategia geopolitica e militare che combina metodi convenzionali e non convenzionali per destabilizzare un avversario rimanendo al di sotto della soglia di un conflitto armato aperto. 

 L'obiettivo principale è colpire un paese sfruttando le sue vulnerabilità interne, rendendo spesso difficile l'attribuzione diretta degli attacchi e rallentando così una risposta politica o militare coordinata.

venerdì 2 ottobre 2026

Sui media di oggi

 Terremoto alla Regione Sicilia
La Procura di Palermo ha chiesto
l'applicazione di misure cautelari,
 tra cui 
l'arresto (ai domiciliari),
nei confronti di 
Gaetano Armao,
noto avvocato ed ex vicepresidente
della Regione Siciliana.
L'inchiesta coinvolge
complessivamente 
nove persone
indagate
 a vario titolo per corruzione 
per atti contrari ai doveri d'ufficio e
corruzione per l'esercizio della funzione
.
L'operazione ha visto anche
l'esecuzione di perquisizioni da
parte della Squadra Mobile nelle
abitazioni e negli studi legali di
Armao a Palermo e Roma.







Un'inchiesta della Procura di Palermo e’ pervenuta ad una richiesta di 9 arresti, fra i quali spicca il nome di Gaetano Armao. Da sempre indicato come il braccio destro del governatore Renato Schifani. Fino ad agosto presidente della cosiddetta «Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali». 

 Fra le richieste di arresto figurano anche il deputato regionale dell’Mpa Giuseppe Geremia Lombardo (nipote dell’ex governatore Raffaele Lombardo), Giuseppe Argirò, Benedetta Costanzo, Mario Lupo, Marco Gentile Malacarne, Pier Luigi Matta, Sergio Vella e Luigi Zancla. Tutti con case e studi professionali sottoposti alle perquisizioni di agenti e funzionari guidati dal capo della Squadra Mobile di Palermo Antonio Sfameni.

L’ipotesi è corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio. Reato indicato dal procuratore Maurizio De Lucia e dall’aggiunto Francesca Mazzocco convinti di avere messo le mani su una cricca che avrebbe oleato con le tangenti il meccanismo delle autorizzazioni per progetti industriali ed energetici, «rinnovabili» e alcuni «parchi eolici» compresi. 

 Secondo le nuove procedure, la Procura che ha fatto scattare una sfilza di perquisizioni, ha chiesto i provvedimenti cautelari all’ufficio dei giudici per le indagini preliminari (Gip). 

Secondo l'ipotesi della Procura, al centro dell'inchiesta ci sarebbe un presunto sistema di corruzione legato alle attività della Cts (Commissione Tecnica Specialistica), l'organismo della Regione Siciliana che si occupa del rilascio delle autorizzazioni ambientali. Dalle indagini, condotte dal Nucleo Investigativo del comando provinciale di Catania (riferite a fatti avvenuti tra settembre 2019 e marzo 2021), sarebbero emerse anche presunte pressioni esercitate da Armao sull'allora amministratore unico della Sis (Società Intercomunale Servizi), Rosario Torrisi Rigano.

mercoledì 30 settembre 2026

Il Fascismo italiano, e non solo. (1)

 Per qualche tempo ci proponiamo di ricordare ai tanti italiani che mostrano di aver dimenticato la vicenda storica della politica di certa estrema destra (quella fascista), eventi e contesti del ventennio. Eventi e contesti vissuti dai nostri genitori e/o dai nostri nonni, che per volontà da essi non voluta si ritrovarono sotto un regime autoritario e persino arruolati (e in tanti finiti prigionieri nei campi nazisti nel corso della  seconda fase della guerra mondiale 1939-1945).

——*.  *.  *——

La marcia su Roma fu una
manifestazione armata ed
eversiva organizzata dal 
Partito
Nazionale Fascista (PNF)
 il 
28 ottobre 1922. L'evento, ideato
come un vero e proprio colpo di
Stato, costrinse il re Vittorio
Emanuele III ad affidare a 
Benito Mussolini l'incarico
di formare un nuovo governo,
segnando la fine dello Stato liberale
 e l'inizio del regime fascista in Italia.
Nel primo dopoguerra l'Italia
sprofondò in una profonda
instabilità politica ed economica.
 Il movimento fascista crebbe
rapidamente sfruttando il
malcontento popolare e
imponendosi attraverso le
violenze squadriste. Nel corso del
congresso fascista di Napoli
del 24 ottobre 1922, Mussolini
ruppe gli indugi dichiarando:
 
"O ci danno il governo o lo
prendiamo calando a Roma”.

Mentre circa 25.000 camicie
nere
 convergevano mal armate
e disorganizzate verso le porte
di Roma partendo da varie
località (come Santa Marinella,
Tivoli e Civitavecchia) e
coordinandosi dal quartier
generale di Perugia, Mussolini
scelse prudentemente di
rimanere a Milano in attesa
degli sviluppi politici.




All’inizio della dittatura

Pioggia. Poco cibo, tende insufficienti e sostanzialmente munite da armi inadeguate all’iniziativa a cui erano state chiamate. Quelle “truppe fasciste” concentrate a nord di Roma per l’attacco alla capitale erano stanche, bagnate e persino affamate quando, nel pomeriggio del 29 ottobre 1922, qualcuno comincia a diffondere  la notizia che Benito Mussolini è stato nominato capo del governo.


I primi arrivati attendevano dal pomeriggio del giorno precedente l'attacco alla capitale. Nei giorni successivi, gruppi di uomini si sono aggiunti nell’area circostante la capitale: Tivoli, Monterotondo, Santa Marinella, Foligno, Valmontone e Civitavecchia, le squadre sono state fermate dagli stessi ordini fascisti, senza che dell'attacco si arrivi neppure a programmare l'inizio. 

Continuano invece gli assalti per rubare armi, che non sono ancora in quantità sufficiente: gli squadristi riuniti a Foligno, per lo più toscani - come del resto la maggior parte di coloro che sono partiti per marciare su Roma -, sono inviati a Spoleto dal quadrumvirato per assaltare il deposito militare della città. Ci riusciranno senza che il comandante e le truppe di guardia abbiano almeno provato, o fatto finta,  a difenderlo.


Nei luoghi di concentramento: gli squadristi erano stati chiamati per un'azione definita eroica e invece stavano lì a sostare alle porte di Roma, costretti ad un'attesa inoperosa e, ai loro occhi, immotivata. Qualcuno contravviene agli ordini. Il 29 ottobre un gruppo tenta l'occupazione di un forte a Monte Mario: l'esercito lo blocca e lo obbliga a tornare indietro.

Quando poi, il pomeriggio dello stesso giorno, comincia a circolare la voce che Mussolini è stato incaricato di formare il nuovo governo, gli squadristi pensano che l'ordine di entrare nella capitale arriverà immediatamente. 

Non fu cosi. Le squadre rimangono ai confini della capitale, aspettando l'arrivo di Mussolini che, si diffonde la voce, parte in treno da Milano. 

Tra quel 29 e 30 Ottobre erano state attivate delle colonne fasciste organizzate dai generali Gustavo Fara, Sante Ceccherini ed Emilio De Bono: più o meno 16.000 uomini. Ma il permesso di entrare nella capitale e occuparla arriva a partire dalle 13.30 del 30 ottobre.  La disposizione di occupare la capitale è  trasformato in invito a entrarvi: arrivano nella capitale in treno e, addirittura, per ordine espresso del sovrano e del nuovo presidente del Consiglio. Vengono alloggiate e nutrite in caserme e scuole. Un quadro completamente diverso rispetto a quello prospettato dal comando fascista, ma anche rispetto a quello che gli squadristi avevano immaginato. 

I fascisti entrano a Roma, ma non l'hanno conquistata e l'alone eroico della loro impresa ha sostanzialmente perso smalto. Una volta entrati nella capitale, Roma, in quei giorni continua a respingerli più di qualsiasi altra città.


Gli antifascisti, in città e nella penisola, non si sono rassegnati a lasciare occupare le aree dove sono in maggioranza e che, in qualche modo, controllano.  Nella zona di San Lorenzo non si arrendono agli squadristi che invadono il loro quartiere, come non si arrendono gli abitanti della Prenestina, della Nomentana e quelli di Borgo Pio e della zona della via Trionfale: i fascisti cercano di occupare spazi che sono loro ostili, e i loro antagonisti continuano a rispondere.


L'attacco squadrista a Roma è pesantissimo: violenze nei quartieri popolari, olio di ricino agli avversari, case di deputati antifascisti distrutte, bastonature e poi incendi e distruzioni di sedi di partito, di giornali, di case del popolo. I fascisti decidono di attaccare tutti i potenziali oppositori: ma Roma è una delle poche città d'Italia dove l'opposizione antifascista non cede il campo senza combattere.


(Segue)


sabato 26 settembre 2026

Gli immigrati e l’Italia

Gli italiani all'estero sono oltre 6,6 
milioni, un numero che sale a circa 
80 milioni se si considerano i 
discendenti e gli oriundi nel mondo.
Oggi si contano oltre 6,6 milioni 
di residenti all'estero iscritti all'AIRE, 
soprattutto in Europa (Germania, 
Regno Unito, Svizzera e Francia).
Paesi come il Brasile e l'Argentina 
accolgono le comunità di origine 
italiana più grandi del pianeta.





Il tetto agli «stranieri».

A partire dal prossimo anno scolastico (2027-28), in prima elementare potrà esserci al massimo il 30% di bambini «stranieri». Ma nel conto non entreranno i nati in Italia o che abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Alle scuole medie e superiori, il limite del 30% non riguarderà gli studenti stranieri che abbiano frequentato con successo (cioè senza bocciature) la scuola italiana per almeno tre anni. Le classi intermedie già formate non saranno toccate. Il tetto si applica da subito solo a chi arriva in Italia ad anno scolastico iniziato.

Cosa devono fare i dirigenti scolastici se si trovano con più del 30% di alunni migranti di prima generazione che non abbiano frequentato due anni di scuola dell’infanzia o tre anni delle elementari e medie? Devono rivolgersi agli uffici scolastici territoriali, cui toccherà spostare il numero di studenti necessario a rispettare il tetto.

Quanto lontano dal loro luogo di residenza? Il decreto sancisce il «principio di prossimità» da rispettare, ma non specifica il raggio massimo di distanza tra casa e scuola. Sono previste deroghe (per esigenze familiari particolari, a partire dai casi di disabilità). Quando il superamento del tetto è inevitabile, scatta la misura alternativa dei corsi di lingua.

 Divieto di volto coperto 

Il decreto non menziona burqa e niqab (mentre nella relazione tecnica sono citati i caschi). E’ dunque vietato «partecipare alle attività curriculari ed extracurriculari delle istituzioni scolastiche con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto».


venerdì 18 settembre 2026

Chi siamo, dove andiamo?

 Sulla meraviglia dell’Universo.

Noi esseri umani siamo Homo sapiens,
l'unica specie superstite del genere 
Homo, e veniamo biologicamente
dall'Africa subsahariana
, dove la
nostra specie si è evoluta circa 
200.000–300.000 anni fa
 prima di
migrare e colonizzare l'intero pianeta.

La storia della nostra provenienza
non è una linea retta, ma un cespuglio
pieno di ramificazioni:
-Gli antenati che hanno dato inizio alla
 transizione verso la postura eretta
(come gli 
Australopitechi, di cui la
celebre Lucy è l'esempio più noto) vissero
in Africa tra i 4 e i 2 milioni di anni fa.
-Circa 2,5 milioni di anni fa
comparvero le prime forme umane
in grado di fabbricare utensili
 (
Homo habilis).





Paul Davies, astrofisico e saggista britannico di fama internazionale ha scritto: «Nell'universo sono emersi molti fenomeni affascinanti: mostruosi buchi neri del peso di un miliardo di Soli che mangiano le stelle e vomitano getti di gas; stelle di neutroni che ruotano su se stesse mille volte al secondo, la cui materia è compressa a un miliardo di tonnellate per centimetro cubo; particelle subatomiche così inafferrabili che potrebbero penetrare anni luce di piombo solido; onde gravitazionali il cui flebile passaggio non lascia alcuna impronta percettibile. Eppure, per quanto stupefacente possa sembrare tutto ciò, il fenomeno della vita è più straordinario di tutti gli altri messi insieme».

Quella vastità e inospitalità del cosmo entro cui ci ritroviamo noi uomini del pianeta Terra e’ nello stesso tempo fonte di meraviglia assoluta giusto la percezione che esista un fenomeno così complesso, così ricco e così fragile come fragile e’ la nostra vita. 


Continua Davies: «C'è un'infinità di stelle, almeno 10 miliardi di miliardi. Ma questo numero è di una piccolezza insignificante rispetto alle immani probabilità contrarie anche solo di una semplice molecola proteica». Davies continua sulla teoria del caso fortuito quale spiegazione dell'origine della vita, la teoria del colpo di fortuna chimico: «Le probabilità contrarie alla sintesi puramente casuale delle sole proteine sono circa 1.040.000, ciò significa 1 seguito da 40.000 zeri ».


——

Continueremo a riportare motivi di riflessioni sul tema.

martedì 15 settembre 2026

Chi siamo, dove andiamo?

 La vicenda umana (2) 

 Al seguito della cultura scientifica, caratteristica specifica ai nostri giorni, seppure non esclusiva della parte occidentale della Terra, sappiamo che le origini dell’uomo vanno colte nelle tappe essenziali della vicenda evolutiva della famiglia zoologica di appartenenza (=Hominidae).  Si tratta di una sequenza evolutiva continua, anche se taluni studiosi del campo paleoantropologico risentono, secondo certa letteratura, di una carenza di reperti fossili.

La mappatura dei genomi
 ha dimostrato che l'essere
umano e lo scimpanzé
condividono circa il 
98% - 98,7% del
patrimonio genetico.
La differenza molecolare
minima (pari a circa l'1,2%
 - 1,5%) si concentra
principalmente nei geni
che regolano lo 
sviluppo
del cervello
 (in particolare
della corteccia cerebrale),
l'assetto anatomico
 (apparato fonatorio e
scheletro adatto al
bipedismo) e il sistema
 immunitario.

L'evoluzione non è una
linea dritta, ma un cespuglio
ricco di ramificazioni.
 L'ultimo antenato comune
tra noi e gli scimpanzé
 (chiamato in gergo
scientifico 
CHLCA, 
–human last common
ancestor
) visse nel tardo
Miocene.


Gli scimpanzé usano
 baci, abbracci, strette
di mano e solletico per
comunicare, manifestando
empatia, lutto e senso
della famiglia.
Proprio come i primi
ominidi, gli scimpanzé
modificano rametti per
 "pescare" le termiti o
usano pietre come martelli
per spaccare la frutta a
guscio.









Ciò nel campo scientifico, sulle origini dell’uomo, sappiamo e’ frutto degli studi avviati a metà del XIX secolo con la pubblicazione dell’Origine della Specie di Charles Darwin, che nel 1859, creò le basi concettuali per interpretare la complicata sequenza di esseri viventi svelata lungo vari decenni di studi dalla ricerca paleontologica.

 Le idee sulla complessa problematica iniziò a svilupparsi e poi ad affermarsi sulla scorta della scoperta di oggetti (interpretati come preistorici), rinvenuti in siti della Valle della Somme (in Francia) dove stavano pure resti di elefante e di rinoceronte. Nel 1856, in una  Valle, detta Neandertal, furono scoperte ossa umane, molto diverse  da quelle dell’uomo attuale. La segnalazione su “uomo di Neanderthal” fu seguita da tanti altri ritrovamenti, nel corso dell’Ottocento, inducendo alla convinzione e allo sviluppo della paleontologia umana che pervenne al riconoscimento di fasi sempre più antiche della storia evolutiva umana. Fu identificata in un primo tempo l’Asia  ( e poi l’Africa) come area della differenziazione delle forme iniziali degli ominidi.

Ai nostri giorni la Scienza, come risultato della storia evolutiva  iniziata cinque milioni di anni fa in Africa Orientale, garantisce che l’attuale forma umana e’ il risultato di una storia evolutiva durata, appunto più di 5 milioni di anni, come risposta a pressioni selettive  connesse allo sviluppo di un ambiente aperto di savana.

La comparsa di un mondo culturale e le interazioni tra questo e quello biologico hanno determinato pressioni selettive  reciproche e creato situazioni uniche tra i viventi.

 L’uomo attuale conserva, comunque, nella sua organizzazione corporea molte caratteristiche ereditate da antenati arboricoli e differisce dal parente più prossimo del regno animale, lo scimpanzé, per molto meno dell’1% del suo patrimonio genetico.

(Segue)

domenica 13 settembre 2026

Chi siamo, dove andiamo?

 Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?" (titolo originale: D'où venons-nous ? Que sommes-nous ? Où allons-nous ?) è il capolavoro del pittore francese Paul Gauguin, realizzato nel 1897 a Tahiti.

Come suggeriscono molte visioni
antropologiche, noi umani,
non siamo isole. L'essenza umana
si realizza nel rapporto con l'altro
 ("Io e Tu") e nella capacità di
provare empatia e cooperare.


L'opera, oggi conservata al Museum of Fine Arts di Boston, rappresenta il testamento spirituale e artistico del pittore, dipinto in un momento di profonda crisi personale dovuta alla malattia, alla povertà e alla tragica morte della figlia Aline.

Il dipinto ha una struttura a fregio che va letta da destra verso sinistra, invertendo il senso di lettura occidentale. Questo percorso simboleggia l'intera evoluzione della vita umana attraverso tre grandi quesiti esistenziali.

 1) Da dove veniamo? (A destra): La scena si apre con un neonato adagiato sulla terra e circondato da tre donne. Rappresenta l'origine della vita, l'infanzia e l'innocenza primordiale dell'essere umano.

2) Chi siamo? (Al centro): Una figura giovanile eretta coglie un frutto da un albero. Simboleggia l'età adulta, la maturità, il pieno godimento dell'esistenza e la perenne ricerca di conoscenza.

3) Dove andiamo? (A sinistra): Il ciclo si chiude con una donna anziana, accovacciata e logorata dai pensieri, che sembra attendere la fine dei suoi giorni. Accanto a lei, un uccello bianco che stringe una lucertola rappresenta l'inutilità delle parole vane di fronte al mistero della morte.

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 Sul blog abbiamo iniziato a riportare riflessioni tanti anni fa, soffermandoci nel tratteggiare, più che altro, la quotidianità del nostro piccolo mondo locale, di Hora, del nostro piccolo paesino. Narravamo di presunti credenti nel Vangelo che non amavano avere nei loro pressi, nella loro Chiesa, periodiche visite di altri credenti, cresciuti pure essi cattolici seguendo impostazioni di altre parrocchie, pure esse cattoliche.

 Da allora spaziamo sul blog ben oltre la nostra comunità locale. Perché? L’intento d’origine e quello successivo era, e continua ad essere, acquisire strumenti culturali per comprendere il mondo entro cui viviamo. Dalla narrazione del quotidiano siamo passati alla riflessione sul vivere umano e siamo pure andati  oltre il limite locale. Recentemente con l’allargamento dell’orizzonte visivo, con l’aggiunta di argomentazioni culturali, socio-economiche e politiche e panoramiche sempre più ampie, vogliamo insistere nel mettere a fuoco ancora più l’uomo, ciascuno tipo di essere come noi che opera all’interno della società contemporanea. 

 Ci proponiamo di raccontare possibilmente singole e pure vaste vicende umane e sociali, ma l’intento vero continuerà sempre ad essere quello di tratteggiare le minute azioni di ciascuno che diventano comportamenti o comunque hanno ricadute sociali, in quanto espressione di eventi che agitano l’essenza dell’uomo.

giovedì 3 settembre 2026

La strage di via Carini

Il generale Carlo Alberto dalla
Chiesa
 (Saluzzo, 27 settembre
1920 – Palermo, 3 settembre 1982)
 
è stato uno dei più importanti 
generali, prefetti e servitori dello
Stato italiano
, simbolo indiscusso
della lotta contro il terrorismo e la 
mafia
. La sua determinazione e le
sue innovazioni investigative hanno
segnato la storia contemporanea
d'Italia, pagate tragicamente con
la vita nella 
strage di via Carini.





Era il 3 settembre del 1982 quando con il massacro del prefetto-generale Carlo Alberto dalla Chiesa, della giovane moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente Domenico Russo scrisse qualche giornale  rischiò di morire «la speranza dei palermitani onesti» e si capì che occorreva richiamare il Paese alla «resistenza» e a una «difesa della democrazia mortalmente minacciata». 

Pertini parlo’ di «una sfida non più tollerabile». Gli editoriali di più giornali proposero di mettere mano alla legislazione antimafia, di trovare armi efficaci contro un mostro spesso annidato nei gangli (infedeli) dello Stato, perfino di «fare uso dell’articolo 102 della Costituzione che consente la creazione di sezioni specializzate della magistratura». E sarà proprio questa visione che anticiperà di dieci anni ciò che Giovanni Falcone avrebbe realizzato con l’istituzione della Superprocura e delle direzioni distrettuali antimafia. Dalla Chiesa parlando a Palermo auspicava proprio quegli interventi. Era  arrivato a Palermo cento giorni prima per intercettare il nodo mafia-politica «senza riguardi per nessuno», come il generale aveva ripetuto anche a Giulio Andreotti con riferimento agli uomini della sua corrente, definita «la famiglia politica più inquinata». 

Furono cento giorni segnati da ostilità e promesse mancate. A cominciare da quelle sui poteri di coordinamento della lotta alla mafia, mai concessi. Quel 3 settembre resta una data spartiacque nella storia della mafia e dell’antimafia. Quella sera la questione mafiosa diventò una questione nazionale e i Palazzi romani dovettero fare passi fino ad allora bloccati, come l’inserimento nel Codice penale del reato di «associazione mafiosa» (il 416 bis), la rapida approvazione della legge Rognoni-La Torre per i patrimoni dei boss e l’istituzione di un Alto commissariato contro la mafia. 


mercoledì 12 agosto 2026

Parole frequenti sui media


Report è lo storico programma
televisivo italiano di giornalismo
investigativo, in onda in prima
serata su Rai 3 la domenica
alle ore 20:30
. Ideato storicamente
da Milena Gabanelli, dal 2017 è
condotto e guidato da 
Sigfrido
 Ranucci.


Il programma è al centro della
cronaca giudiziaria a causa
dell'inchiesta della Procura di
Roma su Valter Lavitola, indagato
 per aver commissionato una
finta bomba davanti alla casa di
Ranucci. Secondo l'accusa,
il gesto non era un attentato
violento, ma un piano per
spingere l'opinione pubblica a
sostenere una (mai avvenuta)
 carriera politica del giornalista,
allontanandolo di fatto dalla
conduzione del programma
.

Report

E’ la denominazione della trasmissione Rai di giornalismo investigativo condotta dal 2017 da Sigfrido Ranucci, e prima di lui da Milena Gabanelli (1994-2016). Vi lavorano in tutto dieci persone, che fanno da supporto agli autori freelance che realizzano le puntate. Sono andate in onda 553 puntate, di 120 minuti l’una, in 29 edizioni.

Valter Lavitola, 60 anni, è stato arrestato e portato in carcere a Rebibbia per l’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, il conduttore della trasmissione.

L’attentato era finto: mirato ad «accrescere la popolarità» di Sigfrido Ranucci e «favorirne l’ascesa politica» per garantire un «ruolo di primo piano nel nuovo scenario» a chi lo aveva commissionato. Ma lui, il mandante, «l’amico fraterno» Valter Lavitola, in carcere ieri ci è finito davvero. 

sabato 8 agosto 2026

Agosto

 

Per  il caldo estremo si muore. 
Quando la temperatura interna
supera i 40-41 °C, il corpo non
riesce più a raffreddarsi
. Questo
provoca il collasso degli organi
vitali, gravi danni al cervello e
problemi al cuore. Le categorie
più a rischio sono gli anziani, i
malati e chi lavora all'aperto.


Per il caldo si parla di ondate e sembra che non piova più, ci sono solo nubifragi e grandinate. L’afa opprimente dicono alcuni che ci sia sempre stata, ma a dirlo sono tutti coloro che negano i danni del cambiamento climatico. In verità, la sensazione è che viviamo l’esasperazione dei fenomeni estremi e l’allarme lo lanciano più scienziati.

 Stiamo assistendo all’ennesima occasione per dividere il mondo tra chi può vivere temperature accettabili (luoghi di vacanza, aria condizionata, giardini e case confortevoli) e chi invece è costretto a lavorare sotto il sole cocente o soffre in aree tormentate dalla siccità o è talmente povero che non può permettersi di combattere l’afa e tutto quello che ne consegue. 

  Le statistiche sui morti sul lavoro dicono che sono ormai stabilmente un centinaio al mese, nel clamore degli annunci e nella povertà dei fatti: le ispezioni all’Inail diminuiscono perché gli ispettori sono sempre meno. 

  Le vittime del caldo non si sa, peraltro, bene neanche in quale statistica contarle. 

Come difendersi dal caldo estremo
  • Bere molta acqua e mangiare frutta fresca.
  • Evitare di uscire nelle ore più calde della giornata.
  • Restare in luoghi freschi o con aria condizionata.
  • Non fare sforzi fisici intensi sotto il sole.
  • Controllare spesso le persone anziane o fragili.

8 Agosto

Marcinelle, 1956
  L'8 agosto 1956, nella
miniera di carbone 
Bois du Cazier a
Marcinelle (Belgio),
un incendio a 975
metri di profondità
causò la morte di
262 minatori.
Tra i caduti si
contarono ben
136 giovani immigrati
italiani, partiti per
sfuggire alla miseria.




L’8 agosto di 70 anni fa nell’incendio sottoterra in Belgio persero la vita anche 136 lavoratori italiani. Uomini, mariti, fratelli che lasciarono il Paese spinti dalla fame e dagli accordi del dopoguerra: il Belgio per ogni minatore regalava a Roma da 2,5 a 5 tonnellate di carbone. 

Di questo parla il libro di Di Stefano sulla tragedia di Marcinelle, avvenuta l’8 agosto 1956. Il libro è un coro, un’orazione pubblica di un disastro non solo italiano ma europeo, un evento che getta una luce sinistra sul nostro dopoguerra, nel quale si coagulano alcuni temi fondamentali della nostra modernità, nata dalle macerie della Seconda guerra mondiale, e che si trovano sepolti nelle vene di una miniera di carbone, diventata letteralmente una tomba di fuoco, fumo per molti uomini.

Il libro:
L'accordo "uomo-carbone": La tragica realtà del protocollo del 1946 con cui l'Italia inviava manodopera in Belgio in cambio di forniture di carbone a prezzo agevolato.

Le colpe della giustizia: La denuncia delle misere condizioni lavorative e della disorganizzazione, che portarono all'assoluzione quasi totale dei responsabili nei processi dell'epoca.
Il dovere della memoria: La lotta attiva contro la rimozione storica di un capitolo fondamentale ma doloroso dell'Italia del secondo dopoguerra.