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sabato 17 ottobre 2026

Il Dovere di riflettere

 Appuntamento del sabato

 =====

Franco, un collaboratore, riporterà sul blog delle brevi riflessioni. Quella della riflessione è una responsabilità etica e personale di fermarsi, pensare con attenzione e valutare le proprie azioni, le scelte passate e le conseguenze sul mondo che ci circonda, anziché agire solo per impulso o fretta. Aiuta a non subire passivamente le regole o le pressioni della società, trasformando gli obblighi in scelte consapevoli.

François Hartog nato nel 
1946) è uno dei più autorevoli 
storici e intellettuali francesi
contemporanei
, direttore di studi
emerito presso l'
École des Hautes
Études en Sciences Sociales
 
(EHESS)
 di Parigi. Allievo del
celebre grecista Jean-Pierre
Vernant e legato alla tradizione
storiografica della rivista 
Annales,
Hartog ha profondamente
rinnovato l'epistemologia della
storia e la riflessione filosofica
sul 
concetto di tempo e sul
modo in cui le società umane
si rapportano al proprio passato
e futuro.

Hartog descrive l'epoca
contemporanea (a partire
dagli ultimi decenni del
Novecento) come dominata
dal 
presentismo. In questo
regime, il futuro ha perso la
sua forza propulsiva (legata
all'idea illuminista e moderna
di progresso) e il passato
viene continuamente fagocitato
e mercificato. Il risultato è
un 
presente perpetuo
,
ossessionato dall'istantaneità,
dall'urgenza, dai social media
e dalla logica della
memoria/patrimonio, che
fatica a progettare il domani o
ad affrontare sfide a lungo
termine come la crisi climatica.






===== La Storia dell’Occidente e 

della sua cultura


 Si tratta di una lunga storia dai registri molteplici, 

sfasati, connessi gli uni agli altri come in un gioco di incastri.  


Stando a Moliere: «Gli antichi, signore, sono

gli antichi, e noi siamo la gente di adesso».  

 

Jacob Perizonius nei primi anni del xv secolo, 

dipinge un triste quadro della decadenza degli 

studi classici in Europa. 

Quel verso un giorno famoso, «Chi ci libererà dai 

Greci e dai Romani?», non è piú che una curiosità. 


E, nel momento stesso in cui il posto degli 

antichi nella scuola si fa sempre piú ristretto, 

la domanda della «gente di adesso», se mai 

ne formulasse una, sarebbe:  

«Ma chi erano insomma questi 

Greci e questi Romani?» 


Un rapporto diretto con loro è ancora possibile? 

Le loro domande sono ancora le nostre? 

Possiamo ancora, o di nuovo, far nostre 

alcune loro domande? 

La politica greca, la democrazia hanno ancora 

qualcosa da dirci, o piuttosto, siamo in grado 

di porre loro delle domande pertinenti sul nostro presente?


———-O———-

François Hartog è Direttore di studi emerito all’École des Hautes études en sciences sociales (EHESS) di Parigi. Dei suoi numerosi lavori, in Italia sono stati pubblicati Lo specchio di Erodoto (il Saggiatore 1992), Memoria di Ulisse. Racconti sulla frontiera nell’antica Grecia (Einaudi 2002), Regimi di storicità (Sellerio 2007) e Chronos. L’Occidente alle prese con il tempo (2022). 

Sostenuto da una estesa e apprezzata esperienza di storico dell'antichità ma attento al presente, François Hartog discute il rapporto delle società con la propria storia, il loro modo di viverla e rappresentarla, in sostanza il senso del loro essere nel tempo. Centrale nella sua riflessione è il concetto di «regime di storicità», alla cui elaborazione è pervenuto utilizzando suggerimenti di Lévi-Strauss, Sahlins, Koselleck, Lenclud, lungo un percorso che va da Hegel a Heidegger, dunque di almeno due secoli della cultura europea. 

Per regime di storicità, dice Hartog, si possono intendere in un'accezione ristretta «il modo come una società tratta il proprio passato e ne parla», in senso esteso invece «le modalità di coscienza di sé di una comunità umana». Utile per capire e comparare «tipi di storia diversi», la nozione di regime di storicità, secondo Hartog, è decisiva per capire i modi storici delle società di relazionarsi e esperire la temporalità, dunque «le loro maniere di essere nel tempo». L'assunzione di questo nuovo punto di vista per studiare la storia, necessariamente all'incrocio di storiografia e antropologia, tra i suoi esiti più interessanti comporta lo sconvolgimento di un ordine del tempo, articolato in passato, presente e futuro, quindi la necessità di guardare le vicende storiche con lo sguardo non più rivolto al passato. 

Compito ineludibile quindi dello storico, pensa Hartog seguendo Lucien Febvre, è quello di «rispondere alle domande che si pone l'uomo d'oggi», non per cancellare il passato ma per «comprendere in cosa appunto differisce dal presente». Un presente ormai diventato «onnipresente»: testimonianza e denuncia del reale regime di storicità di un Occidente che, al di là degli esibiti proclami, rifiuta la memoria e si nega all'utopia di un diverso futuro.

Bilancio di previsione 2027

 Come lo Stato spenderà il denaro pubblico

Il DPB è lo strumento di
programmazione finanziaria
con cui il Governo italiano
comunica ogni anno alla
Commissione Europea e
all'Eurogruppo il proprio
progetto di bilancio per
l'anno successivo.




Il Documento Programmatico di Bilancio (DPB) è l'atto ufficiale previsto dal Regolamento UE n. 473/2013 con cui i Paesi dell'eurozona presentano in modo sintetico alla Commissione Europea e all'Eurogruppo il proprio progetto di legge di bilancio per l'anno successivo. Il documento serve a verificare la conformità delle politiche nazionali con le regole di bilancio europee prima della definitiva approvazione parlamentare.

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze guidato da Giancarlo Giorgetti ha già ufficialmente inviato alla Commissione europea e al Parlamento italiano il DPB 2027, a seguito del via libera del Consiglio dei ministri del 13 ottobre.

Riportiamo di seguito gli elementi cardine, misure e coperture:

== La manovra si attesta su circa 23,5 miliardi di euro per il 2027; 

== Il percorso si inserisce nella cornice del nuovo Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP) approvato a inizio ottobre in Parlamento, in linea con le nuove regole fiscali UE;

Principali Voci di Spesa e Interventi:

       1) Difesa: Stanziati circa 4,55 miliardi di euro;

      2) Infrastrutture e Opere Pubbliche:  Oltre 3 miliardi di euro nel 2027, con un piano a salire a 3,7 miliardi nel 2028 per interventi su reti ferroviarie ed edifici pubblici (scuole e ospedali);

==  Assegnati circa 2,39 miliardi di euro per il potenziamento dei servizi sanitari;

==  Fondi Locali e Speciali: Inclusi circa 1,9 miliardi per la gestione delle sentenze e 240 milioni di euro destinati direttamente agli enti locali.

Le Coperture

 Per finanziare le misure senza intaccare in modo eccessivo i saldi di finanza pubblica, il governo ricorre a un mix di interventi:

a) Previsto un contributo da banche e assicurazioni di circa 5 miliardi di euro per il 2027 (fino a 10 miliardi complessivi nel triennio);

b) Spending Review Ministeriale: Tagli lineari e mirati ai ministeri per circa 4,5 miliardi di euro distribuiti nell'arco del triennio;

c) Ulteriori coperture derivano dal riordino e da specifiche misure sul settore dei giochi pubblici.

Il DPB sarà spedito a Bruxelles e la palla passa quindi alle istituzioni europee per la valutazione di conformità, mentre il governo italiano è tenuto a presentare il disegno di legge di bilancio vero e proprio in Parlamento entro i prossimi giorni per l'avvio del dibattito e l'approvazione definitiva entro il 31 dicembre 2026.

giovedì 15 ottobre 2026

Il Novecento (3)

L'incidente di Ual Ual 
fu uno scontro armato avvenuto 
il 5 dicembre 1934 presso la località
di Ual Ual (o Walwal), un'area
desertica dell'Ogaden ricca di pozzi
d'acqua posizionata lungo il confine
conteso tra l'Etiopia e la Somalia
Italiana
. L'evento vide contrapposte
le truppe dell'Impero etiopico e un
presidio militare italiano composto in
larga parte da dubat (truppe coloniali
somale). Questo scontro, che provocò
la morte di circa 107 etiopi e 30 soldati
del presidio italiano, fu amplificato a
fini propagandistici dal regime fascista
e divenne il principale 
casus belli formale
per l'aggressione e l'inizio della 
Guerra
d'Etiopia
 nell'ottobre del 1935.





Conoscere il passato per 


non ricadere negli stessi pericoli

*.    *.    *pagine di Storia in breve
Anni venti e trenta

Il 30 ottobre 1922 Benito Mussolina raggiunge la capitale e chiama accanto a sé anche due liberali, due democratici, due popolari, i cattolici e due capi di stato maggiore. E rimanda a casa le camicie nere, che sono entrate a Roma marciando, o a cavallo, qualcuno anche in carrozzella. 

Quando il duce ha in mano il potere, lo esercita con durezza, finiscono le libertà di stampa e di riunione, c'è un tribunale speciale che non concede appelli, ma Mussolini esalta la gente con la conquista dell’Impero, crea l’Opera maternità e infanzia, promuove la «battaglia del grano», si accorda con la Chiesa, fonda le Corporazioni. Poiché soffre il tormento delle culle vuote, tassa i celibi, premia le famiglie numerose ed esprime al federale di Ravenna il suo programma: «O bambini o legnate». Mussolini piace. «Grande attore prima che tribuno, più tribuno che politico, più politico che statista», dice di lui lo storico Gianfranco Bianchi.


In Germania si inneggia: «Heil Hitler». Il cancelliere arriva a guidare il Paese con l'appoggio della gente, odia gli ebrei ma anche gli sport violenti, è gentile con le signore e bacia la mano alla segretaria, è pieno di premure per il suo cane alsaziano, e disprezza e teme gli intellettuali, gli piacciono i film sentimentali e le operette «con gran mostra di gambe», come annota uno stretto collaboratore, l'architetto Albert Speer. Il 1° settembre 1939 ordina l'assalto: e l'Europa trema. Dodici anni, tre mesi e otto giorni durerà la dittatura del «caporale boemo», come lo chiamava Hindenburg.


Gli anni Trenta sono anni difficili per l'Europa. In Italia si è già instaurata la dittatura di Mussolini e in Germania Hitler sale al potere debellando ogni opposizione con metodi spesso brutali. La Russia è dominata dal pugno di ferro di Stalin. L'evento del secolo, a Mosca, è stata una rivoluzione: quella di ottobre. Nel 1917 è caduto l'impero degli zar. Non c'è pietà per nobili, borghesi, ma neanche per migliaia di socialisti rivoluzionari. La dittatura del proletariato di Lenin, e poi di Stalin, passa come un rullo compressore.


Anche gli intelletuali sono in crisi. Alla disordinata, ma fertile Germania di Weimar, si sovrappone quella della croce uncinata.

La Francia è scossa da continue lotte sindacali e politiche. Cosi pure la Spagna, ma due grandi scrittori, Federico García Lorca e Rafael Alberti, danno al loro Paese «la più bella poesia d'Europa». Nell'aprile del 1939 le truppe franchiste entrano in Madrid. Sui muri delle case diroccate si legge ancora, sbiadita, la scritta: «No pasarán», non passeranno. Le guerre cominciano sempre con un riferimento a nomi trascurabili, che sono anche dei pretesti: Sarajevo, ed è l'inizio di quella che ci ostiniamo a chiamare «Grande Guerra»; Ual-Ual, ed è l'avvio della nostra «impresa etiopica»; Danzica, una cittadina sul Baltico, e si incendia tutto il mondo.

Il 1° settembre, lo stesso giorno in cui Hitler attacca la Polonia, la Francia mobilita e, una settimana dopo, il generalissimo Maurice-Gustave Gamelin ordina che scatti la «Manovre Pierrot». È il nome in codice che sta a indicare l'intervento militare francese a sostegno di Varsavia per alleggerire la pressione tedesca sul fronte orientale. Parigi e Londra hanno dichiarato guerra alla Germania. Intanto le truppe polacche, in poche settimane, vengono sbaragliate. Gamelin ordina ai suoi di rintanarsi nei bunker, considerati imprendibili, della linea Maginot. 

Il 10 giugno anche Mussolini, che dice di aver bisogno di alcune migliaia di morti per sedersi al tavolo della pace, prende la grave decisione di entrare in guerra. I francesi si sentono pugnalati alle spalle: solo quattro giorni dopo i nazisti issano la bandiera con la croce uncinata sull'Arco di Trionfo a Parigi.

(Segue)

mercoledì 14 ottobre 2026

Il Novecento (2)

 

Il Novecento (il XX secolo) è
stato giudicato dagli storici e
dai filosofi attraverso
definizioni contrastanti, a
causa della sua natura
profondamente duale,
segnata da immani tragedie
ma anche da progressi
straordinari.

Viene ricordato come
un'epoca di drammatiche
polarizzazioni. Ha visto
coesistere i più grandi
progressi scientifici,
tecnologici, medici e di
emancipazione sociale
della storia umana con
le peggiori barbarie
e tragedie, come i 
totalitarismi, i campi
di sterminio (la 
Shoah)
e la minaccia nucleare.

Nel XX secolo sono accadute (forse come sempre nel corso dell’umanità ) eventi terribili e avanzamenti dell’umanità che hanno del meraviglioso.

 Gli amanti delle statistiche ci assicurano che la statura media della gente è aumentata dai cinque ai quindici centimetri, gli adolescenti hanno raggiunto la maturità più rapidamente; la gente rimane il più a lungo possibile giovane e vive più a lungo. La fatica nei lavori agricoli e industriali è stato di molto alleviato, e tutti -se lo vogliono- dispongono di più  tempo per lo svago. Sono cambiate, e profondamente modificano, le abitudini e i costumi del vivere. Ciò in ogni paese del pianeta.


Il Progresso scientifico è avanzato, grazie anche al grande numero di scienziati che seguono ormai ogni aspetto del vivere umano.

 Dalla fine dell'Ottocento gli uomini godono dell'acqua corrente, delle strade illuminate, della possibilità di conservare o congelare il cibo, di usare macchine per cucire, per lavare o per scrivere.

Nelle nostre campagne da decenni tagliamo l'erba e falciamo/trebiamo il grano con mezzi meccanici. Da alcuni decenni disponiamo di telefoni e telefonini.

Gli aerei in poche ore collegano le più grandi città del pianeta.


Con questa pagina introduttiva contiamo di spaziare sulla “storia” di ciò che il Novecento ha lasciato alle giovani generazioni di questo XXI secolo dell’era cristiana. Nel bene e nel male.


Lo Statuto dei Lavoratori (12)

Il diritto di sciopero è un principio 
fondamentale sancito dall'articolo 40 
della Costituzione Italiana
, il quale 
stabilisce che esso si esercita 
"nell'ambito 
delle leggi che lo regolano"
. Viene 
definito come un 
diritto individuale 
ad esercizio collettivo
: spetta al 
singolo lavoratore (subordinato o 
autonomo) decidere se aderire, ma 
l'azione di astensione deve essere 
concordata da un gruppo per la 
tutela di un interesse comune.

Nei settori in cui lo sciopero potrebbe 
compromettere i diritti fondamentali 
dei cittadini (es. sanità, trasporti, istruzione,
 igiene pubblica), l'esercizio è rigidamente 
disciplinato dalla 
Legge 146/1990. In 
questi ambiti vigono obblighi stringenti:
1) Preavviso Minimo: 
Almeno 
10 giorni prima,
2) 
obbligo di garantire turni minimi,
3) 
in caso di grave pregiudizio la
Prefettura o il Ministero, previo
segnalazione della Commissione
di Garanzia possono emanare
ordinanza di precettazione.



Ancora sui

principi costituzionali 

 Articolo 40 della Costituzione

 L’art. 40 riconosce, quale diritto, la forma di lotta dello sciopero, purché esercitato nell'ambito delle leggi che lo regolano. 

 Il riconoscimento del diritto dl sciopero conferisce al principio di lIbertà sindacale enunciato nell'articolo precedente una maggiore effettività, perché è proprio attraverso l'autotutela che Il sindacato riesce a imporre le proprie rivendicazioni. 

Per comprendere quanto sia rivoluzionaria la norma che qui si commenta vale la pena di ricordare come l'ordinamento italiano nelle diverse epoche storiche abbia considerato in maniera diversa lo sciopero. Fino al 1889 lo sciopero fu considerato un delitto, e come tale perseguito penalmente: con l'entrata in vigore in quell'anno del codice penale, cosiddetto Zanardelli, lo sciopero cessò di essere un delitto e venne tollerato come una libertà di fatto, purché fosse realizzato senza violenza o minaccia.


Nel 1926, con l'ordinamento corporativo, si ritornò alla repressione penale e vennero delineate una serie di figure criminose che comprendevano il reato di sciopero e di serrata per fini contrattuali, nonché i reati di sciopero politico e di sciopero di solidarietà, di boicottaggio, di occupazione d'azienda e di sabotaggio, tutte fattispecie inserite nel codice penale del 1931 (codice Rocco, allora in vigore). Veniva anche punito e ancor più severamente, lo sciopero nel pubblico impiego che integrava un reato contro la pubblica amministrazione. Tali norme non furono però abrogate  con la caduta dell'ordinamento corporativo e per conseguenza negli anni successivi si assistette a un'operazione di rilettura in chiave costituzionale della maggior parte di queste norme, in modo che il loro contenuto fosse compatibile con il diritto di sciopero. in sostanza, la Corte costituzionale, chiamata diverse volte a dichiarare l'incostituzionalità degli articoli del codice penale che incriminavano lo sciopero, affermò che incostituzionali erano solo le norme che vietavano lo sciopero e la serrata a fini contrattuali. Le altre norma vennero salvate ma, sempre secondo la Corte Costituzionale vanno oggi interpretate nel senso che sono vietati solo quegli scioperi che mirano a sovvertire l'ordine costituzionale o ad ostacolare il libero esercizio del diritti e poteri di sovranità popolare (si tratta in effetti di ipotesi più scolastiche che reali). Le norme che incriminavano lo sciopero dei  dipendenti pubblici sono invece state abrogate dalla legge sui servizi pubblici essenziali (l. 12 gennaio 1990, n. 146).

 Il riconoscimento dello sciopero come diritto costituzionale è dunque una vera e propria conquista dell’ordinamento repubblicano.  

Affermare che lo sciopero è non solo tollerato, come avveniva già nel periodo precorporativo, ma anche tutelato in quanto diritto vero e proprio, comporta innanzitutto che l'effettuazione dello sciopero, che consiste nell'astenersi dal rendere la prestazione lavorativa, non configura un inadempimento contrattuale.

In altre parole, Il lavoratore che sciopera non percepirà per il periodo in cui non ha lavorato alcuna retribuzione,  ma non sarà soggetto a sanzioni disciplinari da parte del datore di lavoro perché il suo comportamento non è in violazione degli obblighi contrattuali.

Il riconoscimento del diritto di sciopero implica necessariamente il riconoscimento di attività strumentali a tale diritto quali sono la propaganda intesa a far aderire allo sciopero tutti i lavoratori, oppure le manifestazioni pubbliche per sensibilizzare e rendere partecipe l'opinione pubblica; il picchettaggio, purché non si manifesti in comportamenti illeciti penalmente (la barriera umana, per esempio, è stata diverse volte ritenuta illegittima perché è superabile solo con la forza e costituisce dunque un atto di violenza nei confronti dei lavoratori che non intendono aderire allo sciopero).


Un grosso problema che ha dovuto affrontare la giurisprudenza nell'applicare la norma in esame e in assenza di una legislazione specifica sull'esercizio del diritto di sciopero riguarda i limiti di tale diritto. Infatti, l'art. 40 Cost., dopo aver riconosciuto tale diritto, non lo definisce né lo delimita, ma rinvia per queste funzioni alla legge, che non è mai stata emanata a  eccezione di quella per il settore del servizi pubblici. Al di fuori dall'ambito di tutela dell'art. 40 Cost. si pone la serrata, che consiste nella chiusura totale o parziale dell'azienda e cioè nel rifiuto da parte del datore di lavoro di accettare la prestazione lavorativa conseguentemente di pagare la retribuzione. La serrata non è più punibile penalmente ed è una libertà di fatto che non gode, nel silenzio della Costituzione, delle stesse garanzie del diritto di sciopero.


martedì 13 ottobre 2026

Scienze sociali: l’Economia

  Su sollecitazione di un conoscente, uno studente, sul blog con relativa ricorrenza tratteremo di “Economia”, quella scienza sociale che analizza come gli esseri umani gestiscono (o dovrebbero gestire) le risorse scarse per soddisfare bisogni illimitati e che pertanto si occupa di produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi. Usa modelli matematici, statistica e dati quantitativi per formulare teorie e fare previsioni. Studia il comportamento delle persone e delle società; per questo motivo è influenzata da psicologia, storia, politica e imprevisti che rendono le previsioni meno rigide.

L’Economia fornisce agli Stati
gli strumenti per regolare i mercati,
combattere la povertà e la
disuguaglianza, e gestire sanità,
istruzione e imposizione fiscale.
Spiega fenomeni complessi
come l'inflazione, l'andamento dei
 salari, la disoccupazione e le crisi
finanziarie. 
Studia l'uso ottimale
delle risorse naturali e lo sviluppo
di modelli come l'
Economia
circolare.








====(1)


Perché il cittadino comune, quello che magari vive di un solo reddito da lavoro dipendente, un salario o dal reddito di un esercizio artigiano o commerciale o della gestione di una azienda agricola, o coi proventi di uno stipendio o pensione, ai nostri giorni dovrebbe occuparsi di questioni economiche? di conoscere le situazioni che direttamente o indirettamente influiscono sul suo portafoglio e/o in quello familiare?


Fino ad un paio di decenni fa l'unica economia che poteva interessarlo era quella «domestica», cioè come spendere il proprio reddito distribuendolo razionalmente tra i diversi bisogni primari da soddisfare: alimentazione, abbigliamento, abitazione, tempo libero e così via. Oggi invece il cittadino del terzo millennio percepisce, e giustamente, di essere sempre più coinvolto anche dalle grandi questioni economiche (dal cosiddetto andamento macroeconomico del paese) e dagli affari della finanza pubblica e privata. Senza purtroppo essere stato direttamente coinvolto in tante scelte di natura politica.


Cosa sta capitando sotto i nostri occhi di cittadini del terzo millennio?


In verità  nel corso di un periodo molto lungo, con più intensità nei decenni più recenti, si sono verificati numerosi mutamenti qualitativi nel rapporto tra la generalità dei cittadini e i sistemi economici entro cui vivono. Ciò che in passato interessava solo una ristretta cerchia di persone è ora materia di scelte quotidiane e di valutazione per una massa sempre più larga di persone.


Alcune evoluzioni:

1) la riduzione dell’occupazione agricola e la contrazione di peso delle attività agricole più povere: quelle del piccolo contadino e del mezzadro con un modesto appezzamento che fino agli anni sessanta del Novecento in Sicilia, a Contessa Entellina, erano diffuse. Dietro a quella economia rurale c'era molto autoconsumo. In altre parole, la famiglia contadina produceva in primo luogo per soddisfare direttamente i propri bisogni, quelli alimentari innanzitutto, e solo il residuo veniva scambiato sul mercato con denaro.


Era un'economia familiare nella quale la moneta, i movimenti dei prezzi e tutto ciò che vi è connesso avevano in definitiva un ruolo marginale. La riduzione di quell’agricoltura per l'autoconsumo, la sua progressiva sostituzione con un'agricoltura più moderna e decisamente orientata al mercato costituiscono un processo che ha coinvolto milioni di italiani. Nel 1951 ancora il 42,2% per cento della popolazione attiva era assorbito dall'agricoltura, contro il 3,4 per cento circa attuale.


L'ingresso in una fabbrica o in un ufficio di una quota sempre crescente della popolazione non è stato comunque di per sé motivo sufficiente ad alimentare un grande flusso di domanda di conoscenze economiche. Negli anni di più intenso sviluppo e industrializzazione, gli anni '50 e i primi anni ‘60, il mercato del lavoro — il rapporto tra domanda e offerta di manodopera — presentava una larga sovrabbondanza di braccia. La presenza di molti disoccupati fa del lavoro una merce in eccesso. Come conseguenza i salari e gli stipendi si mantenevano relativamente bassi, nella maggior parte dei casi appena sufficienti a soddisfare i bisogni essenziali o poco più.

Il discorso vale, grosso modo, anche per buona parte dei lavoratori autonomi negli anni '50-'60. Il piccolo commerciante e l'artigiano, il coltivatore diretto si trovavano a prestare servizi in una società nella quale i consumi erano ancora contenuti, le scelte dei consumatori erano oculate perché tenute a freno dai bassi redditi: i redditi degli artigiani e dei commercianti come quelli dei piccoli coltivatori della terra conseguentemente erano risicati.


(Segue)


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Per qualche tempo svilupperemo il discorso introduttivo e retrospettivo per coinvolgere l’interesse, speriamo, sopratutto, dei giovani. In seguito proveremo a capire cosa e come e cosa fanno nel loro impegno professionale gli economisti.