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| Il sistema pubblico italiano si basa su tre principi fondamentali stabiliti dall'articolo 32 della Costituzione: universalità, uguaglianza ed equità. Copre la prevenzione, la cura e la riabilitazione attraverso i medici di medicina generale, le strutture ospedaliere e la fornitura di farmaci essenziali. |
A una persona che si ammala il Servizio sanitario nazionale garantisce l’assistenza presso le strutture sanitarie della sua Regione di residenza.
Ma si può scegliere di ricevere prestazioni comprese nei «Livelli essenziali di assistenza» (Lea), anche in strutture pubbliche o convenzionate di altre Regioni.
È la cosiddetta «mobilità sanitaria interregionale». Non è più una libera scelta, però, se si è costretti a «migrare» per la carenza di servizi e prestazioni essenziali o perché sono troppo lunghi i tempi di attesa per eseguire un intervento chirurgico.
I più penalizzati viviamo al Sud dove, peraltro, è più bassa l’aspettativa di vita rispetto al Nord. Continuano a raccontarlo i dati: anno dopo anno, indicano gli stessi territori di partenza e le stesse mete dei «viaggi della salute».
La mobilità sanitaria è un diritto legato alla tutela della salute. Si distingue in:
() «apparente» se il paziente riceve cure nella Regione in cui vive ma risiede altrove;
() «casuale» se si ha bisogno di cure urgenti fuori Regione;
() «effettiva» se dovuta alla scelta del paziente.
Genera ovviamente compensazioni economiche tra Regioni. La Regione che cura pazienti di altre Regioni incassa, quella da cui si «fugge» rimborsa i costi per le cure ai propri residenti. Ebbene, il valore della mobilità sanitaria interregionale è in aumento: nel 2023 ha raggiunto il livello più alto mai registrato prima, toccando la cifra record di 5,15 miliardi di euro, secondo i calcoli della Fondazione Gimbe basati su dati ufficiali.
Le Regioni che più «attraggono» pazienti - e incassano più risorse per curarli - sono Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, conferma il rapporto Gimbe. Invece Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna pagano il prezzo più alto in termini di pazienti «in fuga» e di rimborsi dei costi per le cure ricevute dai propri residenti altrove.

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