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mercoledì 11 febbraio 2026

Politica, economia, sociologia, diritto

Contessa Entellina
Nella notte 1968, alle ore 2:33 del 15
gennaio, una scossa molto violenta
causò gravissimi danni
. Ma la scossa
più forte si verificò poco dopo, alle
ore 3:01, e causò gli effetti più gravi.
In quella notte perse la vita una ottima
persona, il concittadino, Agostino
Merendino.
Seguirono altre scosse 
che seminarono
vittime e danni in tutta la Valle
del Belice.





Territori e vita. Sotto più punti di vista, il centro abitato (che sia un grosso paese o una città) è sempre una realtà intrigante, nel senso che è quasi normalissimo che ciascuno provi ad intromettersi negli affari altrui.  La città, o comunque il grosso aggregato urbano, è comunque nella società occidentale luogo e sede dell’espressione della civilizzazione umana e, come contestualmente in tanti pensano e dicono,  luogo di dissipazione e alienante di “umanità“.

  Studiando la Storia scopriamo che nel corso dell’umanità i cambiamenti in direzione del progresso ci sono sempre stati e il loro ritmo si è sempre via via accellerato. In ultimo la rivoluzione industriale (e contestualmente commerciale) ha trasformato la società rurale di stretta sussistenza quale era senza alcun dubbio la realtà belicina ante ‘68 nella Sicilia occidentale, nella società sicuramente più ricca e urbana dei nostri giorni. E’ ovvio,  nel contempo, che ad ogni evento in direzione del progresso non e’ mai escluso uno o più risultato indesiderato. E anche nella nostra area, e nel complesso del Belice, qualcosa non è sempre andato per il verso giusto. Ma avremo tempo per intrattenerci.

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L’economia / sociologia nella vita quotidiana: I cambiamenti dei centri abitati.
Sicilia nostra
Niscemi 2026. E’ facile, guardandosi alle spalle, vedere quanto i cambiamenti si siano susseguiti inesorabilmente l’un l’altro, e quanto “naturali” sono state le loro conseguenze: i suburbi di Niscemi che sorgevano prossimi al precipizio, per fare un esempio, sono il risultato di una tolleranza civica, clientelare, amicale, e nel contempo incivile, in una società quella italiana, timbrata come democratica e dal gusto europeo.
In una realtà siciliana, di periferia, clientelare e amicale, dove le previsioni e gli elaborati edilizie servono solo per conservarli negli archivi,  e’ da chiedersi fino a che punto e’ possibile prevedere la catena di eventi o meglio aiutare ad evitare  alcuni dei risultati più indesiderati? 
Non è che in Sicilia manchino i profeti (o meglio le persone corrette che non intendono categoricamente avvalersi dei favori clientelari), essi ci sono sempre stati, e sono pure stati numerosi in ogni epoca e in ogni area della nostra Isola che, per essere state persone corrette, hanno in più casi pesantemente pagato. Il vero problema della nostra Isola è sempre stato selezionare e scegliere  fra le imbarazzanti quantità di futuribili politicanti, chiacchieroni, ciarlatani e le persone serie e competenti che non amano fare esibizioni (qualcuno dice fare chiasso).

In materia urbanistica in Sicilia, la società civile non ha quasi mai dimostrato grande volontà di correttezza. Qui si è sempre cercato l’amicu e la parlata e l’invocazione e comunque l’attesa della “prossima” sanatoria.

Sul tema delle abitazioni, e comunque dell’urbanistica in Sicilia, ci proponiamo di dilungarci. Segno che il processo della “ricostruzione” nell’area del Belice qualche consapevolezza a tanti amici l’ha lasciata.

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