Abbiamo avviato le prime pagine introduttive sul blog dedicate al contesto economico-agrario (ma, vedremo, contemporaneamente umano) del regime feudale nella Sicilia spagnola. Siamo semplicemente all’inizio dell’esplorazione di un tempo (l’alba della modernità) tanto diverso da quello attuale e stiamo tratteggiando i caratteri generali validi sull’intera Sicilia con le strutture economiche-giuridiche dell’epoca che proveremo a calare nel contesto dei vasti dominio dei Cardona nella Sicilia centro-occidentale, che non differivano dai domini degli altri “baroni” dell’Isola.
La Sicilia feudale. Il potere più rilevante dei baroni cinquecenteschi sull’Isola non era tanto il ruolo di feudatari in termini di possessi agricoli della terra, a questo ruolo più limitato si perverra’, molto tardi nel tempo, nel 1812, con le riforme che instaureranno il latifondismo. Il potere dei baroni all’alba della modernità, quando gli arbereshe arrivarono in Sicilia, stava nel Merum et Mixtum Imperium. I baroni, quindi i Cardona, nella Sicilia di allora amministravano sui feudi in loro dominio la giustizia sui propri vassalli. Era questo il vero e significativo potere politico e sociale, il privilegio più rilevante di cui godevano i feudatari siciliani. Perveniva a loro dalla concessione regia del mero e misto imperio: il mero imperio corrispondeva alla bassa giustizia, ossia al diritto di comminare lievi pene corporali infra relegazione e pena pecuniaria fino a quattro onze, poi aumentate nel corso della permanenza degli arbereshe a sette; mentre il misto imperio “consisteva nell’habere gladio potestatem ad puniendum facinoroso morte, esilio et relegationes”. Quest’ultimo ruolo, tuttavia, più che connesso al feudo era una regalia règia ai più fidati feudatari (potestà esecutrice).
Avremo modo di esplorare come i Cardona, ma non solo loro bensì l’intero corpo baronale siciliano, esercitavano questo enorme potere all’interno delle vaste baronie governate nell’isola. Il carcere locale, di Contessa Entellina, possiamo in qualche modo immaginarlo, nelle linee generali ovviamente, grazie alla circostanza che una (solamente una) delle celle risalenti, appunto al periodo baronale, nel corso dei lavori di ristrutturazione degli anni cinquanta del Novecento, e’ stata salvaguardata dai vasti interventi di ristrutturazione del Palazzo. L’augurio è che venga salvaguardata e magari valorizzata sul piano storico e culturale a beneficio di chi verrà dopo di noi.
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