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giovedì 12 febbraio 2026

Una foto del bel paese

 

Noi italiani siamo abituati a parlare male del nostro Paese e bene dei paesi esteri. 
Dai giornali di questi giorni estrapoliamo una fotografia non con immagini ma con dati statistici. Non ne attestiamo la piena attendibilità e però più testate hanno dedicato spazio.
L’unico dato che in quanto blog riconosciamo come verificabile e’ che negli anni cinquanta del Novecento i residenti a Contessa Entellina erano 3000-3500 unità. Oggi i residenti siamo più prossimi a mille che a millecinquecento.
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L’Italia nel mondo. Sulla Terra siamo in 8,23 miliardi di individui; solo un abitante su 6 (meno del 17%) ha tutto ciò che in linea di massima hanno gli italiani: acqua corrente potabile, servizi igienici, energia elettrica, televisioni, giornali e circostanza non secondaria (1) protezione sociale (2) la libertà democratica; (3) welfare, (4) ospedali e (5) copertura dai tanti rischi; (6) istruzione e cibo

In molte parti del mondo, sopratutto in Africa e in alcuni paesi sud americani  si vive con meno di 2 dollari al giorno, gli ospedali sono un miraggio così come la scuola spesso a pagamento; il futuro è solo una parola senza grande significato. Solo 1,4 miliardi di individui o poco più hanno una qualche forma di protezione sociale; ma quelli che possono avere il welfare italiano — scuole, ospedali, cure sanitarie e assistenziali, pensioni e sussidi — sono nel mondo poco più di 700 milioni, meno del 10%.

L’Italia è tra i primi otto Paesi per Prodotto interno lordo (pil), preceduta da colossi come Usa, Cina, Giappone, Germania, India, Regno Unito e Francia; è al quarto posto per export, al secondo posto per manifattura in Europa; è tra i primi cinque Paesi al mondo per rapporto tra spesa sociale e Pil. Se poi guardiamo ai comportamenti degli italiani, emerge un Paese di «poveri benestanti»; siamo tra i primi in Europa, e quindi anche nel mondo, per possesso di prime case (oltre l’80% degli italiani), di seconde o più case. Al secondo posto per possesso di animali da compagnia dopo la piccola Ungheria: in base ai dati Istat il 37,7% delle famiglie vive con un animale domestico, cani e gatti, e il numero medio di cani per famiglia, tra quelle che ne possiedono, è pari a 1,3, mentre quello dei gatti è di 1,8. Per dirla in sintesi gli italiani possiedono 13,9 milioni di cani microchippati e circa 11 milioni di gatti oltre ad altri animali per un totale di circa 60 milioni (uccelli, pesci, piccoli mammiferi e rettili). 

Per contro

==i bimbi nelle famiglie italiane tra 0 e 14 anni sono solo 7,2 milioni molto meno di cani e gatti. 

== siamo primi di gran lunga in Europa per evasione fiscale e contributiva; 

==siamo esportatori netti di malavita organizzata. 

==siamo tra i primi tre Paesi per risorse impiegate in gioco d’azzardo con una spesa che nel 2024 è ammontata a 157 miliardi (agenzia dei monopoli), oltre a circa altri 20 miliardi di gioco irregolare: una quota pro capite di 2.665 euro molto più di quella sanitaria (2.345 euro). 

==siamo al quarto posto per uso di droghe, tra i primi due per possesso di smartphone e contratti di telefonia mobile con 80 milioni di sim attive (135% in rapporto alla popolazione)

==siamo al secondo posto per chirurgia estetica, 20 miliardi l’anno spesi per il fumo; 10 miliardi per maghi e fattucchiere per predire il futuro, ovvero molto più di quello che si versa nei fondi pensione. 

==== di contro siamo ultimi per tasso di occupazione, 

==== ultimi per produttività totale e meno di metà classifica per ore lavorate; 

=  = = siamo primi per debito pubblico. 

Altre specificità italiane

#### Siamo un Paese che spende circa 185 miliardi per l’assistenza sociale distribuiti senza fare ulteriori controlli ogni anno ai 30 milioni di italiani che hanno fatto la dichiarazione per l’Isee.

#### Una spesa assistenziale ormai fuori controllo e di poco inferiore a quella per le pensioni, al netto degli oltre 70 miliardi di Irpef che gravano sugli assegni pensionistici, erogata in denaro senza alcun gravame fiscale, a pioggia senza nemmeno una banca dati, come accade in moltissimi Paesi europei, per verificare gli effettivi bisognosi.

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