StatCounter

martedì 17 febbraio 2026

Letteratura (16)

Ungaretti: nel dolore la
ricerca d’Infinito
Il dolore, l’angoscia sono magistralmente
espresse dall’opera di molti intellettuali,
scrittori e poeti italiani che fecero esperienza
al fronte rendendone poi testimonianza.
Il grande poeta 
Giuseppe Ungaretti 
(1888-1970), maestro precursore
dell’Ermetismo, dedicò alla Grande
Guerra una parte della sua produzione
poetica. Arruolatosi con entusiasmo
come volontario, e inviato a combattere
sul Carso, mentre era soldato Ungaretti
scrisse in un taccuino alcune poesie, che
furono poi raccolte e pubblicate, nel
1916, con il titolo 
Il porto sepolto.
Questi versi, unitamente ad altri
successivi, tornano in 
Allegria di
naufragi
, del 1919. Le due raccolte,
infine, confluirono, con nuove
integrazioni, nel volume 
L’allegria
, del 1931.
Queste poesie, brevi, talvolta
brevissime, hanno un marcato
carattere autobiografico, in 
una
stretta connessione fra arte e
vita
, e nella loro essenzialità stringata
cercano il senso ultimo e nascosto
delle cose. Esse sono infatti del tutto
prive di qualunque componente
descrittiva; attraverso lo strumento
dell’analogia, con una o, al massimo,
poche ed efficacissime 
immagini
poetiche
, puntano direttamente al
significato con incredibile intensità,
scandagliando la profondità del mondo
interiore del poeta. «Si sta come /
d’autunno / sugli alberi / le foglie»
(
Soldati, 1918). La vita del soldato, che
qui percepiamo senza nome, senza
identità, desolato e solo, è assimilata
alla fragilità di una foglia in autunno.















Ancora 

Giuseppe Ungaretti

  Nel 1908 nasce “La Voce”, Ungaretti ha vent’anni e poco più tardi ne chiederà a Prezzolini l’abbonamento; in quegli anni scrive su D’Annunzio, presenta una mostra di Lorenzo Viani ad Alessandria (d’Egitto). Nel 1912, a ventiquattro anni lascia l’Egitto e dopo aver incontrato a Firenze Prezzolini lascia pure l’Italia per Parigi, dove risiederà per un paio di anni. Si iscriverà alla facoltà di Lettere della Sorbona e con il prof. Strowski discuterà una tesina su Maurice de Guerin. A Parigi approdano frequentemente Soffici e Papini (fondatori de Lacerba) che lo invitano a collaborare alla loro rivista: in essa già nel febbraio del 1915 escono le prime poesie ungarettiane: Il paesaggio di Alessandria d’Egitto ed Epifania

 A Parigi, Ungaretti rimane due anni, poi decide di conseguire un titolo di studio italiano e sceglie l’abilitazione in lingua francese, sede di esami Torino. La guerra e’ ormai alle porte e Ungaretti partecipa alla campagna interventista e poi si arruolerà come volontario, soldato semplice. Su un articolo dell’8 agosto 1919 manifesterà la sua scelta di interventista.  Al fronte inizia la sua forte denuncia sulla disorganizzazione e l’abbandono in cui era lasciato l’esercito al Carso. A fine guerra, egli come tanti altri reduci rientrati dal fronte denuncia: delusione, impotenza, odio alla borghesia. 

 Nel 1919 scrive da corrispondente da Parigi per il Popolo d'Italia in posizioni sia antisocialiste che antiborghesi. Negli anni del Fascismo scrive per più testate giornalistiche e gira in più regioni d’Europa dove tiene conferenze sulla Letteratura Italiana, fino a quando gli viene offerta la cattedra di lingua e letteratura italiana  presso l’Università di San Paolo del Brasile. 

 (Segue)

Nessun commento:

Posta un commento