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Piero Gobetti
Morì in esilio a Parigi cent’anni fa appena ventiquattrenne, il 16 febbraio 1926, indomito e isolato. Piero Gobetti — editore, studioso, giornalista — ancora ai nostri giorni e’ un punto di riferimento importante. Fu in prima fila nel contrapporsi al Fascismo ancora, in quegli anni, impegnato a consolidarsi.
Una sua convinzione-riflessione e’ che il conflitto, la contrapposizione politica, e’ sempre motore di progresso. Sua idea politica di fondo è che non c’è possibilità di avanzamento sociale, umano, di civiltà senza un confronto critico serrato tra opinioni diverse. Gobetti considera irrinunciabile il valore della lotta e contrapposizione politica in ogni campo. Tant’è vero che il sottotitolo del suo libro La rivoluzione liberale è appunto Saggio sulla lotta politica in Italia.
Un’atra idea di fondo del pensiero di Gobetti è stata che la mancata affermazione in Italia della Riforma religiosa protestante aveva determinato l’immaturità etica e politica degli italiani. La rivoluzione delle coscienze avviata da Martin Lutero e Giovanni Calvino, a suo avviso, aveva generato il capitalismo moderno. Invece in Italia si era affermata la Controriforma cattolica, che di contro aveva fiaccato moralmente il nostro popolo.
Quella del “liberale” Gobetti fu una posizione nettamente rivoluzionaria. Non a caso intrattenne rapporti strettissimi con Antonio Gramsci, che gli affida la critica teatrale sull’«Ordine Nuovo», quando da settimanale lo trasforma in quotidiano. Gobetti (liberale) ammira il movimento dei consigli operai. A sua volta Gramsci, dopo la morte dell’editore, scrive che Gobetti, pur non essendo comunista, aveva capito il ruolo centrale del fattore “lavoro” nella società contemporanea.
Gobetti, editore di libri ha pubblicato nelle sue edizioni opere di autori socialisti, liberali e cattolici, persino fascisti. Ma la sua battaglia antifascista scaturisce dal fatto che la politica è l’arte del compromesso, della costruzione di alleanze. Gobetti non se ne cura e non intende curarsene. Non vuole accordarsi nemmeno con i socialisti riformisti di Turati. Guarda invece alle avanguardie operaie. Questo è un punto molto debole della concezione politica di Gobetti, ma non toglie nulla alla sua eccezionale sensibilità culturale. Basti pensare che, con grande intuito, fu il primo a riconoscere il talento letterario di Eugenio Montale, del quale pubblicò nel 1925 la raccolta di poesie Ossi di seppia.
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