Futurista e anarchico. Le prime poesie edite di Ungaretti appaiono nel 1915 su “Lacerba”, rivista dei futuristi, e su “La critica magistrale”, periodico animato da Franco Ciarlantini, esponente di un sindacalismo rivoluzionario e con venature anarchiche che, poi, però confluira’ nel tormentone del fascismo.
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“Nella sua risoluta vocazione poetica, nella sua formazione letteraria tra “La Voce” e “L’acerba” porto’ un contatto più diretto più rischiose correnti poetiche d’Europa: quelle che fanno della poesia sguardo conoscitivo, e totalmente conoscitivo; e perciò riuscì a trafilare in se’ un’esperienza assai varia, a farla fruttare.
Nel “gusto” del Novecento la forma ungarettiana sembra quella che, con più risolutezza, ha riassunto in sé il senso delle radicali ricerche del tempo e che essa s’individua per una specialissima problematica. La forma, in Ungaretti, sembra voler rifiutare ogni alterazione della situazione; e in Allegria l’identità tra l’ “organismo di parole” in cui vive la poesia e la realtà della storia parve così, per la prima volta, stabilita nel nostro paese, dal nostro tempo”.
La superiore riflessione è
di L. Anceschi (1911-1995)
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