Un percorso lungo settanta anni
| La Storia dell’AI L'idea di macchine in grado di pensare da sole non è nuova. Il concetto di esseri artificiali dotati di intelligenza risale a decenni fa, tuttavia, il campo moderno dell'AI ha iniziato a prendere forma a metà del XX secolo. Diamo un'occhiata alla storia dell'AI come la conosciamo: = l'invenzione dei computer programmabili negli anni '40 ha acceso l'immaginazione. Nel 1950, Alan Turing propose il "test di Turing", un modo per valutare se una macchina potesse mostrare un comportamento intelligente indistinguibile da quello di un essere umano. Si trattava di un passo filosofico e scientifico fondamentale. =Le origini dell'AI (anni '40-'50): l'invenzione dei computer programmabili negli anni '40 ha acceso l'immaginazione. Nel 1950, Alan Turing propose il "test di Turing", un modo per valutare se una macchina potesse mostrare un comportamento intelligente indistinguibile da quello di un essere umano. Si trattava di un passo filosofico e scientifico fondamentale. = La nascita di un campo (1956): il Dartmouth Summer Research Project, organizzato da pionieri come John McCarthy, è ampiamente considerato la nascita ufficiale dell'AI come disciplina accademica. È qui che è stato coniato il termine "intelligenza artificiale". =Crescita (anni '80-2000): lo sviluppo di sistemi esperti e, in seguito, l'ascesa del machine learning hanno dato nuova vita alla ricerca sull'AI. Pietre miliari come la vittoria di Deep Blue di IBM su un gran maestro di scacchi nel 1997 hanno dimostrato le crescenti capacità dell'AI. = Il boom dell'AI moderna (2010-oggi): i progressi nella potenza di calcolo, la disponibilità di set di dati massicci e le scoperte nel deep learning, in particolare con le reti neurali, hanno alimentato l'attuale rivoluzione dell'AI. In quest'era sono emersi strumenti potenti che stanno trasformando i settori. |
Sono passati settant’anni da quando l’Intelligenza Artificiale ha aperto più frontiere per lo sviluppo della Scienza e, va precisato, e conseguentemente al nostro vivere. Tutto bene quindi? Forse no o forse sì. Non compete ad un modesto blog esprimere simili giudizi, però ci sono figure dello stesso mondo della Scienza che sollecitano accorgimenti e rimedi contro certi rischi. Nei decenni passati, molto meno ai nostri giorni, ci sono stati convegni e personaggi che puntavano attenzione e scorgevano rischi nel tipo di rapporto che andava sviluppandosi fra uomo e macchine.
Il termine “Intelligenza Artificiale” apparve e fu coniato nell’agosto del 1955 da Marvin Minsky e John McCarthy nel corso di uno storico convegno che segnò la svolta nel rapporto uomo-macchina. Non passo’ molto tempo perché iniziassero le bordate controcorrente rispetto ad una novità, che si diceva, potrebbe sfuggire di mano all’uomo. Le iniziali preoccupazioni contro la novità riguardavano i risultati contingenti, però esse hanno innescato una rivoluzione tecnico-scientifica di cui, oggi, nessuno nega utilità e risultati.
Su questa rilevante innovazione ci intratterremo per qualche tempo sul blog. Per il momento riportiamo la iniziale convinzione che si ebbe dell’I.A. : capacità delle macchine di imitare le funzioni cognitive umane, come imparare, ragionare, risolvere problemi e comprendere il linguaggio, analizzando grandi quantità di dati per riconoscere schemi e prendere decisioni autonome, come farebbe un cervello umano, ma senza avere coscienza o emozioni. In parole semplici, sono programmi che "pensano" e "agiscono" in modo intelligente per svolgere compiti complessi, dall'assistenza vocale alla guida autonoma.
Non c’è dubbio che i computer si vanno via via facendo carico di funzioni di complessità crescente e, nel farlo, stiano modificando in maniera determinante il concetto che abbiamo di noi stessi e della società. Sono tantissimi gli uomini di scienza e non convinti che non è lontano il tempo che questa nuova e potente forza tecnologica sarà in grado di superare la capacità di pensiero della mente umana media.
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