Il Referendum sulla separazione Si ricorda che il VOTO è un DIRITTO tutelato
dalla Costituzione italiana e che, in base
alla Legge 27 dicembre 2001, n. 459, i
cittadini italiani residenti o
temporaneamente all’estero, iscritti
nelle liste elettorali, possono VOTARE
PER POSTA, ricevendo il plico elettorale
al proprio indirizzo di residenza. A tal
fine, si raccomanda di controllare ed
eventualmente regolarizzare immediatamente
la propria situazione anagrafica e di
indirizzo presso l’Ufficio consolare
competente (si ricorda che per legge i
plichi elettorali devono essere spediti quasi
un mese prima della data del voto in
Italia), utilizzando preferibilmente il
portale online dei servizi consolari Fast It.
delle carriere dei magistrati
Separare le carriere di giudici e pubblici ministeri per uno dei fronti in campo sarebbe la prima, vera, riforma «liberale» della Costituzione varata nel 1948. Garantirebbe che il giudice sia sempre terzo, senza legami con l’avvocato dell’accusa e con quello della difesa. Garantirebbe il gioco di «pesi e contrappesi» entro l’istituzione giudiziaria che è l’unico modo fin qui escogitato per tutelare i diritti della persona (soprattutto a fronte di quel «terribile diritto» che è il diritto penale). La distinzione fra giudici e pubblici ministeri consentirebbe all’opinione pubblica di aspettare il parere del giudice prima di abbracciare le tesi del pm. Renderebbe non più solo una grida manzoniana ma un principio vivo nella consapevolezza dei più la presunzione di non colpevolezza fino all’emissione della sentenza.
Le obiezioni abbastanza serie di alcuni organi di stampa e di alcuni giuristi si riducono a due. La prima è che i passaggi da un ruolo all’altro (da giudice a pm e viceversa) sono -a quanto ci e’ dato leggere appunto sui media- ormai ridotti al lumicino. Cosicché, la separazione delle carriere sarebbe già in via di fatto operante. E però, ciò che non è stato ancora spezzato è il legame corporativo fra gli occupanti dei due ruoli: essi sono tuttora rappresentati dalle stesse organizzazioni corporative (l’Associazione nazionale magistrati, le correnti organizzate). Se la legge supererà lo scoglio del referendum ciò non avrà più senso. È un fatto che se non si spezzano quei legami, una autentica separazione non ci può essere. Ciò che serve, verosimilmente, è un disallineamento fra gli interessi corporativi dei giudici e quelli dei pm. Non c’è vera separazione se il giudice, pensando che potrebbe un giorno ritrovarsi il pm che ha di fronte dentro il Csm a decidere della sua carriera, non si sente del tutto libero, se così ritiene, di dargli torto. Questa commistione e’ forse il problema.
Altra obiezione è che, con la legge prevista, si rischia di fare dei pm un corpo di superpoliziotti in grado di fare e disfare. A parte il fatto che, come dimostrano le vicende giudiziarie degli ultimi decenni, i suddetti superpoliziotti sono operanti. Tutto è possibile naturalmente e nessuno possiede la «verità». Ma è lecito ritenere che i pm sarebbero comunque bilanciati dai giudici, vincolati per il fatto di avere il fiato dei giudici sul collo.
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