| Gaio Licinio Verre (Gaius Licinius Verres), propretore in Sicilia tra il 73 e il 71 a.C., la cui amministrazione fu oggetto delle celebri Verrine, le orazioni di Cicerone che denunciarono i suoi abusi e portarono alla sua condanna, lasciando un simbolo di magistrato spregiudicato. Divenne simbolo di magistrato senza scrupoli che sfruttava le province, associato ad "Entella" come sua residenza sebene governasse la provincia di Sicilia in generale. |
6) Dal feudo al latifondo,
dal latifondo alla proprietà della terra,
dal lavoro della terra ai titoli accademici.
La Sicilia Romana: L’ager publicus (1). In Sicilia nel corso dei tre anni in cui il governo fu retto da Verro (73-71 a.C.), il processo di concentrazione fondiario subì una forte accelerazione. Stando a quanto ebbe a scrivere Cicerone, che in qualche modo accusa il pro-pretore romano, il numero degli “aratores” (plurale di aratrum), ossia gli addetti e gli attrezzi agricoli (aratri, vomeri, erpici) e le tecniche di aratura, fondamentali per la produzione alimentare, con un'evoluzione dagli aratri semplici trainati da buoi a modelli più complessi e ruotati, cruciali per lavorare i terreni, diminuì considerevolmente e molti campi rimasero incolti e abbandonati. Cicerone attribuì’ il crollo della produzione granaria per intero al governatore Verro.
Nella sostanza, Cicerone nel processo che si svolse a Roma contro il pro-pretore Verro, gli addebitò il contrarsi del numero degli aratores che aveva comportato l’abbandono delle campagne, la fuga dai lavori agricoli proprio a causa dell’azione governativa negativa di Verro. Ai nostri giorni, l’analisi degli storici e degli economisti, in realtà svolge una analisi differente: la politica di Verro fu volta a beneficio della grande proprietà e a danno della piccola e media. Certo, Verro ci mise del suo, ma il fenomeno di crisi agrario-cerealicola aveva radici in tempi precedenti e consisteva nell’accentuato dilatarsi del fenomeno latifondista. I piccoli proprietari erano entrati in crisi contemporaneamente al dilatarsi degli spazi imperiali romani nell’Africa Settentrionale. La distruzione di Cartagine (146 a.C.) voluta da Catone, voce dei grandi proprietari romani e produttori di olio e di vino, era stata voluta proprio nell’interesse di costoro timorosi della concorrenza -a prezzi più contratti- sui mercati imperiali.
Concludendo: nei confronti di Cartagine, Roma si comportò proprio come i cartaginesi si erano comportati in precedenza in Sicilia. Impedire che si avviassero nell’Isola e nel Nord Africa colture specializzate a sfavore della cerealicoltura.
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(1) ager pubblicus: L'ager publicus era il terreno di proprietà dello Stato romano, acquisito principalmente tramite conquiste militari, e costituiva una risorsa fondamentale per l'espansione e il sostentamento dello stato e dei cittadini, venendo gestito tramite concessioni (a privati, a coloni) o destinato a usi pubblici, generando controversie politiche sull'equa distribuzione e il controllo, specialmente da parte dei grandi latifondisti che spesso ne accaparrarono porzioni maggiori di quanto consentito dalle leggi.
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