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lunedì 26 gennaio 2026

Educazione civica e politica

 Ruoli, responsabilità e funzioni

Con relativa frequenza sul blog ci proponiamo di pubblicare principi e norme di educazione civica. Riteniamo infatti, con Norberto Bobbio, che  attraverso l’impegno culturale e sociale testimoniamo il valore civile e politico della libertà, del dialogo e dell’incontro con l’altro.


   

  I diritti e le libertà fondamentali

 (parola, stampa, religione, associazione) 

garantite dalle democrazie liberali, sono radicati nella 

filosofia illuminista


 1) Se in uno Stato capita un governante alla Putin, o alla Xi Jinping, leader del Partito Comunista Cinese (PCC) e Presidente della Repubblica Popolare Cinese, o alla Trump, come potrebbe, dovrebbe comportarsi un essere umano, un cittadino cresciuto sul modello democratico, liberale, socialista, alla occidentale?

2)   E’ ovvio, almeno a primo impatto,  che il rifiuto di obbedire incontra -anche in Occidente- dei limiti. In ogni società vi sono delle regole che devono essere rispettate per garantire quella che è la convivenza armonica. E’ comprensibile in Occidente lo stato d’animo di chi dice: «No, io non obbedisco». Però un simile atteggiamento in rari contesti diventa un atteggiamento generale. Non obbedire a prescindere non è giustificato. Ci sono condizioni, a volte, che rendono necessario adeguarsi. E’ possibile e doveroso però sottrarsi all’uso della violenza per risolvere situazioni.  Sicuramente ciò a cui non bisogna obbedire è il conformismo delle idee. 

3) In Italia è stata la disobbedienza di massa al bando di arruolamento della Repubblica sociale italiana nel 1943 ad avviare la resistenza partigiana. Il percorso ci ha portato fino al processo a don Lorenzo Milani negli anni Sessanta, alla sua lettera ai cappellani militari. L’obbedienza cieca non è più, se mai lo è  stata, una virtù.

4) Non v’è  dubbio, obbedienza e disobbedienza vanno qualificate. Non vanno assolutizzate. L’obbedienza assoluta porta alla ferocia del nazismo. La disobbedienza assoluta porta a estraniarsi dal destino di chi ci sta intorno, lasciando lo spazio all’arbitrio, alla violenza generalizzata. La disobbedienza assoluta alimenta la violenza altrui. Se qualcuno concretamente alimenta la violenza e io disobbedisco al mio dovere morale di oppormi, non faccio una cosa giusta: favorisco chi questa violenza proclama come legge suprema della convivenza.

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