| L’ordine domenicano ha svolto un ruolo centrale nel Medioevo per l’adozione e la cristianizzazione del- l’aristotelismo, trasformandolo nel paradigma filosofico e teologico dominante attraverso il pensiero di Alberto Magno e Tommaso d’Aquino. Questi hanno integrato la fisica e la metafisica aristotelica in strumento per la Chiesa. |
Uno dei maggiori maestri dei domenicani nel lontano Medio Evo fu Tommaso d’Aquino che con l’abilità di interprete e con coerenza e misura rese irreversibile il processo di assimilazione delle dottrine aristoteliche che costituiscono il pilastro del pensiero occidentale e si fondano sull'immanenza delle forme:
a= l'essenza è dentro le cose, non separata,
b= la sostanza come centro dell'essere,
c= la spiegazione del divenire attraverso i concetti di potenza e atto.
Aristotele sostanzialmente organizza la realtà tramite la teoria delle quattro cause (materiale, formale, efficiente, finale) e la logica formale (sillogismo), interpretando l'universo come un sistema ordinato e finalistico che, nel contesto, rese irreversibile il processo di assimilazione delle sue dottrine nell’ordine della cultura ecclesiastica cristiana rendendola a fondamento di una nuova esperienza filosofica e teologica.
Non si trattò di un passaggio facile ed il confronto all’interno degli ambienti ecclesiastici, fra minacce di condanne e divieti (nel 1277 a Parigi il vescovo condanna le tesi tomistiche), tuttavia le difficoltà non impedirono il successo dell’iniziativa intellettuale che nei tempi lunghi della Storia, si rivelò efficace e permise la sostanziale accettazione delle nuove idee filosofiche e scientifiche in un quadro, però, che dichiarava la superiorità della “scienza sacra” e ne stabiliva il valore e la “verità “ preminenti. Addirittura scienza e filosofia aristotelica furono trasformate in solido bastione a difesa della “dea delle scienze”, la teologia, che, d’altro canto, poté trovare nella struttura finalistica della metafisica aristotelica la conferma dei propri presupposti essenziali.
In sintesi: il deciso riconoscimento tomista di un “duplice ordine di realtà “, l’uno proprio della natura mondana e l’altro delle supreme finalità sovrannaturali, entrambi dipendenti dall’unico fondamento divino, ma autonomi e distinti nei loro principi e nelle loro leggi, rese, d’altro canto, possibile l’adeguamento del sapere occidentale ad un criterio di relativa indipendenza dall’indagine filosofico-scientifica, pervicacemente contestato da avversari molto tenaci e potenti. E la Chiesa (che possedeva un fortissimo controllo sulle istituzioni intellettuali) riuscì ad evitare un irreparabile distacco dalle forme di cultura e di dottrina in rapida trasformazione.
(Segue)
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