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venerdì 30 gennaio 2026

La cultura nel XX Secolo fino ai nostri giorni (4)

 

In politica, progressista indica
 chi sostiene il progresso sociale,
economico e civile attraverso
riforme innovative, promuovendo
uguaglianza, diritti umani,
giustizia sociale ed ambientale,
 e un'evoluzione democratica,
opponendosi alla conservazione
dello status quo e alle
disuguaglianze. In Italia si
caratterizza per
un'apertura al cambiamento,
l'emancipazione e l'estensione
delle libertà individuali,
spesso associato a politiche
di sinistra o centro-sinistra, e si
fonda sull'applicazione della
Costituzione per garantire pari
dignità e opportunità per tutti
 i cittadini.





 Culture alte e culture dominate

All’inizio del Novecento le ideologie dichiaratamente progressiste erano tre: nazionalismo, liberalismo e socialismo. La prima tendenza (nazionalismo) affermava il principio di autodeterminazione  dei popoli (popoli corrispondeva ad appartenenti ad una storia, una patria o una cultura comune o a tutti questi elementi insieme) e inevitabilmente rappresentava un pericolo per le concezioni di tipo imperiale che rappresentava. La seconda corrente di pensiero (il Liberalismo) proclamava la parità di diritti civili e politici per tutti gli individui in quanto tali, e per taluni costituiva una minaccia alla pace per certi precetti imperialistici che coltivava.il terzo orientamento, propugnava il diritto a vivere in quella che in passato era stata definita una “comunità “ o “comune”, si opponeva alle ideologie sopra ricordate: secondo i socialisti del primo Novecento il nazionalismo minava le fondamenta del cosmopolitismo, mentre il liberalismo negava le premesse egalitarie delle rivoluzioni delmXVIII secolo.

Uno dei principi del “nazionalismo”  era l’autenticità, che andava ricercata nella lingua, nella tradizione e nel coraggio della gente comune, e sopratutto delle popolazioni non ancora inglobate nella “società commerciale”.

I liberali perseguivano gli ideali di indipendenza individuale e di libertà di giudizio, premesse indispensabili per consolidare una società commerciale. Mezzi di diffusione di queste convinzioni furono tante opere letterarie in cui si narrava il trionfo della libertà sull’oppressione.

I socialisti si prefiggevano il superamento della divisione sociale e dei vincoli materiali imposti proprio dalla società commerciale. La letteratura ispirata agli ideali socialisti profetizzava processi evolutivi e, nelle ali estremiste, prossime rivoluzioni. L’arte di ispirazione socialista era orientata al realismo ed era rivolta alla gente comune.

  Il panorama politico complessivo offriva comunque pure elementi di convergenza. Tanti nazionalisti si riconoscevano negli orientamenti liberali, altri erano fortemente conservatori. Non mancavano liberali che vedevano il socialismo come l’evoluzione ed il punto di arrivo del liberalismo. C’erano socialisti che riconoscevano al liberalismo contributi e apporti al progresso economico. Questi aspetti di compenetrazione vennero tutti meno durante gli anni della Prima Guerra Mondiale. 

  In quel periodo quella che era l’Internazionale Socialista (di cultura e visione democratica) si dissolse e in Russia i bolscevichi, alla fine della guerra, provarono a diffondere la loro rivoluzione su scala europea. Da quegli eventi i socialisti di ciascun paese iniziarono a porre le loro tesi su scala nazionale.

(Segue)

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