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martedì 6 gennaio 2026

La letteratura (7)

La tradizione mistica del
Cristianesimo e’ un
percorso spirituale di
unione intima e 
trasformativa con
Dio, che si realizza
attraverso la partecipazione
ai misteri di Cristo e
alla Trinità, usando
un linguaggio spesso
sponsale e 
contemplativo per
descrivere l’esperienza
ineffabile del divino.





 La Cultura Medievale e l’esperienza letteraria

La cultura medievale duecentesca preminentemente si concentra nelle università e negli ordini mendicanti e vede avviarsi le iniziali dottrine scientifiche proposte da medici, astronomi e matematici  fino a spingersi nelle  arti  segrete delle dottrine astrologiche, delle pratiche alchimistiche ma anche nelle arti benefiche della meccanica.

Accanto a questi aspetti di cultura profana non si possono dimenticare gli studia degli ordini religiosi che puntarono a rinnovare la tradizione mistica del cristianesimo occidentale. I domenicani si assunsero da subito il compito di recuperare all’ordine cattolico quei ceti sociali e quegli ambienti intellettuali sui quali era stata più forte l’attrazione dei grandi movimenti ereticali o l’influenza delle filosofie “pagane”. L’ordine domenicano veniva dai successi ottenuti nella lotta contro i catari e gli albigesi e con questo corpo di “dotti”, padroni dei metodi conoscitivi, puntò nei confronti  delle concezioni filosofiche del tempo (il corpus aristotelico) su un atteggiamento di difesa dell’ortodossia teologica. Esso punto’ a sostituire agli incerti procedimenti speculativi i fondamenti razionali e scientifici dell’aristotelismo, ma nel contempo intese assicurare l’autonomia dei metodi razionali e dei procedimenti logici come espressione della ragione umana, dono di Dio che con erano in contrasto con la fede, mantenendone un uso corretto e coerente.

 Non mancò in quel contesto culturale del milleduecento, agli inizi, l’ostilità da parte dei teologi tradizionalisti ma anche dalle alte autorità ecclesiastiche. Di fatto pochi uomini di Chiesa compresero come il domenicano Alberto Magno il valore speculativo e scientifico delle dottrine aristoteliche e dei molti tratti della filosofia araba. Egli apprezzò molto l’insistenza di Averroe’  sul carattere “separato” dell’intelletto umano che lo rende capace di congiungersi con la luce della mente divina, e ritenne che il vero fine terreno dell’uomo dovesse consistere nella pura “felicità speculativa” che consegue all’attuazione della ragione. Alberto Magno, per gran parte della sua vita, si adoperò per chiarire, esporre e riordinare il grande “complesso” teorico fornito dai testi aristotelici (=le conoscenze naturali, i principi “metafisici”, le dottrine etiche e politiche della tradizione peripatetica  greca e araba).

(Segue)

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Ad Alberto Magno, “dottore universale”, Dante dedica, nel Paradiso, una sola terzina (X, 97-99), collocandolo come “frate e maestro”, alla destra di Tommaso d’Aquino. Un più ampio spazio e’ dedicato a Bonaventura di Bagnoregio, “dottore serafico”, che propose le cure temporali (“la sinistra cura”) a quelle spirituali (XII 28-145). Amplissimo e’ lo spazio  riservato a Tommaso, “dottore angelico” (X82 -148; XI  1-139; XIII 31-142), dalle cui opere Dante trasse costante materia di riflessione. Nel Purgatorio (XX 69), inoltre Dante accetta la voce secondo cui Tommaso sia stato fatto avvelenare da Carlo d’Angio’.

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