9) Un amico, un cultore del pensiero degli uomini, ci fa sapere che farà pervenire periodicamente al blog alcuni dei suoi preziosi e profondi pensieri, sull’uomo. Ci fa prioritariamente sapere che egli non ritiene uomini coloro che per stupidità (che auto definiscono orgoglio) non apprezzano i loro avversari, i loro critici, i loro oppositori.
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Regole e riflessioni del
Buon vivere comunitario
1) Contessa Entellina perde abitanti, perde figli, perde futuro. La politica quella intesa nel suo significato pieno (disposizioni e misure volte a risolvere o alleviare situazioni di bisogno o disagio a livello individuale e collettivo e a favorire il benessere dei gruppi fragili della società, dei giovani disoccupati) qui da noi non esiste. Pare di capire che qui vale una sorta di regola: chi non ce la fa, vada via, emigri.
2) E’ ovvio che la Politica statale o locale non deve svolgere il ruolo di protettore compassionevole di ciascuno di noi. Concordiamo che essa non è il mantello paterno. Però la nostra Repubblica è fondata sul lavoro. E qui spunta qualcosa che non funziona.
3) Da noi, da noi nel Meridione, da noi in Sicilia, serve una riscossa civica. Serve impegno di ciascuno. A Contessa Entellina siamo al punto che sono venute meno tutte le vere reti comunitarie (vere sedi politiche, vere organizzazioni sindacali, veri dibattiti con incontri/scontri) che ridiano fiducia e solidità alla gente. Il protagonismo individuale, personalistico, da qualsiasi parte provenga serve solo al rigetto della “politica vera”.
4) Serve la passione civile contro la “paura della storia nella società locale, quella società che invecchia e dove la gente si ritrova sola”.
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