Ciascuno di noi, specialmente in Occidente,
ha del "lavoro" una percezione differente.
Prima di avviare dalle ricostruzioni storiche e dalle analisi sociologiche sul lavoro che "cambia" e sulla ""mutevole percezione" che ciascuno ne possiede forse è bene e preferibile, cogliere alcune intuizioni.
Chi è avanzato negli anni ricorda sicuramente la nota canzone di Adriano Celentano, vincitrice in un lontano Festival di Sanremo, che più o meno (forse erano gli anni 60' o 70' del Novecento) veniva canticchiata in questi termini: "Chi non lavora non fa l'amore! Questo mi ha detto ieri mia moglie! Allora andai a lavorare mentre tutti eran a scioperare ....". Ovviamente si trattava di musica leggera e noi, avremo tempo sul blog per procedere nelle ricostruzioni sociologiche, storiche ed economiche sul lavoro che nel corso dei secoli è sempre cambiato, mutevole non soilamente nell'operare ed esecuziuone, ma anche nella percezione. La stessa Storia umana -riteniamo noi, qui sul blog- non va mai letta restando all'interno del quadro umano-culturale dei nostri giorni, bensì provando a mettersi in sintonia con l'epoca che si intende vagliare.
Tornando alla canzone di Celentano, riteniamo sia il caso di cogliere certi aspetti, sia pure banali o banalissimi, per cogliere una suggestione ovvia e nello stesso tempo geniale: la tensione e la fiducia della gente (dei popoli) che apprezza in quei lontani decenni (gli anno '60 e '70 del Novecento) o comunque sa percepire che il "riscatto sociale", la "dignità di un popolo" provengono dal lavoro. E, a questo punto del nostro procedere, ci piace evocare la fonte e l'ispirazione di quella canzone su una vicenda storica, molto indientro nella vicenda umana.
La trama di Lisistrata di Aristofane. Si tratta di una vicenda storica che ruota attorno a un'audace protesta delle donne greche, guidate dall'ateniese Lisistrata: uno sciopero del sesso per costringere gli uomini a porre fine alla lunga e logorante Guerra del Peloponneso. Le donne occupano l'Acropoli e, rifiutando i rapporti sessuali finché non verrà firmata la pace, creano caos e pressione sugli uomini, che alla fine cedono, portando alla stipula di un accordo e alla riconciliazione generale, celebrata con feste e banchetti.
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Con la superiore premessa che evoca pagine di storia sia di pochi decenni fa che di secoli (o millenni fa) abbiamo in questa pagina voluto evidenziare che per coimprendere il presente entro cui ci capita di dover ascoltare feroci dibattiti su precariato, su lavoro che manca, su emigrazione dei giovani, su peggioramenti delle prospettive occupazionali e di carriera dei nostri figli, verosimilmente è utile iniziare quanto meno dalla Storia dei nostri nonni, dei nostri padri. Storia ripresa, in Italia, non soltanto dai libri di Storia ma anche, e abbondantemente dal cinema italiano, e dal vivere reale di tantissimi di noi che stiamo attraversando i nostri giorni in una Contessa Entellina con -più o meno- mille abitanti ed una capienza abitativa utile per ottomila unità. Avremo modo comunque per affrontare La migrazione di massa, prima in America e poi nel Nord Italiano ed Europeo.
(Segue)

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