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| La concezione peripatetica si riferisce alla filosofia e alla metodologia della scuola di Aristotele (il Liceo di Atene), caratterizzata da lezioni e discussioni che avvenivano passeggiando nel Peripato, un viale del giardino, da cui deriva il nome (dal greco peripateo, "camminare attorno"). Filosoficamente, implica un approccio empirico, sistematico e scientifico, che analizza la realtà in movimento, includendo fisica, etica e politica, e si distingue per il suo metodo di indagine rigoroso e l'importanza dello studio storico e naturale. |
Le lontane propensioni per i diversi aspetti e soluzioni tecniche della cultura filosofica duecentesca variarono nel tempo, secondo i momenti particolari della storia interna degli ordini religiosi e il loro rapporto con le altre forme della ecclesiastica e istituzionale.
Un dato concreto: i domenicani si erano assunti sin dall’origine il compito di ricondurre all’ordine cattolico quei ceti sociali e quegli ambienti intellettuali sui quali era stata più forte l’attrazione dei grandi movimenti ereticali o l’influenza delle filosofie “pagane”. L’ordine domenicano proveniva dalla Spagna, terra di crociata ma anche terra dove risultavano diffuse la visione aristotelica e le dottrine “arabizzati”; e quello domenicano si configurò come corpo di personaggi dotti legati da un vincolo di disciplina e padrone del linguaggio che andava imponendosi nei più prestigiosi centri intellettuali d’Europa. Spettò a questa élite ecclesiastica la difesa dell’ortodossia teologale, sostituendo gli incerti procedimenti speculativi della tradizione teologica con i nuovi razionali e scientifici fondamenti dell’aristotelismo, ritenuto potente strumento conoscitivo (dimostrativo e persuasivo) delle argomentazioni.
Non mancarono le difficoltà iniziali provocate dai teologi tradizionalisti e dalle alte autorità ecclesiastiche e però la lucida via intrapresa da Alberto Magno sia sulle dottrine aristoteliche che sulla cultura filosofica araba non furono sottomesse alla disciplina teologica. Egli si propose di rielaborare, ad uso delle “scuole dei Latini”, le innumerevoli dottrine e testi entrate comunque nel patrimonio culturale dell’Occidente, pertanto riordino’ il “complesso” teorico proveniente dai testi aristotelici (le concezioni fisiche e le conoscenze naturali, le dottrine etiche e politiche) della tradizione peripatetica greca e araba dandole una nuova esposizione e in qualche modo una nuova interpretazione.
(Segue)

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