Una cifra irrisoria nella devastazione che la straordinaria ondata di maltempo ha lasciato dietro di sé. «Ringrazio il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per la sensibilità, l’attenzione e la rapidità dimostrate», ha dichiarato, invece, il presidente della Regione siciliana Renato Schifani, che prima della riunione del Consiglio dei Ministri aveva parlato di danni, solo per la sua isola, per un miliardo e mezzo. Come i suoi omologhi di Calabria e Sardegna, sarà lui a coordinare da commissario la ricostruzione nelle rispettive regioni.
Gli abitanti di Niscemi, stanno col fiato sospeso per una preoccupante frana con un fronte di ben quattro chilometri. Un fenomeno antico - qualcuno evoca che se ne parla già in cronache del ‘700 - tornato a manifestarsi 32 anni fa. I luoghi colpiti sono sempre gli stessi: Sante Croci e la contrada Canalicchio. Proprio come tre secoli fa e come nel 1997. Allora, diverse case vennero giù e quelle pericolanti, 48, vennero abbattute: al loro posto sorge un monumento che ricorda quanto accadde. Dopo 14 anni gli sfollati sono stati indennizzati. Si aprì un processo che vide imputati tecnici comunali e dirigenti del Genio Civile. Ma le perizie li scagionarono e furono tutti assolti.
Il 16 gennaio la frana è tornata a farsi minacciosa: crepe sui muri, fessure sul terreno. Domenica 25 gennaio la situazione si è aggravata. In una sola notte il fronte si è allargato di un chilometro ed è arretrato verso il paese. Mille persone sono state costrette a lasciare le proprie case: molte famiglie si sono trasferite da parenti, altre sono state portate nel palazzetto dello sport. Delle tre strade provinciali che portano a Niscemi soltanto una è percorribile. «Gli sfollati stanno aumentando perché mano a mano che il terreno continua a franare il fronte entra dentro la città», avverte il capo dipartimento della protezione civile, Fabio Ciciliano.
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