ha del "lavoro" una percezione differente.
Lavoro regolare e lavoro sommerso. Nel nostro Paese, lo segnalano le Organizzazioni Sindacali e ne trattano frequentemente i media, esiste una ampia frammentazione delle tipologie contrattuali. La forma standard di impiego della forza lavoro è quella del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, che vige un po’ ovunque nelle realtà sociali più avanzate. E però al di là delle classificazioni concettuali e delle problematiche di inquadramento formale, lo sanno tutti (politici, sindacalisti, lavoratori e datori di lavoro …) nel nostro Paese sussistono condizioni di lavoro, se si può dire, “impermeabili” al dato giuridico-formale e, situazione più grave, alle garanzie antinfortunistiche e contributive (=lavoro sommerso).
La cosiddetta “mercificazione del lavoro” è una triste situazione che coinvolge più strati di popolazione. Non si tratta né di una situazione solamente localizzata in certe aree se già ai tempi di Carl Marx, ne Il Capitale, si poteva leggere di “rapaci parassiti” abili a “infiltrarsi tra i datori di lavoro vero e proprio e l’operaio” col fenomeno del caporalato (ed era il 1867).
Il Fordismo. Esistono modelli lavorativi che nelle aree come le nostre (interno della Sicilia) e’ improbabile rinvenire. Il “fordismo” è un modello rinvenibile nelle grandi imprese gerarchizzate dove vige la produzione altamente standardizzata di beni di consumo. La caratteristica si coglie nell’accentuata scomposizione del lavoro operaio; le operazioni lavorative complesse vengono scomposte in più operazioni semplici (taylorismo) affidate a macchine integrate fra loro in un “sistema”: linee di montaggio. Il nome che frequentemente viene attribuito a questi sistemi, dove magari i salari risultano più elevati, e’ di fordismo, da una nota industria americana automobilistica.
(Segue)

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