Propositi del blog
Il risparmio è la parte di reddito non consumata, fondamentale per la stabilità finanziaria personale (spesso gestito con la regola 50/30/20) e, a livello macroeconomico, come fonte di finanziamento per investimenti produttivi, crescita e sviluppo economico economica mira a tutelare e incentivare il risparmio (art. 47 Costituzione) orientandolo verso impieghi produttivi, specialmente in un contesto di tassi in evoluzione. La regola del risparmio? (Mai fissa e raramente rispettata) Il calcolo della regola 50 30 20 è molto semplice e intuitivo. Si parte sempre dal reddito netto mensile, che si moltiplica per 0,5 (necessità), per 0,3 (svago) e per 0,2 (risparmio). Ossia 50% ai bisogni familiari, 30% ai bisogni secondari (compreso lo svago), 20% da accantonare per gli imprevisti. |
Semplificheremo tantissimo, ma tenteremo di dare il senso generale dei profili di natura “economica” delle società occidentali, ed anche di quelle che tendenzialmente inseguono modelli di economia a sfondo sociale-contemperati dal mercato. Inizieremo dal sistema familiare per poi arrivare al sistema comunale (enti locali), regionale, nazionale e se, avremo tempo e possibilità, alle tante strutture pubbliche, dal Consorzio per l’Alto e Medio Belice a qualcuno degli assessorati regionali.
= = =
L’economia familiare
Premessa tecnica ed economica di primo piano, sia al livello di ogni famiglia (microeconomia), che al livello statale o mondiale (macroeconomia) perché sussista quello che viene definito sviluppo, crescita, benessere, … e’ che debba sussistere una ricchezza di base (frutto di risparmi delle generazioni precedenti), ossia un capitale (materiale o formativo), sottratto dalle generazioni precedenti al “loro consumo”. Per capitale non si intendono solo risorse finanziarie, ma anche beni materiali, immobili e risorse intellettuali.
Il risparmio è una delle variabili economiche più importanti sia al livello microeconomico (=familiare, individuali o comunque comunitario) sia al livello macroeconomico (=territoriale raccolto dagli istituti finanziari o dalle banche). Perché una comunità locale o nazionale possa perseguire un livello di vita accresciuto, rispetto a “ieri”, deve puntare sull’ammodernamento dell’apparato produttivo (impianti moderni, viabilità decente, sistemi creditizi …. etc). Per perseguire questi obiettivi deve poter trarre linfa vitale dagli “investimenti”, ossia dalle risorse esistenti sul luogo o provenienti da altrove. Le risorse (..i capitali) provengono dalle famiglie che pagano i tributi, dalle banche (… che raccolgono risparmi dalle famiglie), dalle stesse imprese che accumulano profitti ma anche dalle risorse umane professionalizzate, formate dalle buone scuole e dalle eccellenti università pubbliche.
Per qualche tempo sul blog, tenendo fisso l’intento di doverci dedicare alla politica economica di uno “Stato ad economia di mercato” quale vige in gran parte del pianeta, proveremo prioritariamente ad esplorare “ruolo dei risparmi e degli investimenti in ambito familiare”. Risparmio e indebitamento familiare vedremo che hanno (senza che il singolo interessato lo sappia o comunque ne abbia piena cognizione) significative ripercussioni in quella che definiamo la “macro-economia” (=il benessere o il cattivo governo) di un Paese.
Le famiglie, grazie all’apporto dei suoi componenti, producono redditi. Questi possono inevitabilmente essere destinati, alternativamente o comunque per frazioni, al consumo oppure al risparmio. Sia l’entità dell’una propensione che dell’altra, senza che se ne possieda (forse) consapevolezza, producono conseguenze -sia pure minime- nell’intero sistema macro-economico nazionale.
Venderemo come … in prosieguo.
Nessun commento:
Posta un commento