| Averroe’ è noto in Occidente il filosofo, giurista, medico e astronomo arabo di Spagna Abū l- Walīd Muḥammad ibn Rushd (Cordova 1126 - Marrākesh 1198). Tra le sue numerosissime opere sono celebri in particolare i Commentari ad Aristotele e alcuni scritti originali, tra i quali il più noto è il Tahāfut at-tahāfut (in versione latina Destructio destructionis). Tre la sue tesi che influenzarono la cultura occidentale: l'indipendenza delle verità di ragione da quelle di fede (che sono un insieme di miti e di verità pratiche), l'eternità della materia e del mondo, la negazione dell’immortalità dell’anima individuale. |
Alberto Magno considero’ la realtà mondana come manifestazione della sapienza divina, evidente nella sua perfezione e nella sua armonia di tutti i processi che la costituiscono; ne’ manco’ di riconoscervi la prova di una suprema volontà creatrice. Ma fu altrettanto deciso nel sostenere che la conoscenza ottenuta per la via della ragione naturale è cosa diversa dal sapere teologico; contro chi mirava a confondere scienza, filosofia e teologia il suo giudizio fu esplicito: “le cose teologiche non si accordano con le cose filosofiche nei loro principi, perché la teologia è fondata sulla rivelazione e non sulla ragione”. Sicché solo ai filosofi doveva spettare di “dire quel che si dice fondandosi sui ragionamenti”, ai teologi “spiegare e rendere comprensibile ai fedeli le verità e i principi della fede rivelata”.
In quei lontani secoli del secondo millennio si delineava così una precisa distinzione tra i compiti della filosofia (e della scienza) e quelli della teologia , ignota alla cultura altomedievale e, d’altro canto, notevolmente diversa da quella indicata da Averroe’ nelle sue discussioni con i “maestri” musulmani. Per Alberto Magno teologia e filosofia erano due scienze e attività intellettuali diverse che procedevano con metodi differenti e avevano principi e domini diversi, e non già due forme della stessa dottrina, l’una, la teologia, persuasiva e “dialettica”, l’altra, la filosofia rigorosa e dimostrativa. Il teologo doveva muoversi dalla parola di Dio, unica fonte della verità sovrannaturale; il filosofo, che ragionava a partire dai dati dell’esperienza naturale e dall’argomentazione logica, poteva soltanto speculare sui problemi conoscibili dal lume dell’intelletto. Le due discipline non dovevano in alcun modo servire da reciproca spiegazione o conferma; se la filosofia non poteva interferire sulle questioni relative alle verità di fede, neppure la teologia aveva il diritto di guidare la ragione filosofica che, nel proprio dominio , non si richiamava alla Scrittura, ma si serviva, piuttosto della placita di Galeno, se trattava questioni mediche, ricorreva a Euclide o ad al-Hazen, per indagare i problemi di matematica o di ottica, e, sopratutto, doveva usare i metodi e le dottrine di Aristotele, il migliore conoscitore della realtà naturale e dei suoi fondamenti ontologici o, quando occorreva, anche le razionali interpretazioni del suo massimo commentatore, Averroe’.
(Segue)
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