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martedì 21 luglio 2026

Una cosa l’autodifesa, altro farsi giustizia (2)

La legge italiana (Articolo 52 del
Codice Penale) stabilisce paletti
molto rigidi:
 Pericolo attuale: Devi
essere aggredito 
in quel momento.
Se i malviventi stanno scappando,
il pericolo cessa e sparare diventa
una ritorsione o una vendetta,
non più difesa. 
Proporzionalità: 
La reazione deve essere
proporzionata a ciò che
subisci.
 
La linea di confine: La giurisprudenza
ha confermato che non si può
farsi giustizia da soli. C'è una
linea netta che separa il proteggere
la propria vita dall'inseguire e
sparare a chi si sta allontanando
 o è già fuori dal negozio. La legge
ammette la scriminante della
 "difesa legittima" solo finché
l'aggressione è in atto.

 Il punto chiave della 

vicenda del gioielliere 

La discussione nella politica e sui media è ampia in seguito alla  vicenda del gioielliere condannato in via definitiva per aver ucciso due rapinatori in fuga e ferito un terzo. Certamente nessuno che si trovasse nelle condizioni del gioielliere, con un arma nel cassetto, può sapere e dire come si sarebbe comportato. Tutti, però, dovremmo sapere cosa succederebbe se uccidessimo a sangue freddo due persone che hanno smesso di minacciarci, che anzi sono scappate.

In questo caso, e in tutti i casi di autodifesa: la difesa - è la tesi che sta facendo presa nella maggioranza di governo - è sempre legittima, non c’è mai eccesso se qualcuno ti attacca, e a questo punto puoi addirittura ucciderlo anche quando sta fuggendo. Puoi vendicarti. Puoi introdurre e applicare all’istante la pena di morte, senza nemmeno che il condannato abbia ucciso. Tu puoi ucciderlo mentre scappa!

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